(AGENPARL) - Roma, 30 Ottobre 2026 - Secondo quattro fonti citate dall’agenzia Reuters, funzionari statunitensi avrebbero invitato Estonia, Lettonia e Lituania a ridimensionare alcune dichiarazioni pubbliche sulla minaccia russa. Il premier estone Kristen Michal difende la propria posizione, il ministro della Difesa lituano Robertas Kaunas rivendica un linguaggio basato sui fatti. Peskov definisce «istericamente aggressiva» la retorica baltica, ma ammette di non conoscere il contenuto dei colloqui.
I Paesi baltici tornano al centro di un delicato confronto politico all’interno della NATO, questa volta non per una decisione sulle spese militari o per un nuovo dispiegamento di truppe, ma per il linguaggio utilizzato nei confronti della Russia. Secondo un’inchiesta pubblicata il 30 ottobre dall’agenzia Reuters, funzionari del Pentagono avrebbero chiesto nelle ultime settimane a rappresentanti di Estonia, Lettonia e Lituania di moderare alcune dichiarazioni pubbliche considerate eccessivamente provocatorie verso Mosca. Le informazioni provengono da quattro persone a conoscenza delle conversazioni, mentre il Dipartimento della Difesa americano ha scelto di non commentare il contenuto degli incontri riservati.
La vicenda ha assunto rapidamente una dimensione diplomatica più ampia. Da Tallinn e Vilnius sono arrivate risposte che rivendicano il diritto dei rispettivi governi a descrivere la minaccia russa secondo le proprie valutazioni di sicurezza. Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov ha criticato duramente la retorica dei governi baltici, precisando tuttavia che la Russia non dispone di conferme dirette sulle presunte richieste americane.
Sul fondo si intrecciano due questioni decisive per la sicurezza europea: il tentativo dell’amministrazione statunitense di rilanciare un negoziato sulla guerra in Ucraina e la revisione della presenza militare americana nel continente, che interessa particolarmente gli Stati collocati sul fianco orientale dell’Alleanza atlantica.
Le conversazioni riservate e il ruolo di Elbridge Colby
Secondo Reuters, gli inviti alla moderazione sarebbero stati formulati durante incontri bilaterali nelle ultime settimane. Le quattro fonti interpellate dall’agenzia comprendono tre funzionari europei e un funzionario statunitense. Nessuna ha descritto gli scambi come uno scontro aperto o un confronto particolarmente conflittuale.
Tra i rappresentanti americani coinvolti figurerebbe Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa per la politica, uno degli esponenti dell’amministrazione impegnati nella definizione delle priorità strategiche del Pentagono e nella revisione del dispositivo militare statunitense in Europa.
Una fonte ha riferito che Colby avrebbe invitato un interlocutore baltico a evitare di «stuzzicare» la Russia. Come esempio di linguaggio giudicato controproducente sarebbe stata richiamata l’immagine di una Russia messa alle strette «come un topo».
L’agenzia non ha potuto stabilire a quale dichiarazione specifica si riferisse il funzionario americano. Ha tuttavia ricordato che, alla fine di settembre, il primo ministro estone Kristen Michal aveva utilizzato un’espressione simile riferendosi a Vladimir Putin, collegando le difficoltà militari russe in Ucraina alle presunte attività di sabotaggio condotte contro obiettivi europei.
In un altro incontro, secondo una persona informata dei fatti, una delegazione estone sarebbe stata invitata dal Pentagono a mantenere una comunicazione pubblica più misurata.
Un funzionario europeo, descrivendo il senso delle sollecitazioni americane, ha sintetizzato il messaggio ricevuto in questi termini: gli Stati Uniti continuano ad aiutare gli alleati, ma chiedono loro di evitare dichiarazioni che possano alimentare ulteriormente la tensione.
Il Pentagono non ha confermato le ricostruzioni. Interpellato da Reuters, un suo rappresentante ha dichiarato che le conversazioni private tra alleati rimangono tali e che il Dipartimento della Difesa non avrebbe commentato le indiscrezioni.
Questa distinzione è essenziale: la notizia riguarda richieste riferite da fonti informate, non un ordine formale degli Stati Uniti ai governi baltici né una nuova posizione ufficiale della NATO.
Estonia, Michal respinge l’idea di attenuare le critiche a Putin
La reazione politicamente più netta è arrivata dall’Estonia. Il primo ministro Kristen Michal ha dichiarato di non aver ricevuto personalmente una richiesta americana di modificare il proprio linguaggio sulla Russia, ma ha difeso la necessità di esprimere con chiarezza il giudizio del suo governo sulla condotta di Mosca.
