(AGENPARL) - Roma, 2 Ottobre 2023 - (AGENPARL) – lun 02 ottobre 2023 Andare nei luoghi da dove partono i flussi per arginare l’emergenza
immigrazione. E’ la proposta del presidente della Camera di Commercio
ItalAfrica, Alfredo Cestari, che, dal 2004, si occupa dei problemi dei
Paesi Africani e delle imprese italiane che lavorano negli stessi
Paesi. *Guinea,
Costa d’Avorio, Sudan, Kenya, Etiopia, Repubblica democratica del Congo* sono
i principali Paesi di provenienza di chi cerca fortuna in Europa. Quasi
114mila sbarchi nel 2023 (fino a fine agosto). Gli arrivi più numerosi da
giorni sono da Guinea (15.138 sbarcati nel 2023), seguita da Costa d’Avorio
(14.282), Tunisia (11.694) ed Egitto (8.422). “Ma -spiega Cestari- stiamo
osservando movimenti dall’Africa Subsahariana, i Paesi limitrofi al
Sudafrica. Il che apre nuove e inquietanti difficoltà. Chi decide di
scappare può metterci anche tre anni per arrivare sulle coste del
Mediterraneo e, in questo lasso di tempo, è costretto a procurarsi i soldi
per i vari trasferimenti e lo fa di fatto schiavizzandosi. Il nostro
compito è dunque quello di avviare una vera e propria rivoluzione
culturale, di far capire alle popolazioni di quei territori che esiste
un’alternativa possibile. Che si possono avviare, nei loro Paesi, progetti
volti a migliorare la qualità di vita e, perché no, di creare lavoro. Penso
che questa sia in generale la strada maestra per arrestare i flussi
migratori, per dare alle persone una speranza vera. L’Europa è su questo
che deve impegnarsi. Ora”.
“Sono quasi 160 i miliardi di euro che il vecchio Continente ha stanziato
-ricorda Cestari. Sono soldi sufficienti a invertire la rotta ma occorre
avviare dei veri e propri focus per interventi che siano finalizzati alle
esigenze reali. Bisogna insomma rafforzare la cooperazione e usare il
denaro già disponibile per migliorare le condizioni di vita delle varie
popolazioni. Affrontare l’emergenza è ovviamente fondamentale ma credo che
la prevenzione sia la vera arma da utilizzare. Sono problemi di somma
urgenza e come tali vanno affrontati. Usare le risorse stanziate e usarle
bene è un dovere innanzitutto morale. Farlo significa affrontare realmente
le grandi questioni che affliggono l’Africa e, piano piano, porre rimedio”.
“L’*Unione europea*, nel quinquennio che va dal 2021 al 2026, ha stanziato
-spiega- centinaia di milioni di euro per i Paesi più a rischio con
programmi bilaterali. Si tratta di fondi che vanno dal mezzo miliardo di
euro in su. Con una buona ed efficiente programmazione, anno dopo anno,
basterebbe intervenire sulle opere primarie per dare dignità alle
popolazioni che vivono in particolare nell’entroterra. Costruire
infrastrutture, ospedali e scuole, dare energia e acqua potabile sarebbe un
deterrente importante. Certo, i flussi non si fermerebbero subito, ma, con
azioni mirate, una diminuzione graduale sarebbe possibile. Anzi, direi,
sicura”. Nel quinquennio – aggiunge – sono stati stanziati fondi dal mezzo
miliardo in più per ogni Paese. Quasi 100 milioni l’anno e, con quella
cifra, si possono fare tante cose, si può lavorare per mitigare la povertà.
Basta però volerlo e soprattutto serve vigilare che vengano realmente
utilizzati per scopi sociali. L’Europa deve creare insomma un meccanismo
che possa anche controllare e magari sovrintendere ai lavori che si decide
di effettuare. Poi, gli aiuti possono anche essere aumentati in base
all’aumento o meno dei flussi migratori provenienti da un determinato
territorio. Il problema non è questo, il problema è che quei fondi non
vengano gettati al vento”.“In questa fase di grande emergenza per i
continui flussi migratori in Italia torna il tema del rapporto tra Unione
europea e Paesi del continente africano che non deve basarsi solamente su
misure per arginare il fenomeno delle migrazioni. E’ questa la strada da
percorrere con maggiore speditezza, con azioni e risorse finanziarie
adeguate, attraverso un Piano Marshall di cooperazione Europa-Africa”. Il
punto di partenza – ha aggiunto – sono la cooperazione allo sviluppo e le
politiche di partenariato tra l’Europa e i paesi del continente africano.
Bisogna mettere in campo iniziative sinergiche non solo nei Paesi da cui
partono le navi dirette verso l’Italia e l’Europa, ma soprattutto negli
Stati dell’Africa centrale da cui spesso prendono il via i “viaggi della
speranza” di decine di migliaia di giovani che fuggono al destino segnato
di mancanza di lavoro e fame. Con iniziative di cooperazione mirate ed
efficaci, che coinvolgano non solo gli Stati, ma anche le aziende, è
possibile ridurre sensibilmente i flussi, creando occupazione in loco ed
evitando ai paesi africani la perdita di capitale umano e intellettuale
indispensabile al loro sviluppo economico e civile”, afferma Cestari.
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