(AGENPARL) - Roma, 16 Ottobre 2026 - Il Marocco ha un nuovo governo. Il re Mohammed VI ha presieduto venerdì 16 ottobre, al Palazzo reale di Rabat, la cerimonia di nomina dei 32 componenti dell’esecutivo guidato da Fatima Ezzahra El Mansouri, prima donna nella storia del Paese a ricoprire la carica di capo del governo. La nuova squadra ministeriale, espressione di una coalizione composta da quattro partiti, combina il rinnovamento della maggioranza politica con la conferma di alcuni dei principali responsabili dell’apparato istituzionale.
La composizione ufficiale, pubblicata dal portale istituzionale marocchino Maroc.ma, conferma il mantenimento di Abdelouafi Laftit al ministero dell’Interno e di Nasser Bourita agli Affari esteri. Cambia invece la guida dell’Economia e delle Finanze, affidata a Fouzi Lekjaa, mentre Ahmed Rahhou assume la responsabilità di un nuovo dicastero dedicato all’intelligenza artificiale, alla trasformazione digitale e alla riforma dell’amministrazione.
La cerimonia conclude il percorso politico avviato dopo le elezioni legislative del 23 settembre. Il 29 settembre Mohammed VI aveva già incaricato El Mansouri di formare l’esecutivo, un passaggio raccontato da Agenparl nell’articolo «Marocco, Fatima Ezzahra El Mansouri incaricata di formare il governo». La notizia del 16 ottobre riguarda dunque la nomina dell’intera squadra di governo, non la prima designazione della sua presidente.
Con il giuramento dei nuovi ministri davanti al sovrano, il processo di formazione dell’esecutivo entra nella fase successiva: la definizione e la presentazione del programma governativo alle due Camere del Parlamento.
Una maggioranza di quattro partiti
Il nuovo governo poggia su un’alleanza tra il Partito autenticità e modernità (PAM), l’Istiqlal, l’Unione socialista delle forze popolari (USFP) e il Partito del progresso e del socialismo (PPS).
Il PAM, formazione di El Mansouri, è arrivato primo alle elezioni legislative di settembre con 97 seggi. L’Istiqlal ne ha conquistati 65, l’USFP 26 e il PPS 19. Complessivamente, i quattro partiti dispongono quindi di 207 seggi, superando la soglia di 198 necessaria per la maggioranza nella Camera dei rappresentanti.
L’intesa, annunciata il 12 ottobre, riunisce forze politiche con storie differenti. Accanto al PAM e all’Istiqlal trovano posto due partiti della sinistra marocchina, l’USFP e il PPS, entrambi nuovamente coinvolti nelle responsabilità di governo.
La coalizione richiama, per una parte dei suoi componenti, l’esperienza della Koutla democratica, l’alleanza costituita nel 1992 da formazioni storiche dell’opposizione. L’attuale accordo nasce tuttavia in un contesto diverso e risponde agli equilibri emersi dalle ultime elezioni.
Al termine della cerimonia di nomina, El Mansouri ha descritto la maggioranza come una squadra caratterizzata da convergenza programmatica e da una visione condivisa. La presidente del governo ha annunciato l’intenzione di elaborare un programma ambizioso, capace di rispondere alle aspettative dei cittadini e alle principali sfide del Paese.
La tenuta dell’alleanza dovrà essere verificata soprattutto sul terreno delle politiche economiche e sociali. Le diverse identità dei partiti non impediscono la formazione di una maggioranza parlamentare, ma rendono importante la capacità di individuare priorità comuni e di tradurle in provvedimenti.
Interno, Esteri e Difesa: il segnale della continuità
Uno degli aspetti più significativi della composizione ministeriale riguarda la permanenza di figure già presenti nel precedente esecutivo guidato da Aziz Akhannouch.
Abdelouafi Laftit resta ministro dell’Interno, un incarico centrale per l’amministrazione territoriale e la gestione delle principali questioni di sicurezza interna. Nasser Bourita mantiene il ministero degli Affari esteri, che comprende anche la cooperazione africana e i rapporti con i marocchini residenti all’estero.
Sono confermati inoltre Abdeltif Loudyi nell’amministrazione della Difesa nazionale, Abdellatif Ouahbi alla Giustizia e Ahmed Toufiq agli Affari islamici.
