(AGENPARL) - Roma, 1 Luglio 2026 - L’approvazione definitiva da parte del Parlamento europeo della normativa sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT) ha riacceso il confronto sul futuro dell’agricoltura europea.
Secondo AssoBio, la nuova disciplina riduce le garanzie in materia di valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura per una parte delle piante NGT, con possibili ripercussioni sulla trasparenza della filiera, sulla libertà di scelta di agricoltori e consumatori e sulla tutela del comparto biologico. Restano, inoltre, aperte le questioni relative ai brevetti sulle sementi e alle conseguenze che potrebbero avere sulla biodiversità e sulla sovranità alimentare europea.
Ne abbiamo parlato con Nicoletta Maffini, Presidente di AssoBio, recentemente riconfermata alla guida dell’Associazione. Nell’intervista affronta le criticità che, secondo il settore biologico, emergono dalla nuova normativa europea, le priorità del suo nuovo mandato e la visione di un modello di innovazione agricola fondato su sostenibilità, biodiversità e trasparenza.
Domanda: Il Parlamento europeo ha approvato la nuova normativa sulle Nuove Tecniche Genomiche e AssoBio ha parlato di un “passo indietro”. Qual è, a suo giudizio, l’aspetto più critico di questa decisione e quali saranno le principali conseguenze per il settore biologico italiano ed europeo?
Maffini: L’approvazione della nuova normativa europea sulle Nuove Tecniche Genomiche rappresenta, a nostro avviso, un passo indietro perché introduce una deregolamentazione sostanziale di una parte significativa degli organismi ottenuti tramite NGT, escludendoli da strumenti fondamentali come la valutazione del rischio, la tracciabilità e l’etichettatura.
Si tratta di una scelta che riduce la trasparenza lungo la filiera agroalimentare, incidendo direttamente sulla libertà di scelta di agricoltori e consumatori. Per il settore biologico, le conseguenze sono particolarmente rilevanti: diventa sempre più complesso garantire la separazione tra filiere e mantenere standard di produzione che escludano OGM, vecchi e nuovi.
Domanda: AssoBio denuncia la mancanza di tracciabilità ed etichettatura per gran parte delle piante ottenute con le NGT. Quali rischi comporta questa scelta per agricoltori, imprese della filiera biologica e consumatori?
Maffini: La mancanza di tracciabilità ed etichettatura per una parte delle piante NGT rappresenta uno degli elementi più critici della nuova normativa.
Per gli agricoltori, significa non avere strumenti adeguati per controllare il materiale di propagazione utilizzato e prevenire eventuali contaminazioni. Le imprese della filiera biologica rischiano, di conseguenza, di non poter più garantire in modo certo la separazione tra produzioni ottenute con mutazioni genetiche o meno, con un impatto diretto sulla qualità e sul valore dei prodotti.
Dal punto di vista dei consumatori, viene meno un presupposto fondamentale: la possibilità di compiere una scelta informata. Senza etichettatura e tracciabilità, infatti, si riduce la trasparenza del sistema e diventa più difficile sapere cosa si acquista e si consuma.
In questo scenario, è proprio il settore biologico a risultare maggiormente esposto.
Domanda: Uno dei temi che sollevate riguarda i brevetti sulle sementi e sulle risorse genetiche. Perché ritenete che questa sia una questione strategica per la sovranità alimentare europea e quali interventi chiedete ora alle istituzioni?
Maffini: l tema dei brevetti sulle sementi e sulle risorse genetiche è strategico perché riguarda direttamente il futuro dell’agricoltura europea. L’assenza di limiti chiari rischia di favorire una crescente concentrazione del mercato sementiero nelle mani di pochi grandi operatori, aumentando la dipendenza degli agricoltori e riducendo lo spazio di autonomia produttiva.
Questo ha implicazioni dirette sulla sovranità alimentare: significa poter decidere sempre meno cosa coltivare, come coltivarlo e con quali risorse. Inoltre, può incidere negativamente sulla biodiversità agricola, elemento chiave per la resilienza dei sistemi produttivi.
Per questo chiediamo alle istituzioni europee e nazionali interventi chiari: regole sui brevetti che evitino posizioni dominanti, tutela dell’accesso alle risorse genetiche e garanzie per il diritto degli agricoltori al riutilizzo delle sementi.
Inoltre, l’importante criticità legata alle Nuove Tecniche Genomiche risiede nella potenziale rigidità evolutiva delle sementi così ottenute. A differenza del lento e plastico adattamento naturale guidato dai cicli biologici, la mutazione indotta in laboratorio priva la pianta della capacità di rispondere in modo dinamico agli imprevisti ambientali. Se si progetta una varietà vegetale con l’unico scopo di resistere alla scarsità idrica, si rischia di renderla vulnerabile a shock opposti, come le alluvioni improvvise. Una volta introdotte nell’ambiente, queste mutazioni forzate rischiano di rivelarsi una trappola evolutiva senza possibilità di ritorno.
Domanda: Lei è stata recentemente rieletta presidente di AssoBio. In un contesto europeo che sta cambiando rapidamente, quali saranno le priorità del suo nuovo mandato e le principali sfide che il settore biologico dovrà affrontare nei prossimi anni?
Maffini: In un contesto europeo in rapido cambiamento, le priorità del nostro mandato si articolano su più livelli.
In primo luogo, la tutela del quadro normativo del biologico, che deve continuare a garantire trasparenza, tracciabilità e affidabilità delle produzioni. Difendere questi principi significa tutelare non solo le imprese, ma anche la fiducia dei consumatori.
Un secondo ambito riguarda il rafforzamento del ruolo del biologico all’interno delle politiche agricole europee: il bio rappresenta già oggi una risposta concreta alle sfide ambientali e sociali, e deve essere sostenuto come tale.
Infine, sarà centrale il lavoro di rappresentanza istituzionale, per assicurare che le future evoluzioni normative – a partire proprio dalle NGT – tengano conto delle esigenze del settore e non ne compromettano lo sviluppo.
Le sfide sono complesse: dalla gestione della coesistenza con modelli produttivi differenti alla pressione competitiva sul mercato, fino alla necessità di mantenere alta la credibilità del biologico.
Domanda: Il dibattito sulle NGT viene spesso presentato come uno scontro tra innovazione e biologico. È davvero così oppure esiste un modello di innovazione alternativo che, secondo AssoBio, può rendere l’agricoltura più sostenibile e competitiva senza ricorrere alla deregolamentazione delle tecniche genomiche?
Maffini: Innovazione e biologico: un falso conflitto
Il dibattito sulle NGT viene spesso presentato come uno scontro tra innovazione e biologico, ma riteniamo che questa sia una semplificazione fuorviante. Il biologico non è contrario all’innovazione, tutt’altro.
Il biologico promuove un modello di innovazione diverso, basato su principi di sostenibilità, trasparenza e accessibilità. Ed è uno dei settori nei quali si investe in innovazione maggiormente. Il problema non è l’innovazione in sé, ma una deregolamentazione che rischia di comprimere diritti fondamentali e ridurre le garanzie per tutti gli attori della filiera.
Esiste un’alternativa concreta, già in atto, che si fonda su agroecologia, selezione partecipativa, valorizzazione della biodiversità e sviluppo di pratiche agronomiche avanzate.
Si tratta di un’innovazione che non punta sulla concentrazione delle tecnologie e dei diritti, ma sulla diffusione delle conoscenze e sulla resilienza dei sistemi agricoli. Ed è questa la strada che riteniamo più coerente con gli obiettivi di sostenibilità ambientale, economica e sociale dell’agricoltura europea.
