(AGENPARL) - Roma, 21 Ottobre 2026 - l premier israeliano accusa Parigi di aver ceduto all’estremismo islamico e sostiene di aver avvertito Macron già dopo il 7 ottobre 2023. Trump attribuisce i disordini all’immigrazione. Intanto il governo francese prepara una nuova mobilitazione delle forze di sicurezza.
Le violenze che hanno attraversato la Francia nel fine settimana diventano terreno di scontro politico internazionale. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu accusa le autorità francesi di aver ceduto all’estremismo islamico, mentre il presidente americano Donald Trump attribuisce i disordini all’immigrazione e invita Emmanuel Macron a chiudere le frontiere. Due interventi che mettono direttamente in discussione la gestione della sicurezza francese e alimentano un confronto politico già segnato dalle tensioni tra Parigi e Israele.
Le dichiarazioni di Netanyahu sono arrivate il 20 ottobre durante un’intervista all’emittente francofona i24NEWS, ripresa oggi dall’AFP e da Arab News. Il premier israeliano ha sostenuto che la Francia non si sia preparata per tempo alla minaccia estremista e abbia finito per arrendersi a quella che ha definito un’invasione dell’Islam radicale.
Interrogato su quale consiglio darebbe alle autorità francesi, Netanyahu ha invitato a combattere gli estremisti anziché perseguire una politica di accomodamento.
Il passaggio politicamente più significativo riguarda però una conversazione che il premier israeliano sostiene di aver avuto con Macron dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo Netanyahu, il presidente francese aveva insistito sulla necessità di una soluzione diplomatica, mentre lui lo avrebbe avvertito che la minaccia rappresentata da Hamas avrebbe potuto raggiungere anche Parigi.
Nell’intervista, Netanyahu ha affermato che quell’avvertimento starebbe trovando conferma negli avvenimenti francesi. Ha inoltre presentato Israele come un Paese impegnato a difendere non soltanto la propria sicurezza, ma anche quella dell’Occidente.
Sono parole che trasformano i disordini francesi in un argomento a sostegno della strategia israeliana contro Hamas e, più in generale, contro i movimenti che Netanyahu considera parte della minaccia islamista internazionale.
Trump e Netanyahu contro la gestione francese
La posizione del premier israeliano si inserisce in un dibattito già aperto da Donald Trump.
Il presidente americano, parlando lunedì ai giornalisti a Washington, ha attribuito le proteste e le violenze francesi all’immigrazione, escludendo che le difficoltà del sistema scolastico o altre rivendicazioni sociali fossero la causa principale dei disordini.
Trump ha dichiarato di aver consigliato a Macron di chiudere le frontiere e ha sostenuto che l’Europa rischi conseguenze profonde se non adotterà politiche migratorie più restrittive.
La convergenza tra i due leader è evidente nel linguaggio politico: entrambi interpretano la crisi francese soprattutto come una questione di sicurezza, immigrazione e radicalismo. Netanyahu vi aggiunge un collegamento diretto con la guerra contro Hamas e con il ruolo che attribuisce a Israele nella difesa delle società occidentali.
Le loro dichiarazioni arrivano mentre i rapporti tra Israele e Francia attraversano una fase difficile. Il riconoscimento dello Stato palestinese da parte di Parigi nel settembre 2025 ha aggravato le divergenze con il governo israeliano. Netanyahu aveva già criticato duramente Macron, accusandolo di favorire, attraverso quella scelta diplomatica, un clima ostile a Israele.
La polemica odierna si colloca dunque in un rapporto bilaterale deteriorato, nel quale le questioni mediorientali e quelle di politica interna europea finiscono per sovrapporsi.
Il quadro dei disordini francesi, tuttavia, presenta anche elementi differenti rispetto alla lettura proposta dai due leader.
Le manifestazioni del 17 ottobre erano nate dalle proteste contro l’aumento del costo della vita e le difficoltà dei servizi pubblici, compresa la scuola. In diverse città, tra cui Parigi, Marsiglia e Lione, una parte delle mobilitazioni è degenerata in scontri, saccheggi e danneggiamenti.
Il governo francese ha riconosciuto gravi carenze nella risposta delle forze dell’ordine. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha attribuito un ruolo nelle violenze a gruppi radicali dell’ultrasinistra, mentre le autorità hanno avviato indagini per individuare i responsabili dei singoli episodi.
Non è stata annunciata dalle autorità francesi una conclusione investigativa che attribuisca nel suo complesso la rivolta a organizzazioni islamiste. Questo non ridimensiona la gravità delle violenze, ma distingue le responsabilità accertate dalle interpretazioni politiche avanzate all’estero.
Parigi prepara una nuova risposta di sicurezza
La crisi resta aperta anche sul piano interno. Secondo l’aggiornamento AFP del 21 ottobre, Lecornu ha programmato per oggi un incontro con i rappresentanti di cinque organizzazioni sindacali per discutere le condizioni di sicurezza delle manifestazioni e la tutela del diritto di protesta.
Il governo ha inoltre annunciato un rafforzamento massiccio del dispositivo di sicurezza in vista delle nuove mobilitazioni previste per sabato 24 ottobre. Dopo gli scontri del fine settimana, alcune zone sono state sottoposte a coprifuoco mirati, mentre la magistratura procede nei confronti delle persone coinvolte nei disordini.
La risposta delle istituzioni francesi si sviluppa così su due fronti: contenere ulteriori violenze e affrontare una protesta sociale che non appare esaurita. Le organizzazioni sindacali, gli studenti e i movimenti legati ai Gilet gialli hanno infatti annunciato nuove iniziative.
Il confronto assume anche una dimensione europea. Le difficoltà economiche, il rincaro dei prezzi e le tensioni sui servizi pubblici alimentano mobilitazioni in diversi Paesi, mentre la sicurezza urbana e l’immigrazione tornano al centro della competizione politica.
Per Netanyahu, la situazione francese rappresenta un’occasione per ribadire la propria lettura della minaccia estremista e contestare l’approccio diplomatico di Macron. Per Trump, offre un nuovo argomento a sostegno della linea restrittiva sull’immigrazione, a meno di due settimane dalle elezioni americane di metà mandato.
Per il governo francese, invece, la priorità immediata resta impedire che le prossime manifestazioni degenerino nuovamente.
La crisi francese è diventata così qualcosa di più di un’emergenza di ordine pubblico: è ormai un terreno di confronto tra visioni politiche differenti sulla sicurezza, sull’immigrazione e sul ruolo dell’Europa, mentre Parigi cerca di recuperare il controllo della situazione senza rinunciare alla libertà di manifestazione.
