(AGENPARL) - Roma, 1 Novembre 2026 - La presidente in carica Iliana Yotova affronta l’ex premier ad interim Andrey Gyurov nel secondo turno delle elezioni del 1° novembre. Al primo scrutinio Yotova ha ottenuto il 34,76% dei voti contro il 31,95% dello sfidante, ma soltanto il 23,16% degli aventi diritto si è recato alle urne. Dopo otto elezioni parlamentari dal 2021, la Bulgaria cerca stabilità istituzionale mentre la guerra in Ucraina, la sicurezza del Mar Nero e i rapporti con Mosca dividono il dibattito politico.
La Bulgaria torna alle urne domenica 1° novembre 2026 per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, al termine di una campagna elettorale caratterizzata da una profonda polarizzazione politica, un’affluenza particolarmente bassa e un acceso confronto sull’orientamento internazionale del Paese.
A contendersi la presidenza sono Iliana Yotova, attuale capo dello Stato, e Andrey Gyurov, economista ed ex primo ministro di un governo ad interim.
Il ballottaggio si è reso necessario dopo che nessuno dei candidati ha ottenuto la maggioranza richiesta al primo turno, svoltosi domenica 25 ottobre.
Secondo i risultati ufficiali della Commissione elettorale centrale bulgara, Yotova e il suo candidato vicepresidente Kiril Valchev hanno ottenuto il 34,759% dei voti, mentre Gyurov e Georgi Kandev si sono fermati al 31,953%.
Il distacco tra le due coppie è stato di circa 2,8 punti percentuali, equivalente a poco più di 42.700 voti.
La partecipazione alle urne costituisce tuttavia uno degli elementi più significativi del voto.
La Commissione elettorale ha comunicato che soltanto 1.525.034 cittadini, su 6.584.025 aventi diritto, hanno partecipato al primo turno: un’affluenza pari a circa il 23,16%.
Il dato, confermato dall’emittente pubblica bulgara BNT, evidenzia il livello particolarmente basso di partecipazione in una fase nella quale il Paese ha già attraversato numerose crisi parlamentari e frequenti cambiamenti di governo.
Il ballottaggio non riguarda soltanto la scelta del nuovo capo dello Stato. Rappresenta anche un confronto tra visioni differenti della politica estera bulgara, del rapporto con la Russia, del sostegno all’Ucraina e del ruolo di Sofia all’interno della NATO e dell’Unione Europea.
Elezioni presidenziali in Bulgaria: i risultati ufficiali del primo turno
La Commissione elettorale centrale ha completato lo scrutinio delle schede del primo turno, confermando l’accesso al ballottaggio delle coppie Yotova–Valchev e Gyurov–Kandev.
Secondo i dati definitivi pubblicati dall’agenzia bulgara BTA, il voto del 25 ottobre ha prodotto i seguenti risultati:
| Candidati alla presidenza e vicepresidenza | Voti | Percentuale |
|---|---|---|
| Iliana Yotova – Kiril Valchev | 528.951 | 34,759% |
| Andrey Gyurov – Georgi Kandev | 486.232 | 31,953% |
| Kostadin Kostadinov – Petar Volgin | 190.894 circa | 12,55% |
| Radostin Vasilev – Krasimir Manov | 70.118 circa | 4,61% |
| Nessun candidato sostenuto | 67.353 | 4,43% |
Complessivamente hanno partecipato 27 coppie di candidati.
Il risultato dimostra che nessuno dei due principali schieramenti è riuscito ad assicurarsi la maggioranza dei voti validi.
Al tempo stesso, oltre un decimo degli elettori che hanno espresso una preferenza per un candidato ha sostenuto la coppia guidata da Kostadin Kostadinov, esponente della formazione nazionalista Revival.
Questa componente dell’elettorato rappresenta uno degli elementi di attenzione nella seconda tornata, senza che sia possibile dedurre automaticamente come si distribuiranno le sue preferenze.
L’esito del ballottaggio dipenderà infatti dalla partecipazione effettiva e dalle scelte individuali degli elettori, comprese quelle di chi non si era recato alle urne il 25 ottobre.
Affluenza ai minimi storici: soltanto un elettore su quattro ha partecipato
L’elemento più preoccupante per la partecipazione democratica è rappresentato dal forte astensionismo.
Il 25 ottobre si è recata alle urne meno di una persona su quattro tra gli aventi diritto.
