(AGENPARL) - Roma, 26 Ottobre 2026 - Atene e il Cairo valutano un ampliamento della delimitazione delle rispettive zone economiche esclusive verso Cipro. L’Egitto approfondisce gli aspetti giuridici dell’accordo turco-libico del 2019, mentre Erdogan chiede il rispetto della volontà comune di Ankara e Tripoli.
Grecia ed Egitto intensificano i contatti diplomatici sulla delimitazione delle rispettive aree marittime nel Mediterraneo orientale, mentre torna al centro delle tensioni regionali l’accordo firmato nel 2019 tra Turchia e Libia. I ministri degli Esteri dei due Paesi hanno discusso la possibilità di estendere verso est, in direzione di Cipro, la delimitazione parziale delle zone economiche esclusive concordata nel 2020. Parallelamente, il Cairo sta preparando un dossier giuridico per esaminare le conseguenze del memorandum turco-libico e individuare gli strumenti disponibili a tutela dei propri interessi. Le iniziative seguono il recente sostegno espresso all’intesa con Ankara dalla Camera dei rappresentanti della Libia orientale, un passaggio che ha modificato gli equilibri politici intorno a un accordo contestato da Atene e dal Cairo fin dalla sua conclusione.
Secondo quanto riportato da Reuters, il ministro degli Esteri greco George Gerapetritis e l’omologo egiziano Badr Abdelatty hanno affrontato il dossier il 22 ottobre, concentrandosi sulle aree rimaste escluse dalla delimitazione concordata sei anni fa. L’accordo del 2020 aveva infatti definito soltanto una parte dei confini marittimi tra Grecia ed Egitto, lasciando aperta la questione della loro eventuale prosecuzione verso est. Il quotidiano greco Kathimerini ha indicato tra i punti di maggiore interesse le acque oltre il 28° meridiano, nell’area compresa tra Rodi, Kastellorizo e le direttrici che conducono verso Cipro. Si tratta di un settore particolarmente delicato, perché le posizioni dei Paesi interessati divergono sul peso da attribuire alle isole nella definizione delle zone economiche esclusive e della piattaforma continentale. Al momento, tuttavia, non è stata annunciata una nuova intesa tra Atene e il Cairo: le informazioni disponibili riguardano consultazioni diplomatiche e la valutazione di una possibile estensione dell’accordo esistente.
La ripresa dei contatti greco-egiziani arriva dopo una novità politica significativa sul versante libico. La Camera dei rappresentanti con sede nell’est del Paese, storicamente vicina al campo del generale Khalifa Haftar, ha approvato l’accordo marittimo sottoscritto nel 2019 dal governo di Tripoli con la Turchia. Il cambiamento di posizione delle istituzioni orientali libiche, già ricostruito da Agenparl nell’approfondimento La Turchia conquista anche la Libia di Haftar, pubblicato il 23 ottobre, ha offerto ad Ankara un nuovo argomento politico a sostegno del memorandum. Non ha però risolto la controversia internazionale sulla delimitazione delle aree marittime, né eliminato le obiezioni dei Paesi che ritengono l’intesa incompatibile con i propri diritti.
Il Cairo prepara un dossier giuridico e mantiene aperto il dialogo
L’Egitto ha scelto di affiancare alle consultazioni con la Grecia un approfondimento sul piano del diritto internazionale. Secondo quanto riferito da Ahram Online, il portavoce del ministero degli Esteri egiziano Nader Zaki ha spiegato che le autorità stanno predisponendo un dossier con il contributo di esperti giuridici per valutare l’accordo turco-libico e le possibili iniziative a difesa delle aree marittime rivendicate dal Cairo. La posizione egiziana è che il memorandum del 2019 non possa produrre effetti sui diritti di Stati terzi che non hanno partecipato alla sua conclusione. La preparazione del dossier rappresenta dunque un’iniziativa diplomatica e giuridica, ma non equivale all’annuncio di un ricorso davanti a un tribunale internazionale: non risultano indicati né un procedimento già avviato né una specifica sede giudiziaria alla quale il governo egiziano intenda rivolgersi.
