(AGENPARL) - Roma, 19 Agosto 2026 - Il rappresentante permanente della Libia presso le Nazioni Unite, Taher El-Sonni, ha lanciato un duro messaggio al Consiglio di Sicurezza, affermando che i cittadini libici soffrono da anni e sono ormai stanchi del susseguirsi di briefing, riunioni e sessioni internazionali che non producono risultati concreti sul terreno.
Intervenendo martedì durante una sessione del Consiglio di Sicurezza dedicata alla situazione in Libia, Al-Sunni ha sostenuto che gli incontri internazionali devono essere accompagnati da una reale volontà politica di rompere il ciclo della stagnazione e di passare dalle dichiarazioni a misure capaci di rispondere alle aspirazioni della popolazione in materia di stabilità, sicurezza e istituzioni.
«La titolarità libica non può rimanere uno slogan»
Una parte centrale dell’intervento di Al-Sunni è stata dedicata alla natura del processo politico.
Il diplomatico ha chiesto che vengano rispettate le iniziative e i dialoghi nazionali capaci di rispondere alle aspirazioni dei libici e di condurre il Paese fuori dalle interminabili fasi di transizione attraverso elezioni libere ed eque.
Al-Sunni ha accolto favorevolmente gli sforzi internazionali finalizzati a sostenere il dialogo e a porre fine alle divisioni, ponendo però una condizione fondamentale: il processo deve essere promosso e guidato dai libici, nel quadro delle Nazioni Unite e nel rispetto degli accordi politici e delle pertinenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza.
Secondo il rappresentante libico, il principio della titolarità nazionale del processo politico non può continuare a essere ripetuto nelle dichiarazioni diplomatiche senza trovare una concreta applicazione.
Il ruolo della comunità internazionale, nella sua visione, dovrebbe essere quello di sostenere la volontà nazionale, non di sostituirsi ad essa. La titolarità libica deve quindi trasformarsi da principio teorico a pratica politica capace di riconoscere ai cittadini il diritto di determinare autonomamente il futuro del proprio Stato.
Spesa pubblica: «Non può più essere rimandata»
Al-Sunni ha poi concentrato il proprio intervento sulla situazione economica e finanziaria, indicando il controllo della spesa pubblica come una priorità nazionale che non può più essere rinviata.
Secondo il diplomatico, una gestione rigorosa delle finanze dello Stato è indispensabile per proteggere il dinaro libico, preservare la stabilità monetaria e impedire che le risorse nazionali vengano progressivamente consumate attraverso una spesa incontrollata.
Al-Sunni ha inoltre sollevato interrogativi sull’attuazione dell’accordo relativo alla spesa unificata, chiedendo perché non sia stato ancora applicato a nove mesi dalla firma tra la Camera dei Rappresentanti e il Consiglio di Stato e a quattro mesi dall’approvazione dei relativi piani di spesa.
Il rappresentante libico ha manifestato preoccupazione per le persistenti difficoltà di attuazione e per quella che considera una mancanza di sufficiente impegno nel raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’accordo.
Appello a tutelare l’indipendenza della Banca Centrale
Nel suo intervento, Al-Sunni ha inoltre chiesto un sostegno chiaro all’indipendenza della Banca Centrale della Libia, affinché l’istituzione possa esercitare le proprie competenze legali e professionali senza essere condizionata dalle rivalità e dalle pressioni politiche.
La stabilità dell’istituzione monetaria assume un’importanza ancora maggiore in un contesto caratterizzato da forti pressioni sulla spesa pubblica, difficoltà economiche e preoccupazioni per il valore della valuta nazionale.
La tutela della Banca Centrale viene quindi inserita da Al-Sunni in un quadro più ampio che comprende il controllo delle finanze pubbliche, la salvaguardia delle risorse nazionali e la necessità di rafforzare la responsabilità delle istituzioni.
Crisi elettrica, corruzione e contrabbando
Particolarmente duro è stato il passaggio dedicato al deterioramento dei servizi essenziali.
Al-Sunni ha collegato il protrarsi delle crisi che colpiscono la popolazione, in particolare quelle riguardanti energia ed elettricità, alla presenza di reti di corruzione e alle attività criminali legate al contrabbando di carburante e petrolio greggio.