Queste conferme indicano una scelta di continuità in settori particolarmente sensibili dell’organizzazione statale. Nel sistema istituzionale marocchino, il sovrano conserva prerogative determinanti, soprattutto negli ambiti strategici della sicurezza, della difesa e della politica estera.
La presenza di un nuovo capo del governo e di una maggioranza diversa non implica quindi, automaticamente, una trasformazione degli indirizzi fondamentali dello Stato.
Il quadro che emerge è quello di un ricambio politico selettivo: alcune responsabilità vengono redistribuite tra i partiti della coalizione, mentre i ministeri più direttamente legati alla continuità istituzionale mantengono i loro titolari.
Economia e finanze affidate a Fouzi Lekjaa
Tra le principali novità figura la nomina di Fouzi Lekjaa a ministro dell’Economia, delle Finanze e della Performance pubblica.
Lekjaa, già responsabile del Bilancio e presidente della Federazione calcistica marocchina, assume un portafoglio che unisce la gestione delle risorse pubbliche alla valutazione dei risultati dell’azione amministrativa.
La nuova denominazione del dicastero richiama una questione centrale per la politica economica marocchina: non soltanto finanziare programmi e investimenti, ma misurarne l’efficacia e l’impatto sui cittadini.
La sua nomina arriva in una fase nella quale il Paese deve conciliare impegni infrastrutturali, esigenze di bilancio e domanda di servizi pubblici più efficienti.
Uno dei principali appuntamenti all’orizzonte è il Campionato mondiale di calcio del 2030, che il Marocco ospiterà insieme a Spagna e Portogallo. L’organizzazione della competizione comporta interventi su infrastrutture, trasporti e capacità ricettiva, ma pone anche interrogativi sulla distribuzione delle risorse e sui benefici economici di lungo periodo.
Secondo Reuters, il nuovo esecutivo dovrà affrontare contemporaneamente i preparativi per il torneo e problemi interni che riguardano occupazione, istruzione e sanità.
Il tema non è soltanto la dimensione degli investimenti. Sarà decisivo comprendere come le nuove opere potranno contribuire allo sviluppo economico oltre l’evento sportivo e quale spazio rimarrà per le politiche sociali.
La responsabilità di Lekjaa sarà dunque particolarmente esposta, perché il ministero delle Finanze dovrà confrontarsi con richieste provenienti da settori differenti dell’amministrazione e della società.
Scuola, lavoro e sanità: le priorità sociali
La composizione del governo attribuisce responsabilità importanti ai partiti della coalizione anche nei settori direttamente collegati alla vita quotidiana dei cittadini.
Nabil Benabdallah, esponente del PPS ed ex ministro della Comunicazione, assume la guida dell’Educazione nazionale, dell’istruzione prescolare, della formazione professionale e della qualificazione.
Il raggruppamento di queste competenze pone sotto un’unica responsabilità politica diversi passaggi del percorso formativo, dall’infanzia all’acquisizione di competenze professionali.
Il settore dell’istruzione rappresenta una delle principali prove per il nuovo governo. La qualità dell’insegnamento, il contrasto all’abbandono scolastico e il collegamento tra formazione e mercato del lavoro incidono direttamente sulle opportunità delle nuove generazioni.
All’USFP viene affidato il ministero dell’Occupazione e del Dialogo sociale, guidato da Abderrahim Chahid, già presidente del gruppo socialista alla Camera dei rappresentanti.
Il suo passaggio dalle responsabilità parlamentari a quelle di governo è significativo perché lo colloca al centro del confronto con lavoratori, imprese e organizzazioni sindacali.
La gestione del mercato del lavoro richiederà interventi che non possono essere valutati soltanto attraverso l’annuncio di nuovi programmi. Saranno rilevanti la capacità di favorire occupazione stabile, l’inserimento dei giovani e l’efficacia del dialogo tra le parti sociali.
Alla Salute e alla Protezione sociale arriva Youns Bjijou, figura con un percorso accademico e manageriale nel settore sanitario. La scelta introduce un profilo tecnico in un ambito nel quale l’organizzazione dei servizi e la disponibilità di personale qualificato sono determinanti.
La presenza di competenze specialistiche può contribuire alla gestione amministrativa, ma i risultati dipenderanno anche dalle risorse disponibili e dalla capacità di intervenire sulle differenze nell’accesso alle cure.
Intelligenza artificiale e riforma amministrativa
Un’altra novità della squadra El Mansouri è la creazione di un ministero che riunisce Intelligenza artificiale, Trasformazione digitale e Riforma dell’amministrazione, affidato ad Ahmed Rahhou.