La posizione del Cairo non si traduce, peraltro, in una chiusura dei rapporti con Ankara. Il ministro Abdelatty ha discusso la questione anche con il collega turco Hakan Fidan durante i contatti diplomatici del 23 ottobre a Istanbul, mantenendo aperto un canale diretto proprio mentre proseguono le consultazioni con Atene. A questo si aggiunge il dialogo con le autorità libiche di Tripoli: secondo Reuters, il primo ministro Abdulhamid Dbeibah ha manifestato disponibilità ad affrontare le preoccupazioni egiziane sui confini marittimi durante un colloquio con il capo dell’intelligence del Cairo Hassan Rashad. Il quadro che emerge è quindi più articolato di una contrapposizione tra due schieramenti rigidamente definiti. L’Egitto contesta la delimitazione turco-libica, ma continua a parlare con la Turchia e con il governo di Tripoli, mentre cerca con la Grecia una posizione comune sulle aree ancora prive di una delimitazione concordata.
In questo contesto sono arrivate, lunedì 26 ottobre, le nuove dichiarazioni del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Al termine della riunione del Consiglio dei ministri ad Ankara, Erdogan ha invitato quanti cercano di escludere la Turchia dal Mediterraneo orientale a rispettare la volontà comune espressa da Ankara e dalla Libia. Secondo le dichiarazioni riportate da Anadolu Agency, il presidente ha sostenuto che il suo Paese non intende ottenere vantaggi a danno di altri Stati, ma difendere i propri diritti e interessi nelle aree di giurisdizione marittima. Il riferimento al sostegno recentemente espresso dal Parlamento della Libia orientale è evidente sul piano politico: Ankara può ora richiamare una convergenza più ampia tra le istituzioni libiche rispetto al momento in cui il memorandum venne firmato. Resta però distinta la questione della validità e degli effetti dell’accordo nei confronti degli altri Paesi mediterranei, che continuano a contestarne la delimitazione.
Confini marittimi, isole e risorse energetiche
Il nodo della controversia riguarda soprattutto l’interpretazione dei diritti marittimi generati dalle coste e dalle isole. La Grecia sostiene che le proprie isole, comprese Creta, Rodi e Kastellorizo, debbano essere considerate nella delimitazione delle zone economiche esclusive e della piattaforma continentale. La Turchia contesta invece che alcune isole greche vicine alla costa anatolica possano produrre effetti marittimi tali da limitare fortemente le aree rivendicate da Ankara. L’accordo del 2019 con la Libia riflette l’impostazione turca e individua una delimitazione che Atene considera lesiva dei propri diritti. Anche l’Unione europea ha espresso obiezioni al memorandum, sostenendo che non possa incidere sui diritti sovrani di Stati terzi. Le divergenze non riguardano quindi soltanto una linea tracciata su una carta geografica, ma l’applicazione delle norme internazionali a un bacino nel quale si sovrappongono interessi nazionali e interpretazioni giuridiche differenti.
La dimensione economica rende il confronto particolarmente rilevante. La delimitazione delle zone economiche esclusive e della piattaforma continentale incide infatti sulla possibilità di autorizzare attività di esplorazione e sfruttamento delle risorse presenti nei fondali, comprese quelle di gas naturale e petrolio. Per Grecia, Egitto, Turchia e Libia, la definizione dei rispettivi diritti marittimi riguarda quindi sia la sovranità economica sia la programmazione di investimenti energetici e infrastrutturali. Anche per l’Italia gli sviluppi meritano attenzione, considerati i rapporti con la Libia e il ruolo del Mediterraneo nelle strategie di approvvigionamento energetico. Non si tratta però di una controversia che coinvolga direttamente la delimitazione delle acque italiane, bensì di un confronto regionale capace di incidere sulle relazioni diplomatiche e sulle prospettive di cooperazione economica nel bacino orientale.
Le prossime settimane chiariranno se le consultazioni tra Atene e il Cairo potranno tradursi in un negoziato più avanzato sull’estensione dell’accordo del 2020 e quali iniziative l’Egitto deciderà di intraprendere dopo la preparazione del dossier giuridico. Sarà altrettanto importante verificare se il nuovo orientamento del Parlamento della Libia orientale produrrà ulteriori sviluppi nei rapporti tra le autorità libiche e la Turchia. Per il momento, la novità concreta è l’intensificazione delle iniziative diplomatiche di Grecia ed Egitto, accompagnata dalla riaffermazione della posizione turca da parte di Erdogan. La controversia sui confini marittimi rimane aperta, mentre i governi coinvolti cercano di consolidare le rispettive posizioni attraverso negoziati, dichiarazioni politiche e strumenti giuridici.
