(AGENPARL) - Roma, 30 Agosto 2026 - Il futuro della sicurezza europea non può essere costruito escludendo la Russia. È questa la posizione espressa dal primo ministro slovacco Robert Fico, che torna a contestare l’approccio adottato da una parte dei governi occidentali nei confronti di Mosca e chiede all’Europa di privilegiare diplomazia, dialogo ed economia rispetto a riarmo e contrapposizione permanente.
In dichiarazioni trasmesse dall’emittente televisiva slovacca TA3, Fico ha sostenuto che una pace stabile nel continente europeo potrà essere raggiunta soltanto attraverso un nuovo rapporto con la Federazione Russa.
«La sicurezza e la pace in Europa non possono essere garantite senza la Russia. Possono essere raggiunte solo con la Russia», ha affermato il premier slovacco.
Fico non ha sostenuto che Mosca debba essere esente da critiche. Al contrario, ha precisato che la Russia dovrebbe essere criticata quando commette errori, ma ha contemporaneamente respinto quella che considera una strategia di demonizzazione ed esclusione.
«La Russia va criticata quando commette errori, ma non va demonizzata né estromessa dall’Europa», ha dichiarato.
«La Russia esiste al nostro fianco»
Il ragionamento del premier slovacco parte da una considerazione geopolitica: indipendentemente dalle relazioni politiche del momento, la Russia rimarrà una grande potenza geograficamente legata al continente europeo.
Secondo Fico, i governi occidentali devono quindi riconoscere una realtà che non può essere modificata attraverso sanzioni, isolamento politico o aumento delle spese militari.
La Russia, ha affermato, «esiste al loro fianco come loro pari».
È una posizione che distingue nettamente Fico da quella parte della politica europea che considera prioritario rafforzare la capacità militare dell’UE e della NATO per scoraggiare eventuali future aggressioni russe.
Per il premier slovacco, una strategia basata esclusivamente sulla deterrenza rischia invece di trasformare la contrapposizione nata dalla guerra in Ucraina in una frattura strutturale e permanente dell’Europa.
Fico mette in guardia dalla «russofobia»
Il primo ministro ha dedicato una parte particolarmente dura del suo intervento al fenomeno che definisce «russofobia».
Secondo Fico, criticare le decisioni del governo russo è legittimo, mentre trasformare il confronto politico con Mosca in un’ostilità generalizzata nei confronti della Russia sarebbe controproducente.
Il premier invita quindi a distinguere tra la condanna di specifiche politiche russe e la costruzione di una contrapposizione permanente con il Paese.
Il tema è politicamente sensibile soprattutto dopo anni nei quali la guerra in Ucraina ha determinato un profondo deterioramento delle relazioni tra Mosca e le capitali europee, modificando radicalmente anche le politiche energetiche, industriali e militari dell’Unione.
«L’UE è un progetto di pace»
Fico ha quindi richiamato quella che considera la missione originaria dell’Unione Europea.
«L’Unione Europea è un progetto di pace, non uno strumento per combattere la Russia», ha dichiarato.
La frase sintetizza la critica del governo slovacco alla progressiva centralità assunta dalla sicurezza militare nel dibattito europeo.
Per Fico, Bruxelles dovrebbe recuperare soprattutto la propria funzione diplomatica, economica e politica.
«L’UE non ha bisogno di più armi e di russofobia. L’UE ha bisogno di una diplomazia più forte e di piani concreti su come aiutare la propria economia», ha aggiunto.
La critica al riarmo europeo
Le dichiarazioni arrivano mentre la sicurezza e l’aumento delle capacità militari occupano un ruolo sempre maggiore nelle strategie europee.
La guerra in Ucraina ha spinto numerosi Paesi ad aumentare i bilanci della difesa, incrementare la produzione di munizioni e sistemi d’arma e rafforzare il fianco orientale della NATO.
Per i sostenitori di questa strategia, una maggiore capacità militare rappresenta una condizione necessaria per la deterrenza: un’Europa più preparata a difendersi ridurrebbe il rischio che un potenziale avversario decida di utilizzare la forza.
Fico propone una lettura differente.
Pur non negando la necessità della sicurezza, il premier slovacco sostiene che un aumento continuo degli armamenti non possa sostituire una strategia politica capace di ricostruire un sistema di sicurezza continentale.
