(AGENPARL) - Roma, 9 Agosto 2026 - Il Pakistan è stato attraversato da una nuova ondata di proteste contro l’aumento dei prezzi del carburante, l’elevata tassazione sui prodotti petroliferi e il crescente costo della vita. Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in tutto il Paese, paralizzando il traffico in numerose città e intensificando la pressione sul governo guidato dal primo ministro.
Secondo quanto riportato da Express Tribune, manifestazioni, cortei e sit-in si sono svolti in oltre 500 località, interessando i principali centri urbani tra cui Karachi, Lahore, Peshawar, Quetta, Islamabad, Rawalpindi e Abbottabad. Blocchi stradali e autostradali hanno causato pesanti disagi alla circolazione, mentre i manifestanti hanno chiesto l’abolizione della tassa sui carburanti e misure urgenti per contenere l’inflazione.
A guidare la mobilitazione è stato il partito islamista Jamaat-e-Islami (JI), che ha lanciato dure accuse contro il governo e il Fondo Monetario Internazionale (FMI), ritenuto corresponsabile delle politiche economiche che hanno portato all’aumento delle imposte sui carburanti.
Durante le manifestazioni sono stati scanditi slogan come “Al diavolo voi e il FMI”, diventato il simbolo della protesta contro le misure di austerità adottate nell’ambito degli accordi con il Fondo Monetario Internazionale.
Jamaat-e-Islami ha inoltre annunciato che la mobilitazione proseguirà nei prossimi giorni, avvertendo che, in assenza di un passo indietro del governo, il 9 agosto saranno organizzati sit-in davanti ai principali edifici governativi del Paese, con il rischio di una nuova paralisi amministrativa e dei trasporti.
L’ondata di proteste riflette il crescente malcontento della popolazione per una crisi economica che continua a colpire il Pakistan, dove inflazione, rincari energetici e pressione fiscale stanno erodendo il potere d’acquisto di milioni di famiglie. L’esecutivo difende gli aumenti come parte delle riforme concordate con il FMI per mantenere il sostegno finanziario internazionale, ma l’opposizione e numerosi gruppi sociali denunciano un costo ormai insostenibile per la popolazione.