(AGENPARL) - Roma, 26 Febbraio 2025 - (AGENPARL) – mer 26 febbraio 2025 Diciassette aziende, 151 ettari di vigneti, 64 etichette in commercio per
una media di 192mila bottiglie. Nasce con questi numeri ProViMu
l’associazione dei Produttori di Vino del Mugello. Numeri piccoli, per il
momento, ma destinati comunque a crescere presto, con il prossimo atteso
ingresso di tre ulteriori realtà.
Tra gli associati, che coprono una ampio territorio tra i comuni del
Mugello interamente a sud dei valichi appenninici – con “appendici” a
Dicomano, Londa e Pontassieve – fino a un’altitudine massima di 1.000 metri
a Pietramala nel comune di Firenzuola vi sono anche alcuni nomi noti tra
cui la Tenuta di Monteloro della famiglia Antinori ed una prossima realtà
che entrerà a breve nell’associazione, insieme alle altre aziende del
territorio quali Azienda Agricola Fratini, Azienda Agricola Romignano,
Azienda Agricola Fratelli Morolli, Bacco dal Monte, Borgo Macereto,
Fattoria di Cortevecchia, Fattoria Il Lago, Fattoria San Leolino, I Carri,
I Veroni, Malvante, Querceto di Baraccani, Tenuta Baccanella, Tenuta
Frascole, tenuta Matteraia, Terre Alte di Pietramala.
“Il Mugello è un territorio importante – ha detto il presidente Eugenio
Giani – ben noto per le sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche e per
la qualità delle sue produzioni agricole. Questa associazione lancia oggi
un messaggio forte: il Mugello è anche terra di viticoltura e Provimu ha
iniziato un lavoro di valorizzazione di vini che stanno acquistando sempre
più considerazione e prestigio. Quello che era un prodotto marginale
nell’economia e nel profilo di questo territorio, sta ora emergendo come
prodotto di assoluta qualità. Per questo la Regione Toscana non può che
sostenere lo sforzo dell’associazione”.
“I produttori di vino del Mugello – ha detto la vicepresidente assessora
all’agroalimentare Stefania Saccardi – si sono messi insieme, 17
produttori, aziende di grande qualità, che saranno presto 20 ma che ci
auguriamo diventino molti di più e producono un vino che un po’ di tempo
fa non avrebbe avuto queste qualità che oggi, invece, ha assunto. Ormai il
vino si fa ad altezze inconsuete e un esempio è il Pinot nero, che ha
conquistato una personalità notevole. Vitigni che crescono ad altezze
importanti stanno diventando oggi una caratteristica dei vino del Mugello e
adesso, grazie a Provimu fanno sistema, un aspetto di grande valore, che
porta a dare spazio, a promuovere e valorizzare vini di una zona nota per
altri tipi di produzione finora e che adesso, invece, smette di essere area
inconsueta per la viticoltura e si afferma come zona di pregio anche per il
vino”.
Curiosando ancora tra i numeri, si va dagli 0,56 ettari di Querceto di
Baraccani e dagli 0,8 di Terre Alte di Pietramala ai 12 di Fattoria il Lago
e ai 12,5 di Tenuta Frascole, passando per realtà comprese tra i 2 e i 6
ettari fini alla Tenuta di Monteloro con i suoi 95 ha. Il numero delle
bottiglie prodotte, tolte le “punte da 15mila, 25mila, 30mila e 40mila,
va dalle 500 dei Fratelli Morolli alle 9mila di San Leolino passando per
cantine da 1.500, 3mila, 6mila bottiglie.
Alla presidenza della neonata associazione è stato eletto Sandro Bettini,
51 anni, titolare dell’azienda di famiglia Rosss e della Fattoria di
Cortevecchia, dove si produce il primo spumante metodo classico made in
Mugello.
Un po’ di storia
Terra nota e apprezzata dai più per i marroni, i tortelli ripieni di
patate, i formaggi e le carni, il Mugello ha in realtà anche una lunga e
documentata storia di viticoltura, documentata già nel 1465 quando nei
dintorni di San Piero a Sieve la tenuta di Cafaggiolo era di proprietà di
un certo Lorenzo de’Medici detto il Magnifico, e nel 1500 le carte della
Badia del Buonsollazzo – tra Polcanto, Vaglia e Monte Senario – raccontano
di produzione e vendita di vino e olio; ma già più anticamente nelle
cantine del convento di Bosco ai Frati, edificato nel VI secolo dagli
Ubaldini poi abitato nell’XI dai Basiliani e quindi donato a San Francesco
d’Assisi, i monaci facevano vino dall’uva delle loro vigne. Se poi nei
secoli successivi la qualità del vino mugellano si è andata
progressivamente abbassando, il motivo di ciò va ricercato nella scarsa
attenzione alla selezione di cloni e di piante adatte ad ambientarsi in
queste valli e tra queste colline, a vantaggio dell’uso mezzadrile in cui
prevaleva la necessità di sfamare con la propria parte le famiglie dei
contadini, a tutto vantaggio delle produzioni massive. E se pure a inizio
‘900 un proprietario della zona di Cardetole, a sud di Borgo San Lorenzo,
già raccomandava per le sue vigne dei minimi qualitativi, resta il fatto
che il Sangiovese in Mugello non sarebbe mai maturato come più a nord in
Romagna o più a sud nel Chianti. E, in ogni caso, una viticoltura
“dell’eccesso” – fino a “cento grappoli” per vite – non poteva dare
che il classico vino aspro, senza andare a cercare scuse climatiche.
