(AGENPARL) - Roma, 15 Agosto 2026 - Il gruppo ransomware Cl0p, organizzazione cybercriminale associata da diversi analisti alla Russia, ha rivendicato attacchi informatici contro due importanti multinazionali europee: Shell e Philips. Le aziende figurano in un elenco di quasi 50 presunte vittime pubblicato dal gruppo sul proprio sito dedicato alle fughe di dati, insieme ad altre grandi società internazionali.
Tra i nomi indicati dagli hacker figurerebbero anche General Electric e la società statunitense di servizi finanziari e pagamenti Fiserv, segnalando una campagna potenzialmente molto più ampia rispetto ai soli incidenti che coinvolgono le due multinazionali europee.
Le rivendicazioni di Cl0p devono tuttavia essere distinte dai fatti confermati dalle aziende: mentre Shell ha dichiarato di essere a conoscenza di un possibile incidente e Philips ha confermato di aver contenuto un tentativo di violazione di uno specifico server, l’effettiva quantità e natura dei documenti che Cl0p sostiene di aver sottratto non è stata verificata in modo indipendente.
Cl0p sostiene di aver sottratto 89 GB di dati a Shell
Secondo le affermazioni del gruppo ransomware, dal gigante energetico Shell sarebbero stati sottratti circa 89 gigabyte di materiale aziendale.
Il presunto archivio comprenderebbe informazioni potenzialmente sensibili dal punto di vista industriale, tra cui disegni tecnici, fotografie e immagini di impianti, scansioni di rapporti di prova e documentazione relativa a progetti.
Se confermata, la presenza di documentazione tecnica renderebbe l’incidente particolarmente rilevante non soltanto dal punto di vista della riservatezza dei dati, ma anche sotto il profilo della sicurezza industriale e della protezione della proprietà intellettuale.
Shell non ha però confermato pubblicamente la versione fornita dagli hacker né l’entità dei dati che Cl0p afferma di possedere.
La multinazionale ha dichiarato di essere “a conoscenza di un possibile incidente” e di stare esaminando la situazione.
Philips conferma un tentativo di violazione
Più dettagliata la risposta fornita da Philips.
La multinazionale olandese specializzata nelle tecnologie sanitarie ha confermato di aver individuato e contenuto un tentativo di violazione della sicurezza informatica riguardante uno specifico server aziendale sul quale erano conservati dati interni.
Cl0p sostiene di aver ottenuto da Philips circa 13,5 gigabyte di materiale, costituito prevalentemente da diagrammi e planimetrie. Anche in questo caso, tuttavia, la rivendicazione degli hacker e l’esatta quantità di informazioni eventualmente sottratte devono essere considerate separatamente da quanto confermato ufficialmente dall’azienda.
Un portavoce di Philips ha riferito all’emittente olandese NOS che la situazione è stata portata sotto controllo e che, secondo le verifiche effettuate dall’azienda, l’incidente non avrebbe avuto conseguenze per i clienti.
Le indagini proseguono per determinare con maggiore precisione l’origine dell’attacco, l’eventuale accesso ai dati e la portata complessiva dell’incidente.
Una campagna che potrebbe coinvolgere decine di aziende
La presenza di Shell e Philips in un elenco di quasi 50 organizzazioni rende la vicenda potenzialmente più significativa di due attacchi isolati.
Cl0p è noto nel panorama internazionale della criminalità informatica per campagne nelle quali una singola vulnerabilità o un determinato vettore di compromissione viene sfruttato contro numerose organizzazioni.
Il modello operativo dei gruppi ransomware si è inoltre evoluto. La cifratura dei sistemi informatici non è più necessariamente l’elemento centrale dell’attacco: in molte campagne gli aggressori cercano soprattutto di esfiltrare informazioni riservate e utilizzare la minaccia della loro pubblicazione come strumento di estorsione.
Di conseguenza, la comparsa del nome di un’azienda su un sito di leak non dimostra automaticamente che tutti i suoi sistemi siano stati cifrati o che l’intera infrastruttura informatica sia stata compromessa.
Il rischio dei documenti industriali
Nel caso di Shell e Philips, particolare attenzione è rivolta alla tipologia dei file che Cl0p sostiene di possedere.
Disegni tecnici, planimetrie, rapporti di prova e documentazione progettuale possono contenere informazioni preziose sull’organizzazione e sulle caratteristiche di strutture industriali e sistemi tecnologici.
Per un gruppo energetico globale come Shell, la protezione delle informazioni riguardanti infrastrutture e impianti costituisce un elemento importante della sicurezza aziendale. Analogamente, per Philips, che opera in settori tecnologici e sanitari altamente specializzati, la tutela della documentazione tecnica e della proprietà intellettuale rappresenta una priorità.
Ciò non significa però che i file rivendicati da Cl0p permettano necessariamente di compromettere infrastrutture operative. Per stabilirne la reale sensibilità sarebbe necessario conoscere il contenuto, l’attualità e il livello di dettaglio dei documenti.
Le indagini diventano decisive
La priorità per le aziende coinvolte sarà ora ricostruire con precisione la catena dell’incidente: individuare il punto di ingresso, determinare quali sistemi siano stati raggiunti dagli aggressori, verificare l’eventuale esfiltrazione di informazioni e stabilire se siano necessarie ulteriori misure di contenimento.
L’analisi sarà importante anche per capire se gli incidenti attribuiti a Shell, Philips e alle altre società elencate da Cl0p siano collegati da un’unica vulnerabilità o infrastruttura compromessa.
Per il momento rimane quindi una distinzione fondamentale: Cl0p rivendica il possesso di grandi quantità di dati, mentre le aziende hanno confermato soltanto alcuni aspetti degli incidenti e stanno ancora conducendo verifiche.
Il caso rappresenta comunque un nuovo segnale della crescente esposizione delle grandi multinazionali alle campagne di estorsione informatica, nelle quali il valore strategico dei dati aziendali può essere importante quanto la possibilità di interrompere direttamente le attività operative.
