(AGENPARL) - Roma, 15 Ottobre 2026 - Nell’intervista a Piers Morgan, il presidente rivendica la responsabilità di restare in carica. Le elezioni restano al centro del confronto con Trump, mentre la legge marziale ne impedisce lo svolgimento.
KIEV — Volodymyr Zelensky non intende dimettersi e considera impraticabile organizzare le elezioni presidenziali nelle attuali condizioni. Il presidente ucraino ha ribadito la propria posizione in un’intervista al giornalista britannico Piers Morgan, diffusa mercoledì 14 ottobre.
Alla domanda se avesse intenzione di lasciare l’incarico, Zelensky ha risposto negativamente, richiamando la propria responsabilità alla guida del Paese. Ha inoltre escluso la possibilità di procedere al voto nelle condizioni prospettate durante il colloquio, sullo sfondo delle pressioni del presidente statunitense Donald Trump.
Le difficoltà di un’elezione durante il conflitto
Nell’intervista, Zelensky ha ricordato che le presidenziali avrebbero dovuto svolgersi nel 2024, ma che la guerra ne ha impedito l’organizzazione. Ha richiamato, in particolare, la presenza di milioni di cittadini all’estero e l’impegno di molti ucraini sul fronte.
Questi elementi pongono problemi di sicurezza, partecipazione e accesso al voto. Il rifiuto espresso riguarda quindi lo svolgimento delle elezioni nelle circostanze attuali, senza costituire un’esclusione definitiva di una futura consultazione.
La legge marziale e la continuità della presidenza
Il quadro normativo è centrale nel confronto. La legislazione ucraina vieta lo svolgimento delle elezioni durante la legge marziale. Anche il gruppo di lavoro parlamentare incaricato di preparare proposte per le consultazioni nel periodo speciale e nel dopoguerra ha ribadito l’impossibilità di votare sotto tale regime.
Occorre inoltre distinguere la conclusione del mandato quinquennale dalla cessazione dei poteri presidenziali. Sebbene il quinquennio iniziato nel 2019 sia terminato nel maggio 2024, l’articolo 108 della Costituzione stabilisce che il presidente continua a esercitare le proprie funzioni fino all’insediamento del successore eletto. Non è quindi corretto affermare che i suoi poteri siano automaticamente scaduti il 20 maggio 2024.
Il confronto con Washington
La questione elettorale resta un punto di divergenza tra Kiev e l’amministrazione Trump. Per organizzare una consultazione non sarebbe sufficiente un annuncio politico: servirebbero le condizioni di sicurezza, le decisioni normative necessarie e una preparazione capace di garantire la partecipazione degli elettori.
La posizione ribadita da Zelensky mantiene dunque il legame tra il percorso verso il voto e l’evoluzione del conflitto, mentre la presidenza prosegue secondo il meccanismo di continuità previsto dalla Costituzione.
