(AGENPARL) - Roma, 31 Ottobre 2026 - Dopo oltre trent’anni di presenza politica delle Nazioni Unite, Mogadiscio assume maggiori responsabilità nella gestione delle proprie istituzioni. Ma il ritiro della missione coincide con una controversia costituzionale sulle elezioni, la persistente minaccia di Al-Shabaab e crescenti difficoltà nel finanziamento della sicurezza.
MOGADISCIO, 31 ottobre 2026 – La Somalia entra in una fase delicata della propria transizione istituzionale proprio nel giorno in cui si conclude ufficialmente la missione politica delle Nazioni Unite. La United Nations Transitional Assistance Mission in Somalia (UNTMIS) cessa le operazioni dopo un percorso di trasferimento delle competenze durato due anni, chiudendo una stagione di oltre tre decenni di sostegno internazionale alla riconciliazione e alla ricostruzione dello Stato. La decisione, richiesta dal governo federale somalo e approvata dal Consiglio di sicurezza, viene presentata dalle autorità di Mogadiscio come un riconoscimento della maturità raggiunta dalle istituzioni nazionali. La chiusura avviene tuttavia mentre resta irrisolta una controversia sulla durata del mandato del presidente Hassan Sheikh Mohamud e del Parlamento, senza che sia stato concordato un nuovo meccanismo internazionale di mediazione tra governo e opposizione.
La conclusione del mandato è prevista dalle risoluzioni 2753 del 2024 e 2809 del 2025 del Consiglio di sicurezza. Secondo le Nazioni Unite, le funzioni della missione sono state progressivamente trasferite alle istituzioni somale e alle agenzie, ai fondi e ai programmi dell’organizzazione ancora presenti nel Paese. Non si tratta quindi di un ritiro complessivo dell’ONU dalla Somalia, ma della fine di una specifica struttura politica che aveva svolto un ruolo di accompagnamento nei processi di riconciliazione, consolidamento istituzionale e dialogo tra le diverse componenti del sistema federale. La distinzione è sostanziale: la cooperazione umanitaria e allo sviluppo proseguirà, così come il sostegno logistico alle operazioni di sicurezza, mentre viene meno una delle sedi attraverso cui la comunità internazionale aveva contribuito a facilitare il confronto tra le autorità somale.
Il nodo delle elezioni e la legittimità del mandato presidenziale
La questione più urgente riguarda le modifiche costituzionali che hanno esteso da quattro a cinque anni la durata dei mandati presidenziale e parlamentare. Il governo sostiene che le nuove disposizioni consentano al presidente Mohamud e agli attuali legislatori di rimanere in carica fino al 2027. L’opposizione respinge questa interpretazione, ritenendo che le modifiche non possano applicarsi retroattivamente agli esponenti già eletti e sostenendo che i rispettivi mandati siano scaduti nel corso del 2026. Non è quindi in discussione soltanto la data delle prossime elezioni, ma la legittimità stessa delle autorità chiamate a organizzarle e a governare il Paese nel periodo precedente al voto. Una controversia di questa natura può incidere sulla fiducia tra le forze politiche, sui rapporti tra governo federale e amministrazioni regionali e sulla capacità delle istituzioni di assumere decisioni condivise.
La missione delle Nazioni Unite aveva cercato nei mesi scorsi di favorire un accordo attraverso incontri con rappresentanti del governo, dell’opposizione e delle amministrazioni regionali, senza riuscire a superare le divergenze. Secondo Associated Press, i colloqui sostenuti dall’ONU a luglio si sono conclusi senza una soluzione e il Somali Future Council, una coalizione dell’opposizione, ha successivamente chiesto un nuovo meccanismo di mediazione internazionale. Mohamud ha invitato i leader politici a partecipare a consultazioni elettorali dal 14 al 18 novembre, ma la presenza delle principali forze di opposizione non risulta ancora confermata. Il calendario assume un significato particolare perché gli incontri dovrebbero svolgersi quando UNTMIS avrà già cessato di operare: le parti dovranno quindi individuare modalità di confronto capaci di funzionare senza il precedente canale di facilitazione politica.
Per il governo, la chiusura della missione rappresenta il superamento di una lunga fase di tutela internazionale. Il vice primo ministro Salah Ahmed Jama ha presentato il passaggio come il segno di un Paese che ha lasciato alle spalle la stagione più difficile della transizione. È una posizione che rivendica il diritto della Somalia a gestire direttamente le proprie controversie istituzionali, senza dipendere stabilmente dalla presenza di una missione politica esterna. Le opposizioni e alcuni osservatori esprimono invece il timore che l’assenza di un interlocutore riconosciuto da tutte le parti renda più difficile contenere eventuali crisi. Le due letture non sono necessariamente incompatibili: il rafforzamento della sovranità nazionale può rappresentare un progresso reale, ma la sua efficacia dipenderà dalla capacità delle istituzioni di costruire procedure politiche accettate anche da chi contesta l’attuale maggioranza.
Dalla guerra civile alla ricostruzione delle istituzioni
La presenza politica delle Nazioni Unite in Somalia affonda le proprie radici nel collasso dello Stato seguito alla caduta di Mohamed Siad Barre nel 1991. La guerra civile, le rivalità tra fazioni e le emergenze alimentari lasciarono il Paese privo di un’autorità centrale funzionante, aprendo una lunga stagione di interventi internazionali. Dopo il ritiro delle forze di pace nel 1995, l’ONU mantenne un ufficio politico dedicato alla riconciliazione, mentre negli anni successivi accompagnò i tentativi di ricostruire un sistema di governo nazionale. La formazione delle istituzioni federali, l’adozione della Costituzione provvisoria nel 2012 e la progressiva ricostituzione delle amministrazioni pubbliche segnarono passaggi importanti, pur senza eliminare le divisioni politiche e territoriali che continuavano a caratterizzare il Paese.
Nel 2013 il Consiglio di sicurezza istituì UNSOM, la missione di assistenza che avrebbe sostenuto le autorità somale nei processi politici, nella costruzione dello Stato di diritto e nel rafforzamento delle istituzioni. Nel novembre 2024, in seguito alla richiesta del governo federale, UNSOM venne trasformata in UNTMIS, con il compito di realizzare una transizione graduale e trasferire le responsabilità alle strutture nazionali e agli altri organismi delle Nazioni Unite. Il processo si conclude oggi secondo il calendario concordato. Nel messaