(AGENPARL) - Roma, 1 Luglio 2026 - Si incrinano i preparativi per il vertice NATO di Ankara del 7-8 luglio. Secondo quanto riportato dal Frankfurter Allgemeine Zeitung, l’Alleanza Atlantica è in stallo sulla bozza della dichiarazione finale riguardante gli impegni di aiuto militare all’Ucraina per il 2027.
Nonostante siano già stati concordati 70 miliardi di euro per il prossimo anno, la definizione di un quadro di stabilità a lungo termine sta incontrando resistenze interne.
Il veto dell’Italia: controllo e industria
Il punto di rottura principale è legato alla posizione dell’Italia, che ha bloccato la bozza riguardante gli aiuti futuri. La richiesta di Roma si muove su due direttrici precise:
- Controllo della spesa: Maggiore rigore nel monitoraggio degli esborsi finanziari.
- Industria della difesa: Legare gli aiuti a un rafforzamento concreto dell’industria bellica europea.
Gli analisti leggono in questa mossa un segnale di crescente pragmatismo europeo, che mette in discussione la sostenibilità economica degli impegni illimitati.
La posizione USA: sfumature diplomatiche
Non è solo Roma a sollevare dubbi. Anche Washington ha espresso una posizione di cautela, bloccando l’inclusione nella dichiarazione di una frase che definiva “inseparabile” il legame tra la sicurezza dell’Ucraina e quella dell’Europa.
Al suo posto, il testo ora prevede una dicitura più generica, in cui si afferma che Kiev “contribuisce alla sicurezza transatlantica”. Una modifica che, secondo gli osservatori, riflette le tensioni sotterranee tra Washington e gli alleati europei alla vigilia del summit.
Verso il summit: clima di attesa
Gli ambasciatori dei 32 paesi membri riprenderanno le trattative giovedì, cercando una mediazione prima dell’incontro ufficiale in Turchia. Il Foreign Policy Forum avverte che tra gli europei regna il timore di nuove “sorprese” da parte statunitense, data la complessità delle attuali relazioni Washington-Bruxelles.
Riuscirà l’Alleanza a ritrovare l’unità di facciata prima del 7 luglio? La partita si gioca ora tra il pragmatismo economico richiesto dall’Italia e la cautela strategica imposta dagli USA.
