(AGENPARL) - Roma, 16 Settembre 2026 - dell'energia*
*Decreto inefficace senza benefici per gli italiani*
"Stiamo approvando il nono decreto per la riduzione delle accise sui
carburanti nella prima settimana di agosto. Questo rende l'idea del caos
con cui governo gestisce il problema del rialzo dei prezzi dei carburanti;
e nel frattempo è già in vigore un nuovo decreto che ridetermina le accise
fino al 17 settembre. Noi di Azione siamo contrari nel merito e nel metodo
e per questo votiamo contro". Lo ha detto Giulio Sottanelli, deputato di
prezzi dei prodotti petroliferi.
"Nel decreto che approviamo oggi – ha proseguito Sottanelli – confluiscono
i decreti 139 e 153, nonostante il parere del Comitato per la legislazione
secondo il quale la confluenza dovrebbe essere limitata a circostanze
eccezionali e adeguatamente motivata in Aula; anche il presidente della
Repubblica e la Consulta hanno invitato a limitare la tecnica della
confluenza definita tortuosa. Nel presente decreto sui carburanti sono
stati anche inseriti interventi sull'Ilva, l'autotrasporto, i giochi
d'azzardo e altre materie. Il Parlamento viene, ancora una volta, ridotto a
ratificare decisioni assunte dal Governo. Da marzo il costo totale degli
interventi sulle accise è di 2 miliardi di euro, risorse reperite
attraverso sanzioni AGCM non riassegnate, tagli lineari ai ministeri e al
fondo speciale di conto capitale. E l'effetto concreto sul prezzo del
gasolio alla pompa è uno sconto di 17,1 centesimi al litro, IVA inclusa.
Come segnalato dalla Federazione Italiana gestori impianti stradali
carburanti è uno sconto completamente eroso dall'aumento delle quotazioni e
da dall'aumento dei margini industriali lordi".
"Sull'Ilva – ha proseguito Sottanelli – vengono stanziati 100,5 milioni per
la funzionalità degli impianti ma manca un piano industriale. In 14 anni
sono stati spesi circa 4 miliardi di euro di risorse pubbliche, con 6
gestioni commissariali e 3 gare il governo ancora finanzia l'emergenza
senza una soluzione industriale definitiva. Nel 2018 Calenda aveva chiuso
un accordo che avrebbe garantito occupazione e bonifiche e una nuova vita
al più grande polo europeo dell'acciaio ma il governo Conte fece saltare
tutto. Il governo ha raggiunto il record della pressione fiscale al 42,8%.
Gli italiani con il governo Meloni pagano di più per l'energia e le tasse a
livello record. Noi di Azione avremmo utilizzato uno strumento diverso di
sostegno diretto alle famiglie, ai professionisti, alle imprese, magari
tramite un credito d'imposta, non avremmo fatto tagli generalizzati,
avremmo messo a gara le concessioni idroelettriche, avremmo fatto una
revisione dei guadagni in bolletta di Enel e Terna".