Le prime stime diffuse nella serata elettorale indicavano un’affluenza intorno al 22–22,5%, mentre i dati successivamente comunicati dalla Commissione elettorale hanno portato il valore a circa il 23,16%.
Secondo quanto riportato da Associated Press, si tratta di un livello di partecipazione eccezionalmente basso, che riflette il diffuso malcontento verso la politica dopo anni di elezioni ripetute e coalizioni instabili.
L’astensionismo è particolarmente significativo perché il presidente bulgaro viene eletto direttamente dai cittadini.
La scarsa partecipazione non impedisce automaticamente la validità del ballottaggio, ma solleva interrogativi sul rapporto tra elettori e istituzioni.
Dopo otto elezioni parlamentari in poco più di cinque anni, una parte consistente della popolazione sembra aver progressivamente ridotto la propria partecipazione elettorale.
Le cause possono essere molteplici: disillusione verso i partiti, stanchezza per le consultazioni frequenti, insoddisfazione economica e difficoltà nel riconoscersi nelle candidature disponibili.
I dati sull’affluenza documentano la dimensione dell’astensione, ma non permettono da soli di attribuire a tutti i non votanti una medesima motivazione politica.
Le regole elettorali: perché è necessario il ballottaggio
Il sistema presidenziale bulgaro prevede che il capo dello Stato venga eletto direttamente per un mandato di cinque anni.
Per vincere al primo turno non basta ottenere più voti degli altri candidati.
La Costituzione richiede che il candidato conquisti più della metà dei voti validi e che alla consultazione partecipi più della metà degli elettori aventi diritto.
Quando queste condizioni non si verificano, le due coppie con il maggior numero di voti accedono a una seconda votazione.
È quanto è avvenuto dopo il 25 ottobre.
Come chiarito dalla Commissione elettorale centrale attraverso la comunicazione ripresa da BNT, nessun candidato ha raggiunto le condizioni necessarie per l’elezione immediata.
Nel ballottaggio viene invece eletta la coppia che ottiene più voti secondo le regole previste per il secondo turno, senza ripetere il requisito di partecipazione superiore al 50% previsto per l’elezione al primo turno.
Questo significa che l’elevato astensionismo del 25 ottobre non determina automaticamente una nuova consultazione.
Il voto del 1° novembre costituisce quindi il passaggio decisivo per l’individuazione del nuovo presidente e del suo vicepresidente.
Iliana Yotova: dalla vicepresidenza alla guida dello Stato
Iliana Yotova è una figura di lunga esperienza nella politica bulgara ed europea.
Ex giornalista, già europarlamentare e vicepresidente della Repubblica, ha assunto le funzioni di capo dello Stato nel gennaio 2026, dopo le dimissioni di Rumen Radev.
La sua candidatura viene sostenuta da Bulgaria Progressista, la formazione guidata dall’ex presidente Radev, e dal Partito Socialista Bulgaro.
Yotova propone una linea di continuità istituzionale, sostenendo la necessità di preservare la stabilità politica e rafforzare il ruolo della presidenza.
Sul piano internazionale, la candidata conferma l’appartenenza della Bulgaria all’Unione Europea, ma propone un atteggiamento più aperto al dialogo diplomatico con Mosca.
Secondo la ricostruzione dell’Associated Press, Yotova sostiene una soluzione negoziata alla guerra in Ucraina e ha espresso posizioni favorevoli a un riesame delle sanzioni contro la Russia.
Queste posizioni la distinguono da una parte significativa dei partiti di opposizione, che chiedono un allineamento più netto alle iniziative europee di sostegno a Kyiv.
La candidatura della presidente ha inoltre una dimensione storica.
Yotova è già la prima donna ad aver esercitato le funzioni di presidente della Repubblica bulgara. Una sua elezione al ballottaggio la renderebbe anche la prima donna eletta direttamente alla presidenza del Paese.
La distinzione è importante perché l’assunzione dell’incarico nel gennaio 2026 è avvenuta attraverso la successione costituzionale, non mediante una precedente vittoria nelle elezioni presidenziali.
Andrey Gyurov: l’ex premier ad interim sostenuto dai riformisti europeisti
Andrey Gyurov è un economista con esperienza nella politica parlamentare, nel settore bancario e nella gestione del governo.
Ex vicegovernatore della Banca nazionale bulgara, ha guidato un esecutivo ad interim prima delle elezioni parlamentari dell’aprile 2026.
La sua candidatura è sostenuta dall’area riformista ed europeista dell’opposizione, in particolare dalle forze legate a Continuiamo il Cambiamento e Bulgaria Democratica.
Gyurov si presenta come sostenitore di una politica estera saldamente ancorata all’Unione Europea e alla NATO.
Tra i principali temi della sua campagna figurano il rafforzamento dello Stato di diritto, l’indipendenza delle istituzioni e la necessità di mantenere un orientamento chiaro nei rapporti con gli alleati occidentali.
La sua posizione sulla guerra in Ucraina è più vicina a quella dei governi europei favorevoli al sostegno militare e politico a Kyiv.
Come riportato dall’Associated Press, durante il suo periodo alla guida del governo ad interim Gyurov ha sottoscritto un accordo di cooperazione in materia di sicurezza con l’Ucraina.
La decisione è diventata uno dei principali argomenti di confronto della campagna presidenziale.
I suoi sostenitori la considerano una conferma dell’impegno della Bulgaria verso la sicurezza europea.
Yotova e altri esponenti politici hanno invece contestato alcuni aspetti dell’accordo, sollevando interrogativi sulle implicazioni per il Paese.
Gyurov ha respinto le interpretazioni secondo cui la cooperazione comporterebbe l’invio automatico di militari bulgari sul territorio ucraino.
Il confronto televisivo del 29 ottobre: Ucraina, economia e sicurezza
Uno dei momenti centrali della campagna è stato il dibattito televisivo tra Yotova e Gyurov, organizzato giovedì 29 ottobre dall’emittente pubblica Bulgarian National Television.
L’incontro, iniziato alle 21, ha rappresentato l’unico confronto televisivo diretto tra i due candidati durante la fase conclusiva della campagna.
Come documentato da The Sofia Globe nel resoconto del 30 ottobre, il dibattito è durato quasi due ore e ha riguardato soprattutto politica estera, guerra in Ucraina, sicurezza energetica e gestione economica.
Le differenze tra i candidati sono emerse in particolare sul rapporto con la Russia.
Yotova ha insistito sulla necessità di privilegiare iniziative diplomatiche che possano contribuire alla fine delle ostilità.
Gyurov ha invece sostenuto che la Bulgaria debba mantenere una posizione chiara nel riconoscere la responsabilità russa per l’invasione dell’Ucraina e nel sostenere gli impegni assunti con gli alleati.
Il dibattito ha coinvolto anche questioni economiche interne, comprese le politiche energetiche e gli accordi di approvvigionamento del gas.
Gyurov ha criticato i costi dell’accordo energetico con la società turca BOTAŞ, sottoscritto durante un precedente governo ad interim nominato da Radev.
La discussione ha mostrato come la competizione presidenziale si intrecci con il giudizio sull’operato del governo e con il più ampio confronto sulle scelte strategiche della Bulgaria.
La guerra in Ucraina divide la politica estera bulgara
Il conflitto russo-ucraino costituisce uno degli elementi principali della campagna.
La Bulgaria è membro dell’Unione Europea e della NATO, ma mantiene una storia di rapporti economici, culturali e politici con la Russia.
Questa doppia dimensione rende particolarmente delicato il confronto sulle sanzioni, sugli aiuti militari all’Ucraina e sulla sicurezza del Mar Nero.
Yotova sostiene che sia necessario intensificare gli sforzi diplomatici e arrivare a una soluzione negoziata.
Gyurov insiste invece sulla necessità che la Bulgaria mantenga impegni prevedibili e coerenti con gli alleati europei e atlantici.
Le differenze non significano che una candidatura implichi automaticamente l’uscita dall’Unione Europea o dalla NATO.
Entrambi i candidati operano nel quadro dell’appartenenza bulgara alle organizzazioni occidentali, ma divergono sul modo di interpretare determinati rapporti diplomatici e di sicurezza.
La copertura di Euronews del primo turno ha evidenziato come la campagna sia stata influenzata dalla guerra, dalla crescita dei prezzi energetici e dai rischi alla navigazione nel Mar Nero.
Per la Bulgaria, Paese affacciato direttamente su questo bacino, la sicurezza marittima non è soltanto una questione geopolitica distante.
Riguarda i commerci, le infrastrutture portuali, il turismo e la protezione delle rotte energetiche.
Mar Nero, droni e navi commerciali: nuove preoccupazioni per Sofia
La fase conclusiva delle elezioni è stata accompagnata da una crescente attenzione verso gli attacchi con droni contro il traffico marittimo nel Mar Nero.
