(AGENPARL) - Roma, 16 Settembre 2026 - "Il dato è in calo rispetto al 2014, ma non può certo lasciarci tranquilli. Il 7,8% delle donne tra i 16 e i 70 anni dichiara di aver subito una violenza sessuale prima dei 16 anni. Significa che dietro quella percentuale ci sono centinaia di migliaia di bambine alle quali qualcuno ha rubato una parte dell'infanzia. Il rapporto dell'Istat racconta una realtà ancora più ampia: quasi il 15% delle donne tra i 16 e i 75 anni ha subito da piccola almeno una forma di violenza fisica o sessuale. Per le sole donne italiane parliamo di circa tre milioni di persone. Ma il dato che colpisce più di tutti è un altro: oltre il 58% delle vittime, quando era bambina, non ne ha parlato con nessuno. Troppe bambine sono rimaste sole, senza riuscire a raccontare ciò che avevano subito e senza incontrare un adulto capace di accorgersi di quello che stava accadendo. Anche perché, nella maggior parte dei casi, l'autore non è uno sconosciuto: è un parente, un amico o una persona vicina alla famiglia. Non possiamo dimenticare neppure quanto emerso proprio a Brescia, dove un imam era arrivato a sostenere che una bambina di nove anni potesse essere considerata adulta e data in sposa a un uomo. Avevo portato il caso all'attenzione del Ministro dell'Interno, chiedendo verifiche e provvedimenti. Quell'uomo è stato poi espulso. La risposta dello Stato è stata ferma, come deve esserlo ogni volta che qualcuno tenta di giustificare la sopraffazione di una bambina con motivazioni culturali o religiose. In Italia nessuna tradizione può venire prima della legge, della dignità della persona e della tutela dei minori. Il rapporto Istat ci dice anche che la violenza subita durante l'infanzia lascia conseguenze profonde. Tra le donne che hanno subito violenza da piccole, la percentuale di chi la subisce anche in età adulta supera il 57%, quasi il doppio rispetto alla media. Proteggere una bambina oggi significa quindi anche interrompere una possibile catena di violenza destinata a proseguire negli anni. Da componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere ritengo che questi dati debbano essere approfonditi con grande attenzione. Non basta intervenire quando la violenza è già esplosa. Dobbiamo aiutare chi vive accanto ai minori a riconoscere prima i segnali di un abuso. Penso agli insegnanti, ai pediatri, agli educatori, agli operatori sociali e alle associazioni sportive. Servono formazione, procedure chiare per le segnalazioni e percorsi di ascolto protetto affidati a personale specializzato. La diminuzione rispetto al 2014 dimostra che il lavoro di prevenzione può produrre risultati. Ma quel 7,8% resta una ferita aperta. Dietro ogni numero c'è una bambina che avrebbe dovuto essere protetta e una donna che, spesso, continua a portare dentro di sé ciò che ha vissuto".
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