(AGENPARL) - Roma, 2 Agosto 2026 - Dopo quasi dieci anni di leadership incontrastata, il numero uno della FIFA si trova ad affrontare la più grave crisi politica del suo mandato. Il progetto FIFA Forward Enterprise, che avrebbe aperto ai capitali privati i diritti commerciali dei principali tornei, è stato ritirato dopo una dura opposizione di confederazioni e federazioni.
Per la prima volta da quando è stato eletto presidente della FIFA nel 2016, Gianni Infantino si trova ad affrontare una vera crisi politica all’interno del governo del calcio mondiale.
L’uomo che negli ultimi dieci anni ha consolidato un vasto consenso internazionale attraverso l’espansione dei tornei FIFA, l’aumento dei finanziamenti alle federazioni e una rete di relazioni costruita con governi e leader politici, è stato costretto a ritirare quella che era considerata la riforma più ambiziosa della sua presidenza.
Il progetto, denominato FIFA Forward Enterprise (FFE), prevedeva l’ingresso di investitori privati nella gestione dei diritti commerciali delle principali competizioni FIFA, inclusa la Coppa del Mondo. L’iniziativa, tuttavia, ha incontrato una resistenza quasi unanime da parte delle principali confederazioni calcistiche, costringendo Infantino a fare marcia indietro e aprendo interrogativi sul futuro della sua leadership.
Il progetto FIFA Forward Enterprise
La proposta prevedeva la costituzione di una nuova società commerciale, la FIFA Forward Enterprise, valutata circa 20 miliardi di dollari.
Secondo il piano, una quota di minoranza della società sarebbe stata ceduta a investitori privati per circa 4,2 miliardi di dollari, mantenendo comunque il controllo della FIFA.
La nuova struttura avrebbe gestito lo sfruttamento commerciale delle principali competizioni organizzate dalla federazione internazionale, tra cui:
- Coppa del Mondo FIFA;
- Mondiale femminile;
- Mondiale per Club;
- altre competizioni internazionali organizzate dalla FIFA.
L’obiettivo dichiarato era reperire nuove risorse finanziarie per aumentare gli investimenti nello sviluppo del calcio mondiale.
L’opposizione di UEFA e CONCACAF
La proposta ha però provocato una reazione senza precedenti.
La UEFA, che nel 2016 aveva sostenuto la candidatura di Infantino alla presidenza della FIFA, ha annunciato che le proprie 55 federazioni affiliate non avrebbero partecipato alle competizioni FIFA qualora il progetto fosse stato portato avanti.
Una posizione estremamente dura, accompagnata da una dichiarazione ufficiale nella quale la confederazione europea ha accusato il presidente della FIFA di aver gestito il dossier senza trasparenza.
Secondo la UEFA, il progetto sarebbe stato elaborato attraverso un processo “oscuro, opaco e a porte chiuse”, incompatibile con i principi di buona governance che dovrebbero guidare il calcio internazionale.
Anche la CONCACAF, la confederazione che riunisce Nord America, Centro America e Caraibi, ha criticato apertamente la proposta, parlando di una gestione unilaterale e definendola un ulteriore errore di leadership.
Le critiche provenienti da due delle principali confederazioni mondiali hanno rappresentato il colpo politico più duro subito da Infantino dall’inizio del suo mandato.
Le polemiche sul compenso
A rendere ancora più controversa l’iniziativa sono state alcune indiscrezioni pubblicate dalla stampa britannica.
Secondo il Times, Infantino avrebbe dovuto assumere anche la guida della nuova società percependo uno stipendio annuo di circa 30 milioni di dollari, oltre a bonus collegati ai risultati economici.
Il piano avrebbe dovuto essere approvato entro il 19 settembre, una tempistica considerata da molti osservatori e dirigenti sportivi eccessivamente rapida per una riforma destinata a modificare radicalmente il modello economico della FIFA.
Dall’ufficio legale UEFA alla guida del calcio mondiale
Nato il 23 marzo 1970 a Brig-Glis, in Svizzera, da genitori italiani emigrati, Gianni Infantino ha costruito la propria carriera lontano dai riflettori.
Laureato in giurisprudenza all’Università di Friburgo, ha lavorato come avvocato specializzato in diritto sportivo e ha collaborato con diverse organizzazioni internazionali prima di entrare nella UEFA nel 2000.
Nel corso degli anni è diventato:
- direttore degli Affari Legali;
- segretario generale della UEFA nel 2009;
- principale collaboratore dell’allora presidente Michel Platini.
Durante quel periodo ha contribuito alla realizzazione di alcune delle principali riforme del calcio europeo, tra cui:
- l’allargamento del Campionato Europeo a 24 squadre;
- la nascita della UEFA Nations League;
- l’introduzione del Fair Play Finanziario.