Rahhou proviene da esperienze nel settore bancario, nella diplomazia e alla guida del Consiglio della concorrenza. Il nuovo incarico lo pone al centro di una strategia che collega l’innovazione tecnologica al funzionamento della pubblica amministrazione.
La scelta di concentrare queste competenze in un unico dicastero suggerisce la volontà di considerare la digitalizzazione non come un settore isolato, ma come uno strumento per intervenire sui processi amministrativi.
L’impiego dell’intelligenza artificiale nei servizi pubblici potrebbe riguardare la gestione delle procedure, l’elaborazione delle informazioni e il rapporto tra cittadini e istituzioni. Si tratta, tuttavia, di possibilità che dovranno essere definite attraverso progetti concreti, risorse e regole di utilizzo.
Per valutare l’efficacia della nuova struttura sarà necessario osservare se la trasformazione digitale produrrà procedure più semplici, tempi amministrativi ridotti e servizi effettivamente accessibili.
La presenza di un ministero dedicato all’IA rappresenta quindi una novità organizzativa importante, ma non equivale, da sola, alla realizzazione di una riforma tecnologica.
Sette donne nel nuovo esecutivo
Il governo comprende sette donne su 32 componenti, contando anche la presidente El Mansouri. La rappresentanza femminile è quindi pari a circa il 21,9% della squadra ministeriale.
Il dato accompagna un passaggio storico: per la prima volta, una donna guida il governo marocchino.
Tra le componenti dell’esecutivo figurano Charafat Afailal, nominata ministra dell’Energia, delle Miniere e dello Sviluppo sostenibile, e Najwa Koukouss, responsabile della Famiglia, dello Sviluppo sociale e dell’Uguaglianza.
Altre donne ricoprono incarichi di ministre delegate, tra cui Kouloub Faitah, per i Rapporti con il Parlamento e la società civile, e Aïcha Guellaa, per la Riforma dell’amministrazione.
La nomina di El Mansouri ha un significato politico e simbolico evidente. La portata concreta di questo cambiamento, tuttavia, andrà valutata anche attraverso le politiche adottate, le responsabilità effettivamente esercitate e le opportunità di partecipazione femminile nella vita pubblica.
Il numero delle ministre costituisce un indicatore della composizione dell’esecutivo, ma non esaurisce la questione dell’uguaglianza e della rappresentanza.
La prova del programma di governo
Con la nomina del 16 ottobre, il Marocco completa la formazione dell’esecutivo nato dalle elezioni legislative di settembre. Il prossimo passaggio sarà la presentazione del programma governativo al Parlamento, prevista nei giorni successivi alla cerimonia.
El Mansouri ha dichiarato che il nuovo governo intende lavorare in uno spirito di responsabilità, sviluppando politiche pubbliche capaci di rispondere alle aspettative della popolazione.
Le priorità che emergono dalla distribuzione dei ministeri sono numerose: crescita economica, gestione delle finanze pubbliche, istruzione, occupazione, protezione sociale, modernizzazione amministrativa e investimenti infrastrutturali.
La coalizione dispone dei numeri necessari per sostenere l’azione dell’esecutivo alla Camera dei rappresentanti. Questo dato, però, non elimina la necessità di mantenere un accordo politico tra quattro formazioni con identità e sensibilità differenti.
Anche il rapporto tra la nuova maggioranza e la continuità delle istituzioni sarà un elemento da osservare. La permanenza dei titolari dei principali dicasteri strategici assicura stabilità nella gestione di alcuni settori, mentre i nuovi responsabili economici e sociali dovranno definire le priorità della legislatura.
Il governo guidato da Fatima Ezzahra El Mansouri nasce da un passaggio storico per il Marocco, ma la sua rilevanza politica non si esaurisce nella nomina della prima donna alla guida dell’esecutivo. La squadra presentata a Rabat il 16 ottobre combina una nuova maggioranza parlamentare, conferme nei ministeri strategici e responsabilità rinnovate nell’economia, nei servizi sociali e nell’innovazione digitale. Il confronto decisivo sarà quello tra gli obiettivi annunciati e i risultati concreti: occupazione, istruzione, sanità, qualità dell’amministrazione e capacità di distribuire i benefici dello sviluppo saranno i principali criteri con cui valutare l’azione del nuovo governo
