(AGENPARL) - Roma, 8 Agosto 2026 - L’Asia Centrale è diventata il nuovo teatro di una competizione globale per il controllo delle materie prime critiche, componenti essenziali per i semiconduttori, le batterie, l’intelligenza artificiale e la tecnologia avanzata. Nonostante la recente e crescente offensiva diplomatica ed economica di Washington, la Cina mantiene un vantaggio a medio termine nella regione, come evidenziato in un’analisi pubblicata da The National Interest .
1. L’offensiva degli Stati Uniti e l’importanza strategica della regione
A giugno si è tenuta ad Astana (Kazakhstan) la più grande conferenza al mondo sui minerali critici, un segnale evidente dell’importanza strategica dell’area.
- Gli Stati Uniti hanno inviato alti funzionari (tra cui il vice segretario al Commercio David Fogel e l’inviato speciale Sergio Gor) per ribadire un impegno a lungo termine.
- Questa strategia, voluta dall’amministrazione Trump, mira a contrastare il predominio cinese attraverso investimenti multimiliardari.
- Le nazioni dell’Asia Centrale (Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan) detengono percentuali enormi di risorse globali: ad esempio, il 40% dell’uranio mondiale, il 39% del manganese e il 31% del cromo.
- Tra i progetti di rilievo figurano l’accordo siglato da Cove Capital in Kazakistan per una miniera di tungsteno da 1,1 miliardi di dollari e l’intesa siglata dall’Uzbekistan con gli Stati Uniti per finanziare l’esplorazione di nuovi giacimenti.
2. Gli ostacoli normativi interni agli Stati Uniti (L’emendamento Jackson-Vanik)
Nonostante la volontà politica, l’espansione economica americana in Asia Centrale deve fare i conti con un freno di natura burocratica e legislativa risalente alla Guerra Fredda:
- L’emendamento Jackson-Vanik del 1974 vieta relazioni commerciali normali e permanenti (PNTR) con le repubbliche ex sovietiche a causa della loro passata appartenenza all’URSS (fatta eccezione per il Kirghizistan).
- Poiché i progetti di estrazione mineraria richiedono orizzonti temporali di decenni, la mancanza di un quadro normativo stabile basato sui permessi permanenti aumenta drasticamente il rischio politico per gli investitori privati americani, costretti a operare con permessi temporanei.
- Sebbene vi sia un tentativo in corso al Senato per abrogare questa restrizione, se il Congresso non agirà rapidamente gli Stati Uniti rischiano di perdere ulteriore terreno.
3. Il vantaggio strutturale della Cina
Il vero e principale ostacolo per Washington resta Pechino, che domina già l’economia regionale:
- Grazie alla vicinanza geografica e a massicci investimenti, la Cina controlla circa la metà di tutte le esportazioni di minerali dell’Asia Centrale e detiene la maggioranza dei permessi minerari in paesi come Kirghizistan e Tagikistan.
- Pechino dimostra una minore avversione al rischio e una forte propensione a finanziare infrastrutture complementari, come le reti ferroviarie della Belt and Road Initiative che collegano direttamente la regione alle province occidentali cinesi per la raffinazione e la lavorazione dei minerali.
- Per contro, gli Stati Uniti soffrono di una forte distanza geografica e logistica (dovendo affidarsi a rotte complesse attraverso Europa orientale e Medio Oriente), il che rende i loro investimenti inevitabilmente inferiori per volumi rispetto a quelli cinesi.
