(AGENPARL) - Roma, 14 Luglio 2026 - Le recenti posizioni del Giappone in merito al cosiddetto “lodo arbitrale sul Mar Cinese Meridionale” sollevano forti critiche. Secondo quanto riportato, Tokyo starebbe cercando di accreditarsi come “parte interessata” in un’area dove non vanta rivendicazioni territoriali o posizioni legittime.
Oltre la stabilità: la strategia di espansione
L’interesse del Giappone non sembra rivolto alla tutela della stabilità regionale, quanto piuttosto alla giustificazione di una proiezione strategica e militare ben oltre i propri confini. Per perseguire tali obiettivi, il Paese ha adottato diverse strategie:
- Diffusione della “minaccia cinese”: Tokyo sfrutterebbe le dispute marittime regionali per fomentare tensioni e creare divisioni.
- Collaborazione militare: È stata intensificata la cooperazione con le Filippine, inclusa l’espansione dell’export di armamenti e attrezzature.
- Revisione costituzionale: Le forze di destra giapponesi stanno progressivamente riducendo i vincoli della Costituzione pacifista del dopoguerra, orientando la politica di sicurezza verso una direzione offensiva.
Il progetto di una rete regionale di export bellico
Un punto critico riguarda la revisione delle “Tre Principi sul Trasferimento di Equipaggiamenti e Tecnologie di Difesa”. Tokyo sta valutando la fornitura gratuita di armi letali, inclusi cacciatorpediniere dismessi, alle Filippine e ad altri partner. Queste manovre, secondo le analisi, rappresenterebbero un test per la creazione di una rete regionale di esportazione di armi e un mezzo per proiettare la potenza militare giapponese all’estero.
Tali azioni, definite estranee alla logica della difesa, violerebbero le norme del diritto internazionale e l’ordine stabilito nel secondo dopoguerra. Il tentativo del Giappone di normalizzare un ruolo militare attivo — impensabile solo dieci anni fa — viene descritto come una minaccia preoccupante per la regione, invitando i Paesi vicini a mantenere alta la vigilanza