La divergenza riguarda quindi soprattutto il modo attraverso il quale raggiungere la stabilità: deterrenza e superiorità militare da una parte, dialogo e progressiva normalizzazione dei rapporti dall’altra.
Diplomazia ed economia prima delle armi
Fico collega inoltre la politica estera alla situazione economica dell’Unione.
Secondo il premier, Bruxelles dovrebbe concentrare maggiori risorse sulla competitività, sulla crescita e sul sostegno alle economie europee invece di trasformare l’espansione della spesa militare nella principale risposta alla crisi geopolitica.
È una critica che tocca uno dei dilemmi più importanti per l’Europa: come finanziare contemporaneamente difesa, welfare, transizione energetica, infrastrutture e competitività industriale.
Per Fico, la risposta dovrebbe consistere in un maggiore investimento nella diplomazia, capace di ridurre le tensioni e quindi, nel lungo periodo, anche la necessità di sostenere livelli sempre più elevati di spesa militare.
Una linea slovacca distinta da quella di molti alleati europei
Le posizioni di Fico hanno più volte collocato Bratislava su una linea differente rispetto a numerosi governi dell’Europa settentrionale e orientale.
Per Paesi geograficamente vicini alla Russia, come gli Stati baltici, il rafforzamento militare rappresenta una garanzia essenziale contro il rischio di una futura aggressione.
Fico parte invece dalla convinzione che nessuna architettura di sicurezza europea possa funzionare stabilmente se costruita contro Mosca.
La differenza non riguarda necessariamente l’obiettivo finale — evitare una nuova guerra europea — quanto gli strumenti attraverso i quali raggiungerlo.
Due visioni della sicurezza europea
Il confronto mette così in evidenza due concezioni profondamente differenti.
La prima sostiene che il deterioramento delle relazioni con Mosca imponga all’Europa di rafforzarsi militarmente e dimostrare che qualsiasi aggressione avrebbe costi insostenibili.
La seconda, rappresentata dalle dichiarazioni di Fico, ritiene invece che una sicurezza basata sulla contrapposizione permanente sia intrinsecamente instabile e che, prima o poi, sarà necessario ricostruire un rapporto politico con la Russia.
Per il premier slovacco, la geografia rende questa seconda strada inevitabile.
Mosca può essere criticata, sanzionata e contrastata quando le sue azioni vengono considerate inaccettabili, sostiene Fico, ma non può essere semplicemente cancellata dall’equazione strategica europea.
Quale rapporto con Mosca dopo la guerra?
Dietro le dichiarazioni del premier slovacco emerge quindi una questione destinata probabilmente a sopravvivere allo stesso conflitto ucraino: quale rapporto dovrà avere l’Europa con la Russia nel lungo periodo?
Anche un’eventuale conclusione della guerra non eliminerebbe automaticamente le controversie su sicurezza, sanzioni, energia, confini, presenza NATO nell’Europa orientale e futuro dell’Ucraina.
Fico sostiene che prima o poi sarà necessario affrontare questi problemi attraverso un nuovo sistema di relazioni con Mosca.
I governi europei maggiormente preoccupati dalla minaccia russa ritengono invece che qualsiasi futura apertura debba essere preceduta da solide garanzie di sicurezza e da una capacità militare sufficiente a impedire nuove aggressioni.
È probabilmente su questa differenza che si giocherà una parte importante del dibattito europeo dei prossimi anni.
Fico: pace «solo con la Russia»
Il messaggio proveniente da Bratislava rimane comunque netto.
Per Robert Fico, l’Unione Europea non dovrebbe trasformarsi in uno strumento destinato a sostenere una contrapposizione indefinita con Mosca. Dovrebbe invece tornare a esercitare con maggiore forza la propria capacità diplomatica e concentrarsi sulla crescita economica interna.
«La sicurezza e la pace in Europa non possono essere garantite senza la Russia», ribadisce il premier.
Una posizione destinata a dividere l’Europa, soprattutto tra i Paesi che vedono nella Russia una minaccia militare diretta e quelli che considerano inevitabile, nel lungo periodo, una nuova forma di dialogo.
La domanda fondamentale posta dalle parole di Fico va dunque oltre la politica slovacca: può esistere un ordine europeo stabile costruito contro la Russia oppure, terminata la guerra, sarà inevitabile trovare una nuova formula di convivenza con Mosca?
Per il premier slovacco la risposta non lascia spazio a dubbi: la pace europea non potrà essere costruita senza la Russia, ma soltanto insieme ad essa.
