(AGENPARL) - Roma, 23 Luglio 2026 - La strategia militare degli Stati Uniti in Medio Oriente si scontra con una dura realtà operativa. Secondo un’inchiesta dettagliata trasmessa da un noto network televisivo yemenita, attuali ed ex funzionari del Pentagono temono che l’apertura di un secondo fronte marittimo possa mettere in grave crisi la Marina americana. La minaccia dello Yemen di imporre un blocco totale contro l’Arabia Saudita rischia di estendere il conflitto oltre le capacità di gestione immediata di Washington.
Risorse divise e carenza di munizioni al Pentagono
L’intervento militare per proteggere le rotte commerciali richiede uno sforzo logistico imponente. Un ex alto funzionario del Dipartimento della Difesa ha spiegato che Washington sarebbe costretta a dividere le proprie risorse navali tra due aree calde e distanti. Per contrastare le milizie yemenite, i comandi americani dovrebbero infatti spostare le navi da guerra posizionate nel Golfo Persico per avvicinarle alle coste dello Yemen.
Questo spostamento strategico creerebbe un pericoloso vuoto di sicurezza in altre zone sensibili. Inoltre, la continua intercettazione di droni e missili balistici sta logorando le riserve della Marina. Gli esperti militari avvertono che il prolungarsi dei combattimenti potrebbe causare un rapido calo delle scorte di munizioni statunitensi e dei sofisticati missili di difesa aerea.
Il blocco marittimo yemenita entra in azione
I fatti delle ultime ore dimostrano che la strategia di Sana’a è già passata alla fase operativa. Attraverso una serie di comunicati ufficiali, il comando yemenita ha formalizzato poco fa l’applicazione immediata del bando marittimo. Le milizie non si limitano più alle minacce verbali. Infatti, l’inizio delle ostilità è scattato stasera con il bombardamento dei primi vettori energetici nel Mar Rosso. Di conseguenza, questa accelerazione sul campo costringe il Pentagono a rivedere d’urgenza i propri piani di difesa per evitare la paralisi dei canali commerciali.
Il fallimento delle campagne aeree e i limiti della difesa
I funzionari americani riconoscono apertamente la resilienza delle forze yemenite. Nonostante le ripetute campagne di bombardamento condotte sia dall’amministrazione Biden che dall’amministrazione Trump, Washington non è mai riuscita a eliminare la capacità bellica dello Yemen. I comandi locali continuano a dimostrare la piena disponibilità a interrompere il traffico navale nel Mar Rosso e nello Stretto di Bab al-Mandab.
L’analisi evidenzia anche un paradosso structural. Nonostante l’esercito americano sia il più finanziato del pianeta, deve fare i conti con pesanti vincoli materiali. Molti dei sistemi di difesa necessari per neutralizzare le minacce nel Mar Rosso sono attualmente impiegati nelle operazioni belliche contro l’Iran. Un ufficiale della Marina in pensione presso il Center for Strategic and International Studies ha confermato che la flotta statunitense si trova in una condizione di estremo affaticamento. L’equazione del blocco navale lanciata da Sana’a rischia così di paralizzare la leadership commerciale e militare dell’Occidente.