Il diplomatico ha quindi ampliato la questione energetica oltre la semplice inefficienza dei servizi, ponendo l’attenzione sulla dispersione delle risorse nazionali e sulle reti che trarrebbero profitto dal traffico illecito di prodotti petroliferi.
Per Al-Sunni, la protezione delle ricchezze libiche deve diventare una responsabilità non soltanto nazionale, ma anche internazionale.
«Una petroliera sanzionata mentre intere flotte saccheggiano le risorse»
Uno dei passaggi più critici dell’intervento ha riguardato proprio la risposta internazionale al contrabbando.
Al-Sunni ha messo in discussione l’efficacia delle misure adottate finora, osservando che l’azione internazionale si sarebbe limitata a inserire nell’elenco delle sanzioni una singola petroliera coinvolta nel traffico illecito di petrolio, mentre, secondo quanto denunciato dal rappresentante libico, intere flotte sarebbero impegnate nel saccheggio delle risorse del Paese.
Il diplomatico ha quindi chiesto al Consiglio di Sicurezza e al Comitato per le Sanzioni di adottare provvedimenti più incisivi.
L’appello è quello di perseguire, sia sul piano nazionale sia su quello internazionale, individui, reti ed entità coinvolti nel contrabbando e coloro che organizzano o facilitano queste attività.
Al-Sunni ha insistito sulla necessità di procedere senza selettività, chiedendo un’applicazione più rigorosa degli strumenti internazionali disponibili contro chi contribuisce alla sottrazione delle risorse appartenenti al popolo libico.
Fondi congelati dell’Autorità libica per gli investimenti
Un segnale positivo è stato invece individuato nella decisione riguardante la Libyan Investment Authority (LIA).
Al-Sunni ha accolto favorevolmente l’adozione, da parte del Comitato per le Sanzioni, di una nota di orientamento che consente all’Autorità libica per gli investimenti di reinvestire determinati saldi di cassa sottoposti a congelamento, mentre sia i fondi sia i profitti derivanti dai nuovi investimenti rimangono congelati.
Secondo il rappresentante libico, questo meccanismo può contribuire a preservare il valore del patrimonio nazionale nel tempo, proteggendo il denaro appartenente alla popolazione e la ricchezza destinata alle future generazioni.
La questione degli asset congelati resta infatti uno dei dossier economici più delicati per la Libia, proprio per la necessità di evitare che il loro valore venga progressivamente eroso pur mantenendo le garanzie previste dal regime internazionale delle sanzioni.
Sostegno al dialogo militare tra est e ovest
Al-Sunni ha infine rivolto un appello alla comunità internazionale affinché sostenga gli incontri militari e di sicurezza che riuniscono rappresentanti provenienti dalle diverse regioni della Libia.
Il diplomatico considera la comunicazione diretta tra i vertici militari un elemento fondamentale per ridurre il rischio di nuove escalation.
Il dialogo nel settore della sicurezza rappresenterebbe, secondo Al-Sunni, una vera valvola di sicurezza contro il ritorno al conflitto armato, dopo anni nei quali la popolazione libica ha pagato un prezzo estremamente elevato in termini di vite umane, instabilità e distruzione.
La prosecuzione di questi contatti potrebbe inoltre contribuire a costruire gradualmente una maggiore cooperazione tra le strutture militari del Paese e a creare condizioni più favorevoli per una futura unificazione delle istituzioni di sicurezza.
Dalle dichiarazioni ai risultati
Il messaggio portato da Al-Sunni davanti al Consiglio di Sicurezza ruota dunque attorno a un concetto preciso: la Libia non ha bisogno di un altro ciclo di dichiarazioni senza attuazione.
Sul piano politico, il diplomatico chiede un processo realmente guidato dai libici e capace di condurre a elezioni e alla conclusione delle fasi transitorie. Sul piano economico, domanda disciplina nella spesa pubblica, protezione del dinaro e indipendenza della Banca Centrale. Sul fronte delle risorse nazionali, sollecita un’azione più incisiva contro corruzione e contrabbando di petrolio e carburante. Sul piano della sicurezza, invita a sostenere il dialogo tra le componenti militari per evitare una nuova spirale di violenza.
Il punto centrale resta tuttavia quello espresso all’inizio del suo intervento: dopo anni di crisi, i libici chiedono che briefing, riunioni, accordi e dichiarazioni si traducano finalmente in risultati tangibili.