L’ascesa alla presidenza FIFA
L’occasione decisiva arrivò nel 2015, quando la FIFA fu travolta dagli scandali giudiziari che portarono alle dimissioni di Joseph Blatter.
Il candidato naturale della UEFA sarebbe stato Michel Platini, ma il dirigente francese venne sospeso nell’ambito delle inchieste che coinvolsero la FIFA.
Fu allora che la confederazione europea decise di candidare Infantino.
Nel febbraio 2016 vinse il congresso FIFA battendo al secondo turno lo sceicco Salman bin Ebrahim Al Khalifa, diventando il nuovo presidente dell’organizzazione.
La costruzione del consenso
Uno dei principali strumenti attraverso cui Infantino ha consolidato il proprio potere è stato il programma FIFA Forward.
L’iniziativa ha aumentato in maniera significativa i contributi economici destinati alle 211 federazioni affiliate.
Nei primi due cicli del programma sono stati distribuiti circa 2,8 miliardi di dollari, finanziando oltre 1.600 progetti di sviluppo.
Per il quadriennio 2023-2026 le risorse sono state ulteriormente incrementate di circa il 30%.
L’aumento dei finanziamenti ha rafforzato il consenso soprattutto tra le federazioni di:
- Africa;
- Asia;
- Oceania;
- Caraibi;
- America Latina.
Questo sostegno gli ha consentito di essere rieletto senza avversari sia nel 2019 sia nel 2023.
L’espansione della FIFA
Durante la sua gestione la FIFA ha promosso numerose riforme:
- ampliamento della Coppa del Mondo da 32 a 48 squadre;
- nascita del nuovo Mondiale per Club;
- assegnazione dei Mondiali 2030 su tre continenti;
- candidatura unica dell’Arabia Saudita per il Mondiale 2034.
Parallelamente sono cresciuti anche i ricavi della federazione.
I Mondiali di Russia 2018, Qatar 2022 e soprattutto Stati Uniti, Canada e Messico 2026 hanno registrato entrate record grazie all’aumento del numero delle partite, all’espansione del torneo e ai nuovi sistemi di vendita dinamica dei biglietti.
Il rapporto con Qatar e Arabia Saudita
Uno degli aspetti più discussi della presidenza Infantino riguarda il rafforzamento dei rapporti con i Paesi del Golfo.
Durante il Mondiale del Qatar, il presidente della FIFA difese apertamente il Paese organizzatore dalle critiche internazionali sui diritti umani e sulle condizioni dei lavoratori migranti.
Successivamente la FIFA ha assegnato al Qatar l’organizzazione annuale del Mondiale Under 17 fino al 2029, mentre l’Arabia Saudita è diventata l’unica candidata per ospitare la Coppa del Mondo del 2034.
Decisioni che hanno alimentato il dibattito sull’influenza crescente dei Paesi del Golfo nel calcio internazionale.
L’amicizia con Donald Trump
Negli ultimi anni Infantino ha consolidato anche un rapporto personale con il presidente statunitense Donald Trump.
Il numero uno della FIFA ha partecipato a numerosi eventi ufficiali insieme al presidente americano, accompagnandolo anche in alcune missioni diplomatiche.
Secondo diversi osservatori, questa vicinanza politica è riemersa anche durante la vicenda della FIFA Forward Enterprise.
Il principale gruppo interessato all’investimento sarebbe infatti stato Thrive Eternal, guidato da Joshua Kushner, fratello di Jared Kushner, genero del presidente Trump.
Tra i consulenti del progetto figurava inoltre Greg Maffei, ex dirigente di Liberty Media, società nota per l’acquisizione dei diritti commerciali della Formula 1.
La sfida più difficile della sua presidenza
Per quasi un decennio Gianni Infantino ha costruito la propria leadership ampliando le competizioni, aumentando le risorse distribuite alle federazioni e rafforzando il peso politico della FIFA nello scenario internazionale.
La bocciatura della FIFA Forward Enterprise rappresenta però il primo vero limite alla sua capacità di imporre la propria agenda.
Per la prima volta il presidente ha dovuto ritirare una proposta strategica di fronte alla pressione esercitata dalle principali confederazioni calcistiche.
Pur restando formalmente saldo alla guida della FIFA e potenzialmente rieleggibile anche per il mandato 2027-2031, il fallimento della riforma ha aperto un dibattito sulla sua leadership e sul futuro equilibrio dei rapporti di forza all’interno del governo del calcio mondiale.
Dopo anni di consenso quasi assoluto, il capitale politico costruito da Infantino appare oggi meno solido, mentre UEFA, CONCACAF e altre federazioni sembrano intenzionate a esercitare un ruolo più incisivo nelle future decisioni strategiche della FIFA.