Secondo quanto riportato dall’Associated Press nella cronaca del ballottaggio, la campagna è stata segnata anche da incidenti che hanno coinvolto navi commerciali, con vittime o membri degli equipaggi dispersi.
Questi episodi hanno alimentato il dibattito sulla capacità dello Stato bulgaro di proteggere le proprie acque e contribuire alla sicurezza regionale.
Yotova ha proposto un maggiore ricorso al dialogo diplomatico, comprese iniziative regionali dedicate alla sicurezza del Mar Nero.
Gyurov ha sottolineato invece la necessità di una cooperazione efficace con gli alleati della NATO e di una posizione esplicita sulle responsabilità della Russia.
Il tema riflette una difficoltà concreta per Sofia.
La Bulgaria deve garantire la sicurezza delle proprie infrastrutture e della navigazione, evitando al tempo stesso che le tensioni militari nel Mar Nero producano conseguenze economiche sempre più pesanti.
L’elezione del capo dello Stato non determinerà da sola la politica militare del Paese, ma il presidente potrà contribuire a orientare il dibattito pubblico e i rapporti istituzionali in materia di sicurezza nazionale.
Otto elezioni parlamentari dal 2021: le radici dell’instabilità politica
Per comprendere l’importanza del ballottaggio è necessario ricostruire la successione delle crisi politiche bulgare.
Dall’aprile 2021 il Paese ha organizzato otto elezioni parlamentari, sette delle quali anticipate.
La frequenza delle consultazioni rappresenta una delle manifestazioni più evidenti delle difficoltà incontrate dai partiti nella formazione di maggioranze stabili.
Le elezioni si sono susseguite dopo il fallimento di diverse trattative per la formazione di governi di coalizione, l’interruzione di accordi parlamentari e la crisi di fiducia nei confronti delle principali forze politiche.
In numerose occasioni è stato necessario nominare governi ad interim, incaricati di amministrare il Paese e preparare nuove elezioni.
Questo meccanismo ha contribuito a rafforzare la visibilità della presidenza della Repubblica, chiamata ripetutamente a esercitare le proprie competenze costituzionali durante le fasi di transizione.
La situazione ha avuto conseguenze anche sulla capacità di pianificare politiche economiche di lungo periodo.
Governi con mandati brevi e maggioranze fragili incontrano maggiori difficoltà nell’approvare riforme strutturali, programmare investimenti e sviluppare politiche amministrative continuative.
La ripetizione delle elezioni può inoltre contribuire a indebolire la partecipazione, soprattutto quando i cittadini percepiscono che il risultato delle consultazioni non produce cambiamenti duraturi.
Questo non significa che l’instabilità sia l’unica causa dell’astensionismo, ma costituisce un elemento rilevante del contesto politico nel quale si svolge il ballottaggio presidenziale.
Aprile 2026, la svolta parlamentare: Rumen Radev conquista la maggioranza assoluta
La più recente elezione parlamentare, tenutasi il 19 aprile 2026, ha modificato in modo significativo gli equilibri politici bulgari.
La formazione Bulgaria Progressista, guidata dall’ex presidente Rumen Radev, ha conquistato 131 seggi sui 240 dell’Assemblea Nazionale, ottenendo la maggioranza assoluta.
Si è trattato di un risultato importante dopo anni nei quali nessuna forza politica era riuscita a consolidare una maggioranza autonoma.
I dati sono confermati dall’Unione interparlamentare, attraverso la banca dati ufficiale PARLINE, che riporta la seguente distribuzione dei seggi:
| Partito o coalizione | Seggi |
|---|---|
| Bulgaria Progressista | 131 |
| GERB – Unione delle Forze Democratiche | 39 |
| Continuiamo il Cambiamento – Bulgaria Democratica | 37 |
| Movimento per i Diritti e le Libertà | 21 |
| Revival | 12 |
| Totale | 240 |
Il nuovo Parlamento si è riunito il 30 aprile, mentre l’8 maggio ha approvato il governo guidato da Radev, composto dalla sola formazione Bulgaria Progressista.
La vittoria ha consentito all’ex presidente di passare dalla guida dello Stato alla direzione dell’esecutivo.
Ha inoltre creato un nuovo assetto istituzionale: Radev controlla una maggioranza parlamentare autonoma, mentre la sua ex vicepresidente Yotova esercita le funzioni presidenziali.
