(AGENPARL) - Roma, 28 Settembre 2026 - L’Egitto accelera la riforma del settore minerario con il nuovo sistema degli Open Blocks. Al centro del Mining Forum 2026 ci sono le opportunità per l’esplorazione di oro, fosfati, talco e caolino e l’obiettivo di trasformare le risorse del sottosuolo in maggiore produzione industriale e valore aggiunto.
L’Egitto apre una nuova fase per il proprio settore minerario. Il quinto Egypt Mining Forum, in programma il 28 e 29 settembre nella Nuova Capitale, mette al centro l’esplorazione delle risorse minerarie e la costruzione di nuove filiere industriali, con particolare attenzione all’oro, ai fosfati, al talco e al caolino. La novità più importante riguarda il sistema degli Open Blocks, attraverso il quale il governo vuole rendere più rapido e flessibile l’accesso delle società alle aree disponibili per la ricerca e l’esplorazione.
Il forum arriva dopo una serie di riforme che hanno modificato il quadro regolatorio del settore. Il governo egiziano punta a rendere più competitivo il mercato minerario, favorendo il passaggio dalla semplice disponibilità delle risorse alla loro effettiva valorizzazione economica. L’obiettivo non è quindi soltanto aumentare l’attività estrattiva, ma sviluppare una filiera che vada dall’esplorazione alla produzione e alla trasformazione industriale delle materie prime.
Il nuovo sistema degli Open Blocks
Uno degli strumenti principali della riforma è il sistema degli Open Blocks, introdotto per superare il modello basato esclusivamente su gare con scadenze prestabilite. Le aree disponibili possono rimanere aperte agli investitori durante l’anno, consentendo alle società di studiare i dati geologici e presentare una candidatura quando sono pronte.
Quando viene presentata la prima offerta per un’area, si apre una fase competitiva nella quale anche altri operatori possono avanzare una proposta. Il sistema mira così a ridurre i tempi tra l’interesse iniziale di un investitore e l’avvio delle attività di esplorazione.
La prima applicazione del nuovo meccanismo riguarda oro, fosfati, talco e caolino, quattro risorse che rappresentano una parte importante delle opportunità presentate dal governo egiziano al mercato internazionale. Durante il Mining Forum sono attesi i risultati della prima tornata di opportunità assegnate attraverso questo sistema.
L’oro resta il principale obiettivo
La ricerca dell’oro occupa una posizione centrale nella nuova politica mineraria del Cairo. La tornata di opportunità comprende 335 blocchi per circa 650 chilometri quadrati, con 261 aree destinate all’esplorazione dell’oro e le restanti riservate ad altre risorse minerarie.
L’interesse degli operatori è significativo. Secondo le autorità egiziane, più di 225 società hanno ritirato i documenti relativi alle opportunità disponibili e consultato i dati tecnici. Il numero comprende operatori interessati alle diverse fasi della filiera, dalle attività di esplorazione fino allo sviluppo dei giacimenti.
Per l’Egitto, il successo della nuova procedura sarà misurato soprattutto dalla capacità di trasformare questo interesse in attività effettive sul terreno. Il governo punta infatti ad accelerare l’esplorazione e a portare più rapidamente i progetti verso la fase produttiva.
Dai minerali grezzi alla trasformazione industriale
Il cambiamento più significativo riguarda però la prospettiva con cui il governo guarda alle proprie risorse. L’obiettivo non è limitarsi all’estrazione e alla vendita dei minerali, ma aumentare il valore ottenuto da ogni risorsa attraverso la lavorazione e la trasformazione industriale.
È una strategia particolarmente importante per i fosfati. L’Egitto dispone di importanti risorse e vuole sviluppare maggiormente le attività industriali collegate alla loro trasformazione. Tra i progetti in corso figura un impianto per la produzione di acido fosforico nell’area di Abu Tartour, con un investimento indicato in circa 650 milioni di dollari e l’entrata in produzione prevista nel 2028.
