(AGENPARL) - Roma, 28 Agosto 2026 - L’espansione economica di Pechino in Uzbekistan non è soltanto una questione di mercati o investimenti industriali. Dietro la nascita del nuovo polo di autobus elettrici a Fergana e l’avanzata di colossi come BYD c’è una mossa geopolitica profonda, che sta ridisegnando i rapporti di forza nel cuore dell’Eurasia.
Il sorpasso strategico sulla Russia
Per decenni Mosca ha mantenuto un controllo quasi incontrastato sullo spazio economico e politico uzbeko. Oggi gli equilibri sono radicalmente mutati: con oltre 5.615 imprese a capitale cinese registrate nel paese, la Cina ha superato nettamente la Russia, fermina a quota 3.308.
Questo primato economico si traduce in un’influenza strategica senza precedenti. Il portafoglio complessivo dei progetti congiunti si avvicina alla soglia dei 90 miliardi di dollari, ponendo Tashkent nell’orbita tecnologica e finanziaria di Pechino e riducendo lo storico raggio d’azione russo nella regione.
Nuove rotte e logistica: la ferrovia strategica
Il tassello fondamentale di questa trasformazione è la futura ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan. Questa infrastruttura non serve solo ad abbattere i costi di trasporto delle merci, ma crea un corridoio di transito diretto che salta i tradizionali nodi russi, integrando l’Uzbekistan nelle direttrici commerciali globali volute da Pechino.
La regione di Fergana, grazie alla sua posizione geografica di cerniera verso il Kirghizistan, diventa così il perno di una piattaforma logistica pensata per proiettare la tecnologia cinese in tutta l’Asia centrale e nei mercati limitrofi.
La sfida di Tashkent: modernizzazione o nuova dipendenza?
Per il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev, l’alleanza con la Cina rappresenta un’occasione storica per accelerare l’industrializzazione e creare posti di lavoro. Tuttavia, gli osservatori internazionali mettono in guardia sui rischi geopolitici ed economici di un legame così sbilanciato.
Con un interscambio commerciale fortemente sbilanciato verso le importazioni da Pechino, la vera sfida per Tashkent sarà evitare che la modernizzazione si trasformi in una forma di subalternità tecnologica ed energetica. La partita in gioco non è solo la produzione di veicoli ecologici, ma il margine di autonomia strategica di un intero quadrante geopolitico chiave.
