(AGENPARL) - Roma, 18 Settembre 2024 - (AGENPARL) – mer 18 settembre 2024 **Aggressioni al personale della sanità, Giani: “Avere una polizia
regionale sarebbe di aiuto”**
L’assessore Bezzini: “Il problema a volte è culturale: occorre educare i
cittadini”. Intanto la Regione semplifica le procedure per denunciare on
line gli episodi di aggressione
/Scritto da Walter Fortini, mercoledì 18 settembre 2024 alle 15:35/
La Regione si ferma a riflettere sulle aggressioni al personale della
sanità. Il confronto con direzioni aziendali, professionisti, sindacati ed
ordini professionali ha avuto luogo all’Health Campus Meyer di Firenze. Un
fenomeno in crescita quello delle aggressioni, da monitorare e non da
sottovalutare, da affrontare a monte e a valle: aggressioni nella maggior
parte verbali, ma anche fisiche.
Il presidente Eugenio Giani rilancia l’opportunità a proposito di una
polizia regionale, che oggi non c’è: “un nucleo anche ristretto ma
flessibile”. “Sarebbe importante – dice -. Aiuterebbe ad esempio a
presidiare i luoghi più delicati e a interrompere sul nascere eventuali
aggressioni, anche semplicemente con la presenza di un agente”. Nei
pronto soccorso ad esempio o nei reparti di salute mentale. “Chiaramente
– aggiunge Giani – la polizia regionale potrebbe essere utilizzata anche
per altro: per far rispettare ad esempio le ordinanze della Regione”.
Intanto il 25 settembre è convocato un tavolo sulla sicurezza in
Prefettura. “E a quel tavolo – anticipa il presidente – chiederò che
personale di polizia, carabinieri o vigili urbani presidino ospedale e
luoghi a maggior rischio, perchè anche solo vedere una divisa in un pronto
soccorso particolarmente ingolfato ed affollato svolge sicuramente una
funzione importantissima di deterrenza”. “Si tratta chiaramente di un
fenomeno nazionale, non solo toscano – precisa Giani – e se a volte i
numeri della nostra regione possono sembrare più alti che altrove è anche
perché siamo più bravi a farli emergere, dotati di un osservatorio
regionale già prima di quello nazionale, fin dal 2018”.
Il fenomeno, che genera grande preoccupazione, è complesso ed ha bisogno
anche di interventi a monte. “Le cause sono molteplici ed occorre
ragionare su diversi punti – dice l’assessore al diritto alla salute,
Simone Bezzini -: primo su tutti la necessità di promuovere una cultura
del rispetto nei confronti degli operatori sanitari, che lavorano con
grande passione, professionalità ed impegno per tutelare la nostra salute
e vanno assolutamente rispettati. Va ricostruita una relazione di fiducia
tra le persone e il sistema sanitario”.
Spesso episodi di violenza, verbale od anche fisica, scaturiscono da
incomprensione. Vanno educati gli utenti, si è ripetuto spesso stamani, e
vanno formati gli operatori, per renderli più consapevoli del fenomeno e
fornire indicazioni sui comportamenti da adottare.
C’è poi un tema di controlli e monitoraggio, “che spetta in parte alle
aziende sanitarie come datori di lavoro – specifica l’assessore – e in
parte anche alle altre istituzioni dello Stato preposte all’ordine
pubblico. In quanto luoghi pubblici, le strutture sanitarie richiedono
un’attenzione particolare ”.
“Occorre inoltre ragionare su specifiche azioni nei contesti e luoghi
più esposti al fenomeno – continua Bezzini -. I dati raccolti
dall’osservatorio ci dicono che una percentuale importante delle
aggressioni si sviluppa nei pronto soccorso, nei reparti di salute mentale
e negli ambulatori delle guardie mediche che di notte sono sole.”
“Non dimentichiamo però – evidenzia l’assessore – che un’altra
componente rilevante del fenomeno è la tensione che deriva dal
disallineamento tra la domanda e l’offerta di prestazioni sanitarie che, di
fronte al sottofinanziamento della sanità pubblica al quale stiamo
assistendo, rischia di crescere ulteriormente. Anche per questo ci
auguriamo che il Governo faccia di più con la prossima legge di stabilità
e si impegni a stanziare risorse adeguate per il fondo sanitario”. “In
Toscana – conclude – esiste un piano di lavoro condiviso che stiamo
portando avanti con impegno e determinazione per tutelare il personale e
permettere alle nostre professioniste e professionisti, a tutte e tutti i
volontari di svolgere il loro lavoro senza il rischio di subire aggressioni
verbali e fisiche”.
Gli interventi della Regione: segnalazioni on line e misure per la
sicurezza
Tra le azioni a valle programmate la Regione sta mettendo a punto una
procedura on line, semplificata, per segnalare episodi di aggressione.
Consentirà a ciascuna professionista di farlo in autonomia, in qualsiasi
momento della giornata e da qualsiasi luogo: basterà avere un acceso ad
internet. Le segnalazioni arriveranno in tempo reale ai responsabili per la
sicurezza delle singole aziende e automaticamente alimentaranno l’archivio
dell’Osservatorio regionale e nazionale, con maggiore celerità e un flusso
pressochè continuo. La demo del nuovo portale, che entrerà in funzione
nei prossimi mesi, è stata presentata nel corso dell’incontro di stamani
allì’Health Meyer Campus.
La sicurezza non è in ogni caso un tema che si possa affrontare a
compartimenti stagni, sottolinea il direttore dell’assessorato alla sanità
regionale Federico Gelli. E così, se per fermare le aggressioni al
personale della sanità è innegabile che occorra prima di tutto creare uno
spirito positivo tra gli utenti, spiegare come funziona una struttura
sanitaria e quali sono le variabili che influiscono sui tempi di presa in
carico – migliorare anche la comunicazione con i parenti che aspettano in
sala di attesa, utilizzando magari app e nuove tecnologie per seguire in
tempo reale il percorso diagnostico di chi arriva al pronto soccorso – sono
poi utili anche strumenti per aumentare il grado di tutela del personale:
pulsanti di allarme per segnalare situazioni di emergenza ed essere
geolocalizzati, telecamere di videosorveglianza ben visibili, dispostivi
per controllare gli accessi, illuminazione adeguata.
Su tutti e due i fronti la Regione è impegnata con un progetto che vede un
investimento di due milioni e 100 mila euro in due anni, tra il 2024 e
2025.
I numeri
Ogni analisi non può naturalmente che partire dai numeri, esaminati anche
nel corso dell’iniziativa fiorentina. Le aggressioni al personale
sanitario, verbali o fisiche, continuano ad essere un fenomeno ancora
troppo diffuso. Lo confermano i dati dell’Osservatorio della Regione
Toscana, che monitora il fenomeno dal 2019.
Nel primo semestre del 2024 sono stati 1136 i casi registrati: 903
aggressioni verbali, 207 fisiche e 26 contro la proprietà. Oltre la metà
delle violenze (il 53 per cento) hanno visto gli infermieri come vittime,
nel 17 per cento degli episodi gli operatori socio sanitari e per il 13 per
cento i medici. La maggiore incidenza, quasi il 45 per cento, riguarda i
servizi posichiatrici territoriali. All’interno degli ospedali il settore
più esposto è il pronto soccorso.
Nel 2023 erano stati 2356 i casi di aggressione complessivamente segnalati:
1769 verbali, 478 fisica e 109 contro la proprietà. Un trend in crescita,
con 1258 episodi nel 2022, 817 nel 2021 e 752 nel 2020.
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