Michal ha sostenuto che cercare di compiacere Vladimir Putin non garantirebbe maggiore libertà o sicurezza. Ha inoltre ribadito che l’Estonia, come gli altri Paesi baltici, considera la minaccia russa una realtà da affrontare senza ambiguità.
Il premier ha confermato la propria posizione critica nei confronti del presidente russo e ha richiamato il ruolo della NATO nella deterrenza sul fianco orientale. Le sue dichiarazioni non costituiscono una conferma diretta dei colloqui descritti da Reuters: rappresentano piuttosto una risposta politica alla possibilità che Washington abbia sollecitato una comunicazione meno aspra.
Per Tallinn la questione non è soltanto terminologica. L’Estonia confina con la Russia, investe una quota elevata delle proprie risorse nella difesa e considera il sostegno degli alleati un elemento fondamentale della propria sicurezza nazionale.
Una comunicazione pubblica particolarmente severa nei confronti di Mosca risponde quindi anche all’esigenza di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica europea sui rischi percepiti lungo il confine orientale della NATO.
Lituania, Kaunas: «Parliamo sulla base dei fatti»
Più misurata nei toni, ma altrettanto significativa, la risposta del ministro della Difesa lituano Robertas Kaunas.
Intervistato dall’agenzia baltica BNS, Kaunas ha dichiarato di non essere a conoscenza di richieste americane rivolte alla Lituania per attenuare le dichiarazioni sulla Russia. Ha tuttavia precisato che Vilnius intende continuare a descrivere gli avvenimenti secondo elementi verificabili.
Il ministro ha spiegato che, quando viene rilevato un drone russo, le autorità lituane lo identificano come tale; allo stesso modo, quando si tratta di un velivolo ucraino, ne indicano correttamente la provenienza, collocando l’episodio nel contesto della guerra avviata dalla Russia.
Kaunas ha sottolineato che il governo lituano non cerca provocazioni e non intende costruire artificialmente tensioni diplomatiche. La sua posizione è che la sicurezza nazionale richieda precisione nelle informazioni e chiarezza nell’attribuzione delle responsabilità.
Interpellato sull’espressione utilizzata dal premier estone per descrivere Putin, il ministro ha evitato di riprenderla. Ha preferito ricordare che Lituania, Europa, Stati Uniti e Ucraina dovrebbero perseguire l’obiettivo di riportare la Russia a un tavolo negoziale.
Le due risposte baltiche mostrano accenti differenti, senza necessariamente indicare una divergenza strategica. Tallinn difende apertamente la durezza della propria comunicazione; Vilnius insiste sulla distinzione tra denuncia dei fatti e linguaggio provocatorio. Entrambi i governi continuano comunque a considerare centrale la deterrenza nei confronti della Russia.
Per la Lettonia, terzo Paese citato nell’inchiesta Reuters, non emerge al momento una presa di posizione ufficiale altrettanto circostanziata sul contenuto delle presunte conversazioni con il Pentagono.
Peskov interviene: «Retorica istericamente aggressiva»
La pubblicazione dell’inchiesta ha provocato anche una reazione del Cremlino.
Interrogato sulle indiscrezioni secondo cui il Pentagono avrebbe invitato i governi baltici a moderare il linguaggio nei confronti della Russia, il portavoce presidenziale Dmitrij Peskov ha osservato che non è possibile stabilire sulla base delle sole notizie di stampa se i colloqui si siano effettivamente svolti nei termini descritti.
Peskov ha quindi distinto la questione della veridicità delle informazioni da quella del giudizio politico russo sui governi baltici.
Secondo il portavoce, la retorica di Estonia, Lettonia e Lituania nei confronti di Mosca sarebbe «molto aggressiva» e addirittura «istericamente aggressiva».
Si tratta di una dichiarazione che conferma l’ostilità del Cremlino verso la linea comunicativa dei tre Paesi, ma che non equivale a una conferma delle pressioni americane riportate da Reuters.
La distinzione è importante anche per interpretare la reazione russa: Mosca può utilizzare la notizia per evidenziare differenze di approccio fra Washington e alcuni alleati europei, senza possedere necessariamente informazioni dirette sulle conversazioni avvenute all’interno dell’Alleanza.
Il confronto dentro la NATO sulla comunicazione della minaccia russa
La controversia mette in evidenza un problema più ampio, presente da tempo nelle discussioni sulla sicurezza europea: come descrivere pubblicamente la minaccia rappresentata dalla Russia senza contribuire a un’ulteriore escalation politica e militare.
Secondo la ricostruzione di Reuters, alcuni funzionari occidentali ritengono che presentare Mosca come un attore sempre più pericoloso e imprevedibile possa favorire la diffusione del timore nell’opinione pubblica europea, un risultato che potrebbe coincidere con gli obiettivi di pressione psicologica attribuiti al Cremlino.
