(AGENPARL) - Roma, 27 Ottobre 2026 - Dopo cinque anni torna a riunirsi la commissione intergovernativa russo-slovacca. Bratislava punta alla continuità delle forniture petrolifere, difende il contratto sul gas con Gazprom e intende mantenere la cooperazione nucleare. Previsto un nuovo incontro nel 2027, mentre resta aperto il contenzioso con l’Unione europea.
La cooperazione tra Russia e Slovacchia riprende attraverso un canale istituzionale rimasto inattivo per cinque anni, in un momento in cui l’Unione europea procede verso la cessazione delle importazioni di gas russo e Bratislava contesta le conseguenze economiche di questa scelta. Il 26 ottobre si è tenuta a Mosca la ventiduesima riunione della commissione intergovernativa per la cooperazione economica, scientifica e tecnica, la prima dal 2021, con una delegazione slovacca guidata dal ministro degli Esteri Juraj Blanár e la partecipazione, per la parte russa, del ministro della Scienza e dell’Istruzione superiore Valerij Falkov. I colloqui hanno riguardato energia, industria e altri settori di collaborazione, ma il risultato più concreto emerso dalle comunicazioni slovacche riguarda la volontà di garantire la stabilità delle forniture di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba. Le due parti hanno inoltre previsto di proseguire il confronto con una nuova sessione della commissione in Slovacchia nel 2027.
La riattivazione del meccanismo bilaterale rappresenta un passaggio diplomatico significativo, perché restituisce una sede strutturata al confronto tra Mosca e il governo di uno Stato membro dell’Unione europea. Secondo le comunicazioni del ministero degli Esteri slovacco, la riunione ha affrontato sei ambiti di cooperazione, comprendenti energia, settore nucleare, agricoltura, ambiente, turismo, sport e cultura. Bratislava ha precisato che il dialogo economico con la Russia deve svolgersi nei settori non soggetti alle sanzioni europee e nel rispetto degli obblighi derivanti dall’appartenenza all’Unione. È una distinzione essenziale per valutare la portata dell’incontro: la ripresa della commissione non comporta la sospensione delle restrizioni in vigore, né autorizza automaticamente nuovi progetti nei comparti colpiti dalle misure comunitarie. Consente tuttavia ai due governi di individuare gli spazi di cooperazione ancora disponibili e di affrontare direttamente i problemi legati agli approvvigionamenti energetici.
La delegazione slovacca è stata guidata da Blanár, che durante la visita ha incontrato anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. I due responsabili diplomatici hanno discusso delle relazioni bilaterali, della guerra in Ucraina e delle tensioni tra Mosca e l’Unione europea. Prima dell’arrivo in Russia, Blanár aveva ribadito la contrarietà del governo slovacco alla creazione di una nuova «cortina di ferro» nei rapporti con Mosca. Il viaggio si inserisce nella linea politica del primo ministro Robert Fico, che sostiene la necessità di mantenere aperti i canali diplomatici e commerciali laddove la legislazione europea lo consenta, pur esprimendo forti critiche verso le sanzioni ritenute dannose per l’economia nazionale. Il ministro russo Falkov ha indicato la possibilità di rilanciare i gruppi di lavoro bilaterali e di ampliare progressivamente il confronto su industria, trasporti, ricerca e altri settori. Izvestia riferisce inoltre della firma di un protocollo al termine della riunione; la portata e il contenuto del documento richiedono tuttavia una valutazione distinta dalle decisioni specificamente confermate dalle comunicazioni slovacche.
Il petrolio Druzhba e la questione delle forniture energetiche
Uno degli elementi più rilevanti emersi dall’incontro riguarda l’oleodotto Druzhba, infrastruttura attraverso la quale il petrolio russo raggiunge diversi Paesi dell’Europa centrale. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa slovacca TASR sulla base delle informazioni del ministero degli Esteri, le delegazioni hanno concordato sulla necessità di assicurare forniture stabili alla Slovacchia attraverso questa rotta. Non si tratta dell’annuncio di un nuovo contratto petrolifero, ma di un orientamento condiviso sulla continuità degli approvvigionamenti, particolarmente importante per Bratislava in una fase di crescente pressione sulle relazioni energetiche tra Russia e Unione europea. La decisione di mantenere il dossier all’interno del dialogo intergovernativo indica che il governo slovacco considera la sicurezza delle forniture una priorità da gestire anche attraverso il confronto diretto con Mosca.
Il gas naturale costituisce l’altro grande terreno di divergenza con Bruxelles. La Slovacchia dispone di un contratto di lungo periodo tra la società energetica SPP e Gazprom, indicato dalle autorità slovacche come valido fino al 2034, mentre la normativa europea prevede una progressiva eliminazione delle importazioni russe entro il 2027. Il viceministro slovacco dell’Economia Vladimír Šimoňák, presente alla riunione di Mosca, ha dichiarato a Izvestia che Bratislava intende continuare ad acquistare gas dalla Russia finché esisterà una possibilità legale per farlo. Il rappresentante del governo ha sottolineato il rispetto delle restrizioni europee, ma anche la volontà di difendere gli interessi nazionali nel confronto con le istituzioni dell’Unione. La posizione non equivale quindi a un annuncio di disapplicazione della normativa comunitaria: Bratislava sostiene piuttosto che le regole europee debbano tenere conto delle conseguenze economiche e contrattuali della cessazione delle forniture.
