La Casa Bianca denuncia una “rete di transito ombra” internazionale. Azerbaigian, Georgia, Kazakistan e Uzbekistan inseriti nel Livello III. Washington punta sull’intelligenza artificiale per individuare le spedizioni sospette.
(AGENPARL) - Roma, 25 Agosto 2026 - Gli Stati Uniti accusano oltre 40 Paesi di contribuire, con ruoli differenti, a sistemi di trasbordo utilizzati per aggirare i dazi applicati alle merci cinesi. È quanto sostiene un documento programmatico della Casa Bianca intitolato The Great Transshipment Scam, che descrive una vasta rete commerciale attraverso la quale prodotti originari della Cina verrebbero instradati verso Paesi terzi prima di raggiungere il mercato americano.
Secondo l’amministrazione Trump, il meccanismo consentirebbe in alcuni casi di nascondere o modificare l’origine effettiva delle merci, permettendo loro di entrare negli Stati Uniti beneficiando di un trattamento tariffario più favorevole.
Il documento divide i Paesi coinvolti nella cosiddetta “Shadow Transshipment Network”, la rete di transito ombra, in tre livelli sulla base del ruolo che Washington attribuisce loro.
Tra gli Stati collocati nel Livello III figurano Azerbaigian, Georgia, Kazakistan e Uzbekistan.
Azerbaigian, Georgia, Kazakistan e Uzbekistan nel mirino
La Casa Bianca descrive gli Stati del terzo livello come economie caratterizzate da volumi assoluti di transito inferiori rispetto ai principali hub internazionali, ma dotate di caratteristiche che potrebbero facilitare il reindirizzamento delle merci.
Tra queste vengono indicate manodopera relativamente economica, zone franche, accesso a porti e frontiere, magazzini doganali, capacità di assemblaggio specializzate e, in alcuni casi, controlli doganali considerati insufficienti.
Nel caso di Azerbaigian e Georgia, il documento sottolinea in particolare il ruolo delle infrastrutture ferroviarie e portuali e dei collegamenti tra trasporto terrestre e marittimo.
Il rapporto non fornisce invece lo stesso livello di dettaglio sulle attività che attribuisce a Kazakistan e Uzbekistan.
I quattro Paesi sono inoltre importanti perché partecipano alla Belt and Road Initiative cinese e si trovano lungo direttrici commerciali strategiche tra Asia ed Europa.
Il nodo strategico del Corridoio Centrale
Le accuse arrivano in un momento geopoliticamente delicato.
Azerbaigian, Georgia, Kazakistan e Uzbekistan sono infatti anche nodi importanti del Corridoio Centrale, la rete di trasporto trans-eurasiatica sostenuta sia dagli Stati Uniti sia dall’Unione Europea come alternativa alle tradizionali rotte commerciali.
Il corridoio potrebbe assumere un’importanza ancora maggiore per il trasporto verso Occidente dei minerali critici provenienti dall’Asia centrale.
Washington si trova quindi davanti a un equilibrio complesso: rafforzare i controlli sulle merci di origine cinese senza compromettere rapporti diplomatici ed economici con Paesi considerati strategici per altre priorità americane.
Perdite fino a centinaia di miliardi secondo Washington
La Casa Bianca sostiene che l’evasione tariffaria attraverso Paesi terzi abbia conseguenze economiche molto più ampie della semplice perdita dei dazi.
Le stime riportate nel documento presentano una forbice estremamente ampia: da circa 40 fino a 303 miliardi di dollari all’anno, a seconda della metodologia e della definizione di trasbordo illegale adottata.
Secondo l’amministrazione americana, alle mancate entrate doganali andrebbero aggiunti gli effetti indiretti sulla produzione statunitense, sull’occupazione, sulla crescita economica e sulle entrate fiscali federali.
Si tratta di stime e valutazioni formulate dalla Casa Bianca, che dovranno quindi essere considerate nel contesto della strategia commerciale dell’amministrazione Trump.
La Casa Bianca accusa Pechino
Il documento contiene inoltre pesanti critiche nei confronti della politica economica cinese.
Washington sostiene che, dopo l’ingresso nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, Pechino abbia mantenuto un sistema caratterizzato da forti interventi statali, sussidi industriali, barriere all’accesso al mercato e sovraccapacità produttiva.
La Casa Bianca accusa inoltre la Cina di pratiche riguardanti trasferimenti tecnologici e proprietà intellettuale.
In questa prospettiva, i dazi vengono presentati dall’amministrazione Trump non soltanto come uno strumento fiscale, ma come un mezzo per riequilibrare i rapporti commerciali e proteggere la produzione americana.
Arriva “America’s Detective Border”: l’IA contro l’evasione dei dazi
Uno degli aspetti più interessanti della nuova strategia riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale per controllare le catene di approvvigionamento internazionali.
Il sistema viene chiamato dalla Casa Bianca “America’s Detective Border”.
L’obiettivo è acquisire e analizzare grandi quantità di dati sul commercio globale, confrontando l’origine dichiarata delle merci con le rotte seguite dalle spedizioni, la composizione dei prodotti e altre informazioni relative alla supply chain.
Gli algoritmi dovrebbero individuare automaticamente anomalie e incongruenze difficili da rilevare manualmente su milioni di spedizioni.
I carichi considerati sospetti potrebbero quindi essere segnalati agli agenti della U.S. Customs and Border Protection (CBP) per controlli più approfonditi.
L’intelligenza artificiale diventerebbe così uno strumento direttamente impiegato nella guerra commerciale, permettendo alle autorità doganali di ricostruire percorsi logistici sempre più complessi.
Una nuova fase della guerra commerciale tra USA e Cina
La stessa amministrazione americana riconosce, tuttavia, che contrastare questi sistemi sarà una continua sfida.
Una maggiore capacità di controllo potrebbe infatti spingere esportatori e intermediari a modificare nuovamente rotte, procedure di assemblaggio e catene logistiche per adattarsi alle nuove verifiche.
La questione va inoltre oltre il confronto bilaterale tra Washington e Pechino. Coinvolgere decine di Paesi nelle accuse di elusione tariffaria potrebbe generare nuove tensioni diplomatiche proprio mentre gli Stati Uniti cercano di rafforzare partnership strategiche in Asia centrale, Caucaso e altre regioni del mondo.
La nuova strategia mostra quindi quanto commercio, geopolitica e tecnologia siano ormai intrecciati. Dopo i dazi e le restrizioni sulle tecnologie avanzate, il prossimo fronte della competizione tra Stati Uniti e Cina potrebbe essere rappresentato dalla capacità di ricostruire digitalmente l’intero viaggio di una merce, dalla fabbrica di origine fino alla frontiera americana.
Fonte principale: Casa Bianca, The Great Transshipment Scam. Ulteriori riferimenti: Eurasianet.