Il ballottaggio del 1° novembre interviene proprio su questo equilibrio.
La consultazione determinerà se la presidenza continuerà a essere occupata da una figura politicamente sostenuta dalla maggioranza di governo oppure passerà a un esponente appoggiato dall’opposizione.
Rumen Radev, dall’uscita dalla presidenza alla guida del governo
La figura di Rumen Radev è centrale per comprendere la politica bulgara contemporanea.
Ex comandante dell’Aeronautica militare, Radev è stato eletto presidente nel 2016 e riconfermato nel 2021.
Durante i suoi mandati ha assunto posizioni spesso critiche nei confronti delle principali forze politiche tradizionali, intervenendo ripetutamente nei dibattiti sulla corruzione, sulla formazione dei governi e sui rapporti con la Russia.
Nel gennaio 2026 ha lasciato anticipatamente la presidenza per dedicarsi alla nuova iniziativa politica Bulgaria Progressista.
Le sue dimissioni hanno portato Iliana Yotova alla guida dello Stato, conformemente alle disposizioni costituzionali.
La successiva vittoria parlamentare del 19 aprile ha confermato la capacità della nuova formazione di raccogliere consensi in un sistema politico precedentemente frammentato.
La concentrazione di un’ampia maggioranza parlamentare nelle mani del partito guidato da Radev rappresenta un importante cambiamento rispetto agli anni di coalizioni fragili.
Tuttavia, l’esistenza di una maggioranza assoluta non elimina automaticamente tutte le tensioni istituzionali.
La presidenza della Repubblica conserva infatti competenze autonome e può esercitare funzioni di controllo sulle decisioni del Parlamento e del governo.
Per questo motivo, il ballottaggio tra Yotova e Gyurov assume un significato che va oltre la rappresentanza simbolica dello Stato.
Quali poteri ha il presidente della Bulgaria?
La Bulgaria è una repubblica parlamentare.
Il presidente è il capo dello Stato, ma non dirige quotidianamente il governo e non dispone degli stessi poteri esecutivi di un presidente in un sistema presidenziale.
Le principali decisioni di politica economica e amministrativa spettano al Consiglio dei ministri, sostenuto dalla maggioranza parlamentare.
La presidenza conserva tuttavia competenze significative.
Il capo dello Stato rappresenta la Bulgaria nelle relazioni internazionali, è comandante in capo delle forze armate e svolge funzioni costituzionali durante le crisi di governo.
Può inoltre rinviare al Parlamento determinate leggi attraverso il potere di veto sospensivo.
Questo potere non è generalmente definitivo: l’Assemblea Nazionale può superare il veto attraverso le procedure e le maggioranze previste dall’ordinamento.
Il presidente esercita inoltre competenze relative a nomine istituzionali, rapporti diplomatici e sicurezza nazionale.
In una fase di instabilità parlamentare, queste attribuzioni possono diventare particolarmente rilevanti.
Le prerogative dell’istituzione derivano dalla Costituzione della Repubblica di Bulgaria, consultabile attraverso l’Assemblea Nazionale.
Il presidente, dunque, non può sostituirsi al governo nella definizione di tutte le politiche nazionali, ma può condizionare il confronto istituzionale e contribuire all’indirizzo pubblico sulle principali questioni strategiche.
Il problema dei contrappesi: presidenza e maggioranza parlamentare
Uno dei temi discussi nella campagna riguarda l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Il partito Bulgaria Progressista dispone già della maggioranza assoluta in Parlamento e guida il governo.
Yotova, sostenuta dalla stessa area politica, propone una presidenza caratterizzata dalla continuità con l’esperienza istituzionale precedente.
I suoi sostenitori considerano questa continuità un elemento utile per evitare ulteriori contrasti e favorire il funzionamento delle istituzioni.
I critici della sua candidatura sollevano invece il problema della possibile concentrazione di influenza politica nelle mani di un unico schieramento.
Secondo quanto rilevato dall’Associated Press, una parte dell’opposizione ritiene importante mantenere un controllo istituzionale autonomo rispetto alla maggioranza parlamentare.
La candidatura Gyurov viene sostenuta proprio da forze politiche che contestano alcune scelte del governo Radev.
Un presidente proveniente da un’area politica differente rispetto alla maggioranza parlamentare potrebbe esercitare più frequentemente le proprie prerogative di controllo.
