(AGENPARL) - Roma, 8 Agosto 2026 - “Sono contento che l’onorevole Roberto Vannacci abbia ascoltato il mio intervento alla Camera, in dichiarazione di voto sul decreto immigrazione. Peccato che, evidentemente, si sia fermato ai primi dieci secondi oppure che – e sarebbe peggio, dal momento che si candida niente meno che a fare il premier – non l’abbia capito. Si deve essere risentito perché ho spiegato che la “remigrazione” è un teoria che scientificamente non esiste e, dunque, non può certo essere un programma politico. Cosa diversa sono i rimpatri degli irregolari, sui quali proprio questa maggioranza – che i suoi parlamentari hanno sostenuto fino a poche settimane fa in silenzio- ha aumentato. Invece di confutare la tesi, ha provato a buttarla sull’invettiva personale. Leggere qualche libro, informarsi, studiare i documenti del ministero dell’Interno per scrivere qualche legge non significa essere – come mi ha accusato sul palco – “uguali a Laura Boldrini”. Ma Vannacci non lo sa perché quando c’era da rimboccarsi le maniche per risolvere qualche problema, ha preferito fondarsi il suo partito nuovo per andare all’opposizione, dove ce la si può cavare con due slogan e qualche video realizzato con l’Ia. Di tutto quest’attacco dal palco della Versiliana – del quale lo ringrazio, perché non ritenevo di essere così “famoso” e sto ricevendo dozzine di messaggi di stima – mi interessa però rispondere su un punto. Nella foga di trovare qualcosa su cui attaccarmi personalmente e in assenza di argomenti, tira in ballo (da vero bullo) nientemeno che mio padre. Onorevole Vannacci, io sono molto orgoglioso di tutta l’attività politica e amministrativa di mio padre, non ho da vergognarmi di una sola parola uscita dalla sua bocca. Le auguro che le sue figlie possano dire lo stesso quando anche lei – come mio padre – , le auguro tra moltissimo tempo, non ci sarà più. Chissà”.
Così Paolo Emilio Russo, capogruppo di Forza Italia in commissione Affari costituzionali alla Camera, in un post social.