Sua Maestà il Pinot Nero
La svolta è arrivata alla fine degli anni Novanta del secolo scorso. La
scoperta del vitigno che sarebbe diventato il “principe” della
viticoltura mugellana: il Pinot Nero. Non il solo, tuttavia: tra i rossi
ecco il Merlot come pure il Rebo ed il Teroldego, uve tipicamente
acclimatate nelle valli trentine, tra i Bianchi – oltre ai classici
Malvasia e Trebbiano – ecco lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc, il Riesling
e il Traminer, il Mueller Thurgau e il Petit Manseng. Ma soprattutto,
appunto, il Pinot Nero, “che sta contribuendo a valorizzare
quest’area”, come si legge nello statuto della neonata ProViMu. “E’
vero – osserva il presidente Bettini – che prima di questa associazione era
nata “L’associazione Produttori Pinot Nero dell’Appennino Toscano”: ma
il rischio della sovrapposizione è solo parziale, quella abbraccia un
areale più vasto, esteso a tutto l’arco dell’Appennino Toscano, noi
puntiamo più decisamente sul nostro territorio e su tutti i vini del
nostro territorio, pur riconoscendo la prevalenza del Pinot Nero che
abbiamo appunto e voluto sottolineare anche nello statuto
dell’associazione”. Quanto all’area abbracciata dall’associazione ProViMu
“non ci siamo voluti fermare – afferma ancora Bettini – alla
territorialità più classica e ristretta, ma abbiamo guardato semmai a una
fattispecie di uso del territorio, e questo ci ha consentito di allargare
l’orizzonte fino alla Valdisieve e a Fiesole: quello che si fa a
Pontassieve si fa anche a Scarperia, abbiamo voluto sentirci inclusivi nei
confronti di territori assimilabili”.
Gli obiettivi
Territorio, qualità, salubrità: ecco in sintesi gli obiettivi primari di
ProViMu “Ci riteniamo – spiega Bettini – custodi del territorio che
intendiamo preservare dal dissesto”. Una frase che riassume gli scopi
dell’associazione, tutti elencati nell’articolo 2 dello Statuto
dell’associazione: migliorare e innalzare la qualità dei prodotti
impegnandosi a garantirne una sempre crescente salubrità, preservare la
fertilità del suolo, l’equilibrio degli ecosistemi e il rispetto delle
biodiversità; condividere la pratica dell’agricoltura etica, sostenibile e
per la piena tutela del territorio mugellano e dell’Appennino; dimostrare
la vocazione del territorio del Mugello per la produzione di vini di
qualità come espressione del territorio; migliorare la qualità dei
rapporti umani tra persone che condividono la stessa passione; effettuare
scambi di esperienza, degustazioni collettive, partecipare a
manifestazioni; valorizzare i prodotti degli associati.
Le azioni concrete
L’azione di ProViMu non si ferma tuttavia all’enunciazione di principi.
L’associazione ha preso le mosse con Appenninia, la vetrina dei vini
appenninici che si è tenuta a Vicchio già in due edizioni nei due anni
passati. E proprio l’organizzazione di Appenninia 2025 sarà il primo banco
di prova pubblico per i produttori mdi vino del Mugello. La rassegna si
terrà il 18 e 19 maggio, ma (a malincuore) cambierà sede: per la
necessità di uno spazio più ampio, si è deciso di trasferirla nella zona
di Pianvallìco, tra San Piero a Sieve e Scarperia, all’interno di Spazio
Brizzolari, creato per contenere e mostrare le opere dell’artista
fiorentino Antonio Brizzolari.
Nei due giorni di programma, la rassegna ospiterà circa 40 produttori in
rappresentanza di vari territori appenninici oltre ad un convegno che
tratterà temi di attualità vitivinicola.
Tra le azioni già pianificate, poi, l’attenzione agli aspetti tecnologici
con un progetto di installazione di una rete di centraline meteo collegate
all’Università di Firenze per gestire e analizzare i dati meteorologici,
che verranno elaborati a vantaggio della produzione e del territorio in un
laboratorio di analisi.
Ancora in collegamento con l’Università di Firenze, ProViMu punterà poi
alla sperimentazione varietale e clonale delle uve per valutare le più
idonee alle caratteristiche del Mugello; legata a questo progetto,
“l’idea – spiega ancora Bettini – è quella al più presto di far
riconoscere il Mugello come territorio “vocato” alla viticoltura, e nel
futuro di creare anche una cantina sperimentale di vinificazione per capire
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