Il principio è quello di creare più valore all’interno del Paese prima che le materie prime raggiungano i mercati internazionali. Una maggiore capacità di lavorazione significa infatti non soltanto esportare risorse, ma sviluppare produzione industriale, competenze, occupazione e nuove opportunità per le imprese locali.
È la stessa impostazione che il governo sta cercando di applicare all’intero comparto: esplorazione, estrazione, lavorazione e commercializzazione devono diventare parti di una filiera più integrata.
L’obiettivo di aumentare il peso del mining nell’economia
Il Cairo ha fissato un obiettivo ambizioso per il settore. Il ministro del Petrolio e delle Risorse Minerarie Karim Badawi ha indicato la volontà di aumentare il contributo del mining al Pil dall’attuale circa 1% fino al 5-6%.
Per raggiungere questo risultato non sarà sufficiente aumentare il numero delle concessioni. Serviranno infrastrutture, energia, trasporti, finanziamenti, tecnologia e un quadro normativo capace di sostenere investimenti di lungo periodo.
Il governo ha quindi lavorato anche sulla struttura regolatoria del settore, introducendo un nuovo modello di sfruttamento e rafforzando il ruolo delle autorità responsabili delle risorse minerarie e delle attività estrattive.
Un altro elemento considerato essenziale è la disponibilità di dati geologici. Conoscere meglio il sottosuolo egiziano significa ridurre l’incertezza per gli investitori e rendere più facile individuare le aree con maggiore potenziale. Per questo il Paese sta investendo anche nella raccolta e nell’organizzazione delle informazioni necessarie alle attività di esplorazione.
L’Egitto guarda anche alla cooperazione mineraria africana
Il Mining Forum assume inoltre una dimensione regionale. Alla vigilia dell’apertura dell’evento è stato lanciato al Cairo l’African Minerals Regulatory Authorities Forum, una piattaforma destinata a favorire la cooperazione tra le autorità che regolano il settore minerario nei Paesi africani.
Il progetto nasce dalla necessità di migliorare le competenze e gli strumenti con cui vengono gestite le risorse minerarie del continente. Tra gli ambiti di collaborazione ci sono dati geologici, sistemi di autorizzazione, regolamentazione, trasparenza e gestione delle risorse.
La discussione riguarda anche un problema più ampio: come fare in modo che la ricchezza mineraria africana produca una quota maggiore di valore direttamente nel continente. I Paesi africani dispongono di grandi quantità di risorse, ma una parte consistente della trasformazione industriale avviene ancora fuori dai mercati di origine.
L’Egitto vuole quindi inserirsi nel dibattito sulla costruzione di catene del valore minerarie africane, promuovendo non soltanto l’estrazione ma anche la lavorazione e la produzione industriale.
Una nuova fase per il settore minerario egiziano
Il quinto Egypt Mining Forum arriva così in un momento di trasformazione per il comparto. Il governo sta cercando di rendere più semplice l’accesso alle aree di esplorazione, aumentare la partecipazione delle società internazionali e creare condizioni più favorevoli per gli investimenti di lungo periodo.
La vera sfida sarà però passare dalle opportunità geologiche ai risultati economici. L’Egitto deve trasformare l’interesse degli investitori in esplorazioni, nuovi giacimenti, produzione e soprattutto capacità industriale, evitando che le proprie risorse rimangano principalmente materie prime da esportare.
Oro, fosfati, talco e caolino rappresentano in questo senso soltanto una parte del potenziale del Paese. Il nuovo sistema degli Open Blocks vuole rendere più veloce l’accesso alle aree, mentre le riforme del settore puntano a creare le condizioni per una crescita più strutturata dell’attività mineraria.
Per il Cairo, il mining può quindi diventare un comparto molto più importante dell’economia nazionale, non soltanto per il valore delle risorse estratte ma per l’intera filiera industriale che può essere costruita attorno a esse. Ed è proprio questo passaggio, dall’estrazione alla creazione di valore, che il Mining Forum 2026 mette al centro.
