(AGENPARL) - Roma, 3 Ottobre 2026 - «Le dichiarazioni rese da Giuseppe Graviano chiamando ancora una volta in causa Silvio Berlusconi sono un fatto di una gravità che va ben oltre il giudizio politico.
Parliamo di uno stragista, di un uomo condannato per alcuni dei delitti più feroci della storia mafiosa italiana, che torna a formulare presunte ricostruzioni su Silvio Berlusconi mentre Silvio Berlusconi non può più rispondere, contestare, difendersi.
Ed è qui che si supera un limite.
La giustizia, per essere davvero tale, vive anche del contraddittorio e del diritto alla difesa. Quando una persona viene chiamata in causa in modo grave e non ha più alcuna possibilità di replicare, quel principio viene inevitabilmente svuotato.
Per questo condivido profondamente l'indignazione espressa da Marina Berlusconi e da Antonio Tajani. Non si tratta soltanto della memoria di Silvio Berlusconi. Si tratta di capire fino a che punto possa spingersi un sistema nel quale la parola di uno stragista continua a trovare spazio contro chi non può più opporre la propria.
Questo è il punto che dovrebbe preoccupare tutti.
Perché il diritto alla difesa non è una concessione. È uno dei fondamenti dello Stato di diritto. E quando quel diritto diventa impossibile, ma l'accusa continua a vivere, il rischio è quello di oltrepassare il confine stesso della giustizia.
C'è poi un limite che riguarda il rispetto dovuto alla memoria di un uomo che ha segnato profondamente la storia politica, istituzionale e imprenditoriale del nostro Paese. Un grande italiano, un leader che ha rappresentato per milioni di persone un'idea di libertà, di politica e di futuro.
Continuare a trascinarne il nome dentro questo metodo non offende soltanto la sua memoria. Ferisce una comunità politica intera e dovrebbe interrogare, e indignare, ogni italiano, anche chi Silvio Berlusconi non lo ha mai votato, non lo ha mai condiviso e lo ha combattuto politicamente.
Perché qui non è più questione di essere stati con lui o contro di lui.
È questione del limite che una democrazia e una giustizia degne di questo nome non dovrebbero mai oltrepassare».