Altri sostengono invece che i governi debbano spiegare apertamente ai cittadini la gravità dei rischi, anche per motivare gli investimenti nella difesa, il rafforzamento delle infrastrutture militari e il sostegno continuato all’Ucraina.
Questa seconda impostazione è particolarmente rilevante nei Paesi baltici, dove la prossimità geografica alla Russia e l’esperienza storica dell’occupazione sovietica contribuiscono a determinare una percezione della sicurezza diversa da quella di molti Stati dell’Europa occidentale.
C’è inoltre un elemento che rende il confronto meno lineare di quanto potrebbe apparire. Secondo una delle fonti europee interpellate da Reuters, negli ultimi mesi i servizi di intelligence baltici hanno generalmente ridimensionato la probabilità di un’immediata iniziativa militare russa diretta a mettere alla prova la difesa collettiva della NATO.
Una valutazione del genere non esclude la preoccupazione per operazioni ibride, sabotaggi, violazioni dello spazio aereo o altre forme di pressione. Mostra però che un linguaggio politico duro non corrisponde necessariamente alla previsione di un attacco convenzionale imminente.
La differenza fra valutazioni d’intelligence, comunicazione politica e strategia di deterrenza diventa quindi uno degli aspetti centrali della vicenda.
La presenza americana in Europa e il negoziato sull’Ucraina
Le indiscrezioni sui colloqui fra Pentagono e governi baltici arrivano in una fase delicata per le relazioni transatlantiche.
L’amministrazione americana sta cercando di rilanciare un percorso negoziale per porre fine alla guerra in Ucraina. Secondo Reuters, la strategia statunitense comprende discussioni su possibili alleggerimenti delle sanzioni nei confronti di Mosca e pressioni su Kyiv per limitare gli attacchi contro infrastrutture energetiche russe.
Per i governi baltici, ogni iniziativa diplomatica che coinvolga Mosca viene valutata anche alla luce delle possibili conseguenze sulla sicurezza del fianco orientale della NATO. La questione riguarda le condizioni di un eventuale accordo sull’Ucraina, ma anche il rischio che una riduzione della pressione internazionale sulla Russia possa modificarne il comportamento nei confronti dei Paesi vicini.
Contemporaneamente, il Pentagono sta riesaminando la distribuzione delle forze statunitensi in Europa. Il processo potrebbe portare a cambiamenti significativi nei livelli di presenza militare americana, mentre Washington sollecita gli alleati europei ad assumere maggiori responsabilità nella propria difesa.
Il coinvolgimento di Elbridge Colby nei colloqui descritti da Reuters rende particolarmente rilevante questo collegamento, pur senza dimostrare che le richieste sulla comunicazione siano direttamente connesse a specifiche decisioni sul numero dei militari americani schierati in Europa.
Per Estonia, Lettonia e Lituania, la presenza statunitense rappresenta una componente essenziale della credibilità della deterrenza alleata. Di conseguenza, anche una discussione apparentemente limitata al linguaggio diplomatico assume un significato più ampio quando si svolge nello stesso periodo in cui vengono riesaminati gli impegni militari di Washington.
Il nodo politico: moderare i toni senza indebolire la deterrenza
L’episodio non dimostra l’esistenza di una rottura fra gli Stati Uniti e i Paesi baltici. Le fonti citate da Reuters descrivono conversazioni riservate e non conflittuali, mentre le autorità americane non hanno confermato pubblicamente di aver formulato richieste specifiche.
Le risposte arrivate da Estonia e Lituania mostrano tuttavia quanto sia sensibile il tema della comunicazione sulla Russia.
Per Washington, secondo le testimonianze raccolte dall’agenzia, un linguaggio meno provocatorio potrebbe contribuire a mantenere aperti gli spazi diplomatici e a ridurre il rischio di tensioni non necessarie. Per Tallinn e Vilnius, invece, la credibilità della deterrenza dipende anche dalla capacità di esprimere con chiarezza le proprie valutazioni sulla sicurezza.
La reazione di Peskov aggiunge un terzo elemento: il Cremlino contesta la retorica baltica, ma non si assume la responsabilità di confermare una vicenda che riguarda colloqui interni fra alleati NATO.
Resta dunque aperta una questione destinata a pesare sulle relazioni transatlantiche: fino a che punto gli alleati possono differenziare il proprio linguaggio pubblico nei confronti della Russia senza trasmettere segnali contraddittori sulla linea politica e militare dell’Alleanza?
Fonti: Reuters, BNS, The Baltic Times, dichiarazioni del primo ministro estone Kristen Michal riprese dalla stampa regionale, dichiarazioni di Dmitrij Peskov riportate dalla stampa russa, Defense News.