Il calendario europeo richiede alcune precisazioni. Il regolamento adottato dal Consiglio dell’Unione europea il 26 gennaio 2026 distingue le scadenze in base al tipo di fornitura e di contratto: per il gas naturale liquefatto russo importato nell’ambito di contratti a lungo termine è prevista la cessazione dal 1° gennaio 2027, mentre per il gas russo trasportato attraverso gasdotti e acquistato con contratti a lungo termine il termine generale è fissato al 30 settembre 2027, con una possibilità di slittamento limitato al 1° novembre in presenza delle condizioni previste dalla normativa. Non si tratta dunque di una singola data applicabile indistintamente a tutte le importazioni. La Slovacchia ha contestato il provvedimento davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea, sollevando questioni relative alla sua base giuridica e alle modalità di approvazione.
Le autorità slovacche hanno inoltre richiamato il rischio di conseguenze finanziarie derivanti dall’interruzione anticipata dei rapporti contrattuali. Secondo le valutazioni espresse dal ministro Blanár e riportate dall’emittente pubblica slovacca STVR, il contenzioso potenziale legato al contratto con Gazprom potrebbe comportare richieste risarcitorie di entità molto elevata, superiori a dieci miliardi di euro e, in determinate ipotesi, fino a sedici miliardi. Queste cifre rappresentano stime e rischi prospettati dal governo slovacco, non somme già riconosciute da un tribunale o debiti accertati. Il loro significato politico consiste nell’argomento utilizzato da Bratislava per contestare una cessazione delle importazioni che, a suo giudizio, potrebbe trasferire sui consumatori e sulle finanze pubbliche costi considerevoli.
Combustibile nucleare e prospettive del dialogo con Mosca
La cooperazione nel settore nucleare costituisce un capitolo distinto da quello del gas. La Slovacchia dispone delle centrali di Bohunice e Mochovce, sviluppate con tecnologie di origine sovietica, e deve garantire la continuità dell’approvvigionamento del combustibile necessario al loro funzionamento. Nel corso della riunione di Mosca, il settore nucleare è figurato tra gli ambiti ufficialmente discussi. Šimoňák ha dichiarato a Izvestia che Bratislava intende proseguire gli acquisti di combustibile nucleare russo, richiamando la durata dei rapporti commerciali esistenti e la loro affidabilità. La dichiarazione va attribuita al quotidiano che l’ha raccolta: le comunicazioni istituzionali consultate confermano il confronto sul nucleare, ma non documentano la conclusione di un nuovo accordo di fornitura.
La distinzione tra gas e combustibile nucleare è fondamentale anche sul piano europeo. Le misure per eliminare le importazioni russe di gas seguono un percorso normativo specifico, mentre la diversificazione delle forniture di combustibile per i reattori nucleari pone questioni tecniche e industriali differenti. Per gli impianti progettati sulla base di tecnologie sovietiche, l’introduzione di combustibili alternativi richiede procedure di qualificazione, verifiche di sicurezza e programmi di adattamento che non possono essere ridotti a una semplice sostituzione commerciale. La scelta slovacca di mantenere aperti i rapporti con i fornitori russi riflette quindi sia l’orientamento politico del governo Fico sia la necessità di assicurare continuità operativa agli impianti, pur in un contesto europeo orientato a diminuire le dipendenze strategiche da Mosca.
La ripresa della commissione intergovernativa si colloca inoltre in una fase di incertezza sul futuro politico della Slovacchia. Il governo Fico ha mantenuto una posizione critica nei confronti di alcune misure europee contro la Russia, sostenendo che la sicurezza energetica nazionale debba essere tutelata e che la guerra in Ucraina richieda una soluzione negoziata. L’orientamento dell’esecutivo non coincide con quello di numerosi partner comunitari, ma non modifica gli obblighi giuridici derivanti dall’appartenenza all’Unione. Proprio per questo la collaborazione bilaterale dovrà essere valutata caso per caso, distinguendo i settori ancora aperti agli scambi da quelli soggetti a restrizioni e verificando quali iniziative potranno effettivamente essere realizzate.
L’indicazione di una nuova riunione della commissione in Slovacchia nel 2027 conferisce al confronto di Mosca una prospettiva di continuità istituzionale. Dopo cinque anni di inattività, i due governi non si sono limitati a un incontro diplomatico occasionale, ma hanno manifestato l’intenzione di mantenere attivo il formato di cooperazione. Resta da vedere quali progetti potranno avanzare concretamente e quali saranno invece condizionati dall’evoluzione della normativa europea, dalla guerra in Ucraina e dagli equilibri politici interni slovacchi.
La riunione del 26 ottobre segna così un passaggio rilevante nei rapporti tra Russia e Slovacchia: il dialogo economico bilaterale è stato riattivato, la stabilità delle forniture petrolifere attraverso Druzhba è stata indicata come obiettivo condiviso e Bratislava ha ribadito l’interesse a preservare, nei limiti consentiti dalla legge, i propri rapporti energetici con Mosca. Non è una rottura con Bruxelles né un superamento delle sanzioni europee, ma la scelta di uno Stato membro dell’Unione di utilizzare gli strumenti diplomatici ancora disponibili per difendere interessi economici che considera strategici. Le prossime decisioni europee, l’esito del contenzioso sul gas e la concreta attuazione degli impegni bilaterali diranno quanto questa apertura potrà incidere sugli equilibri energetici dell’Europa centrale.