Al tempo stesso, una coabitazione conflittuale potrebbe produrre nuove difficoltà nei rapporti istituzionali.
Si tratta di due possibili modalità di funzionamento del sistema costituzionale, non di una garanzia automatica di maggiore stabilità o maggiore conflittualità.
La qualità dei contrappesi dipenderà dal rispetto delle competenze costituzionali, dalla cooperazione tra le istituzioni e dalle decisioni effettivamente assunte.
Il voto degli elettori all’estero: un risultato diverso da quello nazionale
Un elemento interessante del primo turno riguarda le preferenze espresse dai cittadini bulgari residenti fuori dal Paese.
Secondo i risultati ufficiali del voto all’estero pubblicati dall’emittente BNT, Gyurov ha ottenuto il 45,79% dei voti nelle sezioni estere, contro il 22,79% di Yotova.
Il dato mostra una distribuzione delle preferenze differente rispetto al risultato nazionale.
Tra i cittadini che hanno partecipato alla consultazione fuori dalla Bulgaria, la coppia Gyurov–Kandev ha raccolto una quota di voti superiore a quella registrata complessivamente nel Paese.
La differenza è significativa, ma deve essere interpretata con prudenza.
Gli elettori che votano all’estero non costituiscono necessariamente un campione rappresentativo dell’intera diaspora bulgara.
Partecipazione, distribuzione geografica e condizioni di accesso ai seggi possono influenzare il risultato.
Il voto all’estero rappresenta comunque una componente importante del sistema elettorale bulgaro, considerata la presenza di numerosi cittadini residenti in altri Paesi europei.
Anche in Italia sono state predisposte sezioni elettorali per consentire ai cittadini bulgari aventi diritto di partecipare al ballottaggio.
Secondo Fakti.bg, sono previste 29 sezioni in Italia, 18 in Francia, 16 in Belgio e due in Lussemburgo.
Le questioni economiche: inflazione, energia e condizioni di vita
La politica estera è stata uno dei temi più visibili della campagna, ma le preoccupazioni economiche continuano ad avere un peso importante nel dibattito bulgaro.
Il costo della vita, l’andamento dei prezzi energetici e le difficoltà delle famiglie rappresentano questioni centrali per una parte considerevole della popolazione.
L’instabilità politica degli ultimi anni ha complicato la continuità della programmazione economica, mentre il contesto internazionale ha accentuato l’incertezza.
La guerra in Ucraina e le tensioni nel Mar Nero hanno avuto conseguenze sui mercati energetici e sulle rotte commerciali.
La Bulgaria deve inoltre affrontare problemi strutturali legati alla distribuzione territoriale dello sviluppo economico, al reddito delle famiglie e alle opportunità lavorative.
La politica energetica costituisce uno dei principali punti di confronto tra le forze politiche.
Il caso dell’accordo con la società turca BOTAŞ, richiamato durante il dibattito televisivo tra Yotova e Gyurov, dimostra quanto le scelte sugli approvvigionamenti di gas abbiano assunto un significato anche politico.
Secondo il resoconto di The Sofia Globe del 30 ottobre, Gyurov ha utilizzato la questione per criticare le decisioni energetiche adottate durante governi ad interim nominati da Radev.
Yotova ha difeso l’impostazione del proprio schieramento, contestando alcune delle interpretazioni dell’avversario.
In ogni caso, il presidente della Repubblica non dispone della competenza diretta per determinare unilateralmente bilanci, tariffe energetiche o politiche fiscali.
Il suo ruolo su tali materie rimane principalmente istituzionale, politico e di controllo.
Il terzo classificato Kostadinov e il voto dei nazionalisti
Il risultato del primo turno ha evidenziato anche la presenza di una componente elettorale nazionalista significativa.
Kostadin Kostadinov, leader di Revival, ha raccolto circa il 12,55% delle preferenze insieme al candidato vicepresidente Petar Volgin.
La formazione è nota per posizioni critiche nei confronti di alcune politiche europee, delle sanzioni contro la Russia e dell’orientamento internazionale sostenuto dai principali partiti europeisti.
Il voto ottenuto dalla coppia costituisce un elemento rilevante del quadro politico, ma non consente di prevedere come si comporteranno gli stessi elettori al ballottaggio.
I cittadini che hanno sostenuto Kostadinov possono scegliere uno dei due finalisti, astenersi oppure utilizzare l’opzione di non sostenere alcun candidato, secondo le regole applicabili.
