(AGENPARL) - Roma, 27 Ottobre 2026 - Peskov riconosce il risultato elettorale e auspica la continuità della cooperazione russo-serba. Dalla Lista studentesca arrivano segnali contrari a una rottura con Mosca, mentre restano aperti i nodi delle sanzioni, del gas e dell’integrazione europea.
La risposta del Cremlino alle elezioni in Serbia delinea la posizione che Mosca intende assumere dopo la sconfitta di Aleksandar Vučić e la vittoria della Lista studentesca: riconoscere il cambiamento politico, preservare la cooperazione bilaterale e verificare se la nuova maggioranza vorrà mantenere i rapporti costruiti negli ultimi anni. Il portavoce della presidenza russa, Dmitrij Peskov, è intervenuto il 26 ottobre, all’indomani del voto parlamentare, esprimendo apprezzamento per il contributo dell’ex presidente serbo alle relazioni con la Federazione Russa e formulando un auspicio di continuità nei confronti delle forze destinate a guidare il Paese. Le dichiarazioni, riportate da Reuters e riprese dalla stampa serba, costituiscono la prima indicazione ufficiale della linea russa davanti a un risultato elettorale che ha modificato profondamente gli equilibri politici di Belgrado, ma che non chiarisce ancora quale orientamento internazionale assumerà il futuro esecutivo.
Peskov ha sottolineato che Mosca riconosce l’esito delle elezioni e considera positivamente il ruolo svolto da Vučić nello sviluppo delle relazioni bilaterali, auspicando che possa continuare a contribuirvi anche dall’opposizione. Rivolgendosi alla nuova forza politica, il portavoce ha espresso la speranza che le sue decisioni favoriscano ulteriormente i rapporti con la Russia, sostenendo che tale cooperazione risponde agli interessi della stessa Serbia. Il Cremlino ha inoltre manifestato la disponibilità a proseguire il lavoro diplomatico con Belgrado, precisando tuttavia che il mantenimento di una relazione richiede la volontà di entrambe le parti. È una formulazione che combina apertura e prudenza: Mosca non contesta il risultato elettorale e non presenta la vittoria degli studenti come un evento necessariamente ostile, ma segnala di attendere dalle nuove autorità decisioni coerenti con la continuità dei rapporti politici ed economici.
La posizione della Lista studentesca e le aspettative russe
La reazione del Cremlino arriva dopo una consultazione che ha interrotto il lungo predominio politico di Vučić e ha consegnato la maggioranza parlamentare a un movimento nato dalle proteste contro la corruzione e la gestione delle istituzioni. Agenparl ha ricostruito le conseguenze interne e internazionali del voto nell’articolo del 26 ottobre, «Serbia, gli studenti rovesciano Vučić: la vittoria che apre una nuova partita tra Europa e Russia», evidenziando come il nuovo assetto politico avrebbe dovuto confrontarsi con la candidatura all’Unione europea, la questione del Kosovo e la dipendenza energetica dalla Russia. Le dichiarazioni di Peskov introducono ora un elemento ulteriore: non soltanto le possibili conseguenze della vittoria studentesca, ma la posizione espressa da Mosca davanti alla prospettiva di dover dialogare con interlocutori diversi da quelli che hanno governato la Serbia per oltre un decennio.
Un primo segnale è arrivato anche dal movimento vincitore. Jovo Bakić, docente universitario e rappresentante della Lista studentesca, ha dichiarato all’emittente RT Balkan, secondo quanto riportato da Reuters, che la nuova forza politica considera la Russia una grande potenza e un partner storicamente importante della Serbia, escludendo l’intenzione di modificare radicalmente l’orientamento dei rapporti bilaterali. Le posizioni finora espresse dal movimento comprendono inoltre il mantenimento della neutralità militare, la contrarietà all’ingresso nella NATO e il rifiuto di introdurre sanzioni contro Mosca. Si tratta di indicazioni politiche rilevanti, ma non ancora di decisioni assunte da un governo formalmente insediato. La composizione dell’esecutivo, la distribuzione delle responsabilità ministeriali e i primi provvedimenti saranno determinanti per capire se tali orientamenti si tradurranno in una linea stabile.
La cautela è necessaria anche perché la Lista studentesca non è nata attorno a una piattaforma geopolitica unitaria. Il movimento ha raccolto consensi soprattutto sulla richiesta di riforme, trasparenza amministrativa e responsabilità delle istituzioni, aggregando candidati ed elettori con sensibilità differenti. Il suo successo non equivale quindi automaticamente a una scelta tra Bruxelles e Mosca. La Russia, dal canto suo, sembra distinguere il rapporto costruito con Vučić dalla relazione più ampia con lo Stato serbo, evitando per il momento di considerare la sconfitta del suo interlocutore storico come la fine della cooperazione. Resta da verificare quanto questa impostazione potrà resistere alle divergenze che potrebbero emergere tra gli impegni europei di Belgrado e le aspettative russe.
Gas, sanzioni e Kosovo: le prime verifiche per il nuovo esecutivo
La continuità dei rapporti con Mosca ha una dimensione economica particolarmente concreta. La Serbia importa una quota rilevante del proprio gas dalla Russia e deve affrontare le conseguenze delle restrizioni internazionali che hanno interessato il settore energetico, compresa la questione della società petrolifera NIS. La cooperazione energetica non è quindi un tema secondario nelle relazioni bilaterali, ma uno degli ambiti nei quali il futuro governo dovrà assumere decisioni con effetti immediati sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sui costi per imprese e famiglie. Izvestia, nell’approfondimento pubblicato il 27 ottobre, sottolinea il peso delle forniture russe attraverso il sistema Balkan Stream e collega il futuro di questi rapporti alle prospettive di integrazione europea. Le valutazioni degli analisti intervistati dal quotidiano russo, tuttavia, rappresentano interpretazioni delle possibili scelte di Belgrado e non anticipazioni di provvedimenti già concordati.
L’Unione europea costituisce l’altro grande riferimento strategico della Serbia. Il Paese è candidato all’adesione dal 2012, ma il processo richiede progressi istituzionali e un confronto su questioni politiche ancora irrisolte, dalla normalizzazione dei rapporti con il Kosovo al progressivo allineamento alla politica estera e di sicurezza comune. La Serbia non ha aderito alle sanzioni europee contro la Russia introdotte dopo l’invasione dell’Ucraina, mantenendo una posizione distinta da quella della maggior parte dei Paesi europei. La vittoria della Lista studentesca potrebbe creare condizioni favorevoli per una ripresa del dialogo sulle riforme democratiche, senza determinare necessariamente un immediato cambiamento nella politica verso Mosca. È proprio questa distinzione che emerge dalle prime dichiarazioni del movimento: una maggiore attenzione all’integrazione europea non viene presentata, almeno per ora, come incompatibile con il mantenimento delle relazioni storiche con la Russia.
Anche il Kosovo continua a conferire al rapporto russo-serbo una rilevanza che supera il settore energetico. Mosca sostiene da tempo la posizione di Belgrado sul mancato riconoscimento dell’indipendenza kosovara, mentre la nuova maggioranza studentesca non ha indicato una disponibilità a modificare il principio della sovranità serba rivendicato dalle precedenti amministrazioni. Per il Cremlino, la questione rappresenta uno dei principali terreni di convergenza diplomatica con la Serbia; per il futuro governo di Belgrado, rimane un dossier interno e internazionale particolarmente sensibile, sul quale un cambiamento di maggioranza non elimina le posizioni consolidate nell’opinione pubblica e nelle istituzioni.
La risposta russa, dunque, non chiude il confronto sul futuro orientamento internazionale della Serbia, ma ne definisce il punto di partenza. Mosca ha scelto di riconoscere il nuovo quadro politico e di offrire continuità nei rapporti, mentre dalla Lista studentesca sono arrivate dichiarazioni che non indicano una rottura immediata. La verifica arriverà con la formazione del governo e con le prime scelte su energia, sanzioni e relazioni con Bruxelles. Dopo una campagna elettorale dominata dalle richieste di cambiamento interno, sarà proprio la gestione di questi dossier a mostrare fino a che punto Belgrado intenda rivedere la propria politica estera e quali elementi della precedente stagione politica consideri invece parte degli interessi permanenti dello Stato serbo.
