(AGENPARL) - Roma, 4 Novembre 2026 - Come emerge da una nuova analisi della Corte dei conti europea, la proposta della Commissione europea per il prossimo bilancio settennale dell’UE non riesce a sfruttare diversi modi di renderlo più trasparente per i cittadini e di rafforzare l’obbligo di rendiconto in merito alla sua gestione. Nel momento in cui i decisori dell’UE negoziano la forma e l’entità definitive del bilancio 2028-2034, la Corte avverte che le proposte non tengono conto di importanti preoccupazioni già sollevate in passato. I timori restano particolarmente forti circa il finanziamento non collegato ai costi.
Nel giugno 2025, la Corte aveva pubblicato un documento di analisi sul bilancio dell’UE post-2027, individuando 28 opportunità per migliorarne aspetti fondamentali, che riguardavano, ad esempio, il modo di semplificarlo, adattarlo e finanziarlo. A luglio e a settembre 2025, la Commissione ha poi pubblicato le proprie proposte per il quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034, gettando le basi per le priorità dell’UE nel corso del prossimo periodo settennale di bilancio. La Corte ha verificato in che misura dette proposte colgono le opportunità individuate.
“La nostra analisi può aiutare i decisori dell’UE nel momento in cui finalizzano le norme per il prossimo bilancio a lungo termine”, ha affermato Jan Gregor, il Membro della Corte dei conti europea responsabile del documento di analisi. “Abbiamo bisogno di un bilancio che mostri chiaramente quanto abbia da offrire l’UE, che assicuri una gestione efficace del denaro e che rafforzi la rendicontabilità e la trasparenza”.
La Corte evidenzia molte problematiche che richiedono ulteriori miglioramenti per cogliere le opportunità individuate, nonché per colmare varie gravi lacune. Delle 28 opportunità elencate dalla Corte, la Commissione ne ha colto appieno solo una, relativa alla semplificazione delle norme che consentono al bilancio dell’UE di rispondere in modo flessibile al mutare delle esigenze. In generale, le proposte vanno più a fondo per quanto riguarda il miglioramento della flessibilità del bilancio; le questioni relative al finanziamento non collegato ai costi sono invece quelle per le quali vi sono stati meno progressi. Nel complesso, in 19 casi le proposte tengono conto di quanto segnalato dalla Corte solo in parte, mentre in otto casi per niente.
La Commissione ha perso l’opportunità di definire il “valore aggiunto UE” nella normativa, cosa che avrebbe consentito di ottenere un bilancio più mirato e dal maggiore impatto. Per di più, il quadro di performance proposto continua a dar priorità agli indicatori di realizzazione, senza indicatori di risultato e di impatto sufficienti.
Le proposte fanno passi avanti nel consolidare l’architettura finanziaria dell’UE e semplificare il bilancio dell’UE, seppur entro certi limiti. Ad esempio, la semplificazione delle norme a livello dell’UE non riduce necessariamente l’onere amministrativo gravante sui destinatari finali.
Per quel che riguarda il coordinamento annuale delle politiche economiche degli Stati membri (il “semestre europeo”), riunire la programmazione in un unico piano nazionale per ciascuno Stato membro potrebbe lasciare un minor potere decisionale alle regioni. Inoltre, non vi è sufficiente chiarezza circa le modalità con le quali le riforme sono valutate e le risorse sono ad esse assegnate.
Per quanto riguarda il finanziamento non collegato ai costi, il nuovo modello di spesa ricalca quello del fondo dell’UE per la ripresa post-COVID-19, mantenendo alcune importanti lacune metodologiche. L’accento continua ad esser posto sui progressi nell’attuazione invece che sui risultati. Le condizioni di pagamento dovrebbero essere chiare e comprendere il rispetto della normativa dell’UE e nazionale; i finanziamenti, poi, dovrebbero essere pienamente tracciabili.
Per quanto riguarda lo Stato di diritto e la Carta dei diritti fondamentali dell’UE, le proposte introducono meccanismi più robusti per assicurarne il rispetto, ma prevedono numerose disposizioni che potrebbero rendere l’applicazione delle norme meno efficace.
Ai fini del finanziamento del bilancio dell’UE, l’introduzione di nuove risorse proprie rende più complesso il sistema di finanziamento dell’UE. In questo contesto, un aumento delle entrate esistenti, ad esempio eliminando i divari fiscali esistenti, ridurrebbe la necessità di nuove risorse proprie.
Infine, per quel che concerne l’audit esterno, proposte come quella su Europa globale non sanciscono esplicitamente i diritti di audit della Corte dei conti europea. Ciò crea incertezze riguardo al mandato dell’istituzione addetta al controllo delle finanze dell’UE, specie per gli organismi istituiti al di fuori del quadro giuridico dell’UE o per nuove forme di sostegno finanziario che coinvolgono terzi.
Informazioni sul contesto
Con le proposte per il periodo 2028-2034, la Commissione desidera apportare modifiche significative all’architettura del bilancio dell’UE. Tra queste, figura la creazione di un Fondo europeo del valore di 865 miliardi di euro che integri i principali settori di spesa del bilancio dell’UE (quali le risorse naturali e la coesione) in un unico quadro incentrato sui piani di partenariato nazionale e regionale (national and regional partnership – NRP), uno per ciascuno Stato membro. Inoltre, per la maggior parte delle rubriche di bilancio e dei programmi è stato proposto l’uso del finanziamento non collegato ai costi, al quale finora si è fatto ricorso solo per il fondo UE per la ripresa post-COVID.
L’analisi 02/2026 della Corte, intitolata “Opportunità per il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 – seguito dato all’analisi 03/2025 della Corte dei conti europea”, è disponibile in lingua inglese sul sito internet della Corte; altre versioni linguistiche saranno disponibili appena possibile. Detto documento dà seguito all’analisi 03/2025 della Corte, che aveva individuato opportunità che la Commissione poteva prendere in considerazione in diverse aree tematiche.