Anche l’orientamento dei candidati esclusi non determina automaticamente il comportamento dei rispettivi elettori.
Per questa ragione, il risultato del 25 ottobre non può essere trasformato in una semplice somma di percentuali attribuite a blocchi politici presunti.
La competizione del 1° novembre resta una nuova consultazione, nella quale saranno decisivi i voti effettivamente espressi.
Domenica 1° novembre: seggi aperti dalle 7 alle 20
Il secondo turno delle presidenziali si svolge domenica 1° novembre 2026.
I seggi aprono alle 7:00 e chiudono alle 20:00, ora locale bulgara, salvo le eventuali procedure previste per gli elettori ancora in attesa alla chiusura.
Gli orari corrispondono alle 05:00 e alle 18:00 GMT.
La consultazione riguarda contemporaneamente la scelta del presidente e del vicepresidente della Repubblica.
Gli elettori devono scegliere tra la coppia Yotova–Valchev e quella Gyurov–Kandev, oppure avvalersi delle ulteriori opzioni eventualmente previste sulla scheda.
La Commissione elettorale centrale è responsabile dell’organizzazione e della pubblicazione dei risultati ufficiali.
Gli aggiornamenti possono essere consultati attraverso il sito della Commissione elettorale centrale bulgara, mentre le comunicazioni del primo turno restano disponibili nell’archivio ufficiale dei risultati del 25 ottobre.
Al momento di questo articolo, i risultati definitivi del ballottaggio non sono ancora disponibili e non è possibile attribuire la vittoria a nessuno dei candidati.
Cosa cambierà dopo le elezioni presidenziali?
La conclusione del voto porterà alla definizione del nuovo mandato presidenziale, ma non risolverà automaticamente tutte le difficoltà politiche ed economiche del Paese.
La Bulgaria dispone oggi di una maggioranza parlamentare numericamente stabile, guidata dal partito di Rumen Radev.
Rimangono tuttavia forti contrapposizioni sulla politica estera, sulla gestione dei rapporti con la Russia e sull’equilibrio tra governo e presidenza.
Una vittoria di Yotova confermerebbe la continuità politica dell’attuale presidenza.
Un’elezione di Gyurov porterebbe invece alla guida dello Stato una figura sostenuta dalle forze di opposizione europeiste.
In entrambi i casi, il nuovo presidente sarà chiamato a esercitare i propri poteri all’interno di un sistema parlamentare nel quale il governo mantiene la responsabilità principale delle politiche pubbliche.
La vera sfida istituzionale sarà garantire una cooperazione efficace tra presidenza, Parlamento ed esecutivo, pur nel rispetto delle eventuali differenze politiche.
Sul piano internazionale, il capo dello Stato dovrà inoltre rappresentare la Bulgaria in una fase complessa per la sicurezza europea.
Un ballottaggio che mette alla prova la democrazia bulgara
Le elezioni presidenziali del 1° novembre si svolgono in uno scenario segnato da difficoltà economiche, tensioni geopolitiche e una partecipazione elettorale eccezionalmente ridotta.
Iliana Yotova e Andrey Gyurov rappresentano due differenti impostazioni della funzione presidenziale e della politica estera nazionale.
La presidente in carica propone la continuità istituzionale e un maggiore spazio alla diplomazia nei rapporti con la Russia.
Lo sfidante sostiene invece una posizione più esplicita a favore dell’Ucraina e del rafforzamento del ruolo della Bulgaria all’interno dell’Unione Europea e della NATO.
Il risultato del primo turno dimostra che il confronto è aperto: Yotova ha ottenuto il 34,76% dei voti, Gyurov il 31,95%, con una distanza limitata tra i due candidati.
Ma il dato più significativo resta la partecipazione.
Dopo otto elezioni parlamentari dal 2021, soltanto il 23,16% degli aventi diritto ha partecipato alla prima tornata presidenziale, mostrando quanto sia difficile ricostruire un rapporto stabile tra cittadini e istituzioni.
Il ballottaggio determinerà chi guiderà la presidenza della Repubblica nei prossimi cinque anni, ma lascerà aperta una questione più ampia: come rafforzare la fiducia democratica in un Paese che ha attraversato anni di instabilità.
Per la Bulgaria, la sfida non sarà soltanto eleggere un presidente, ma costruire istituzioni capaci di garantire continuità, rappresentanza e sicurezza in un contesto europeo sempre più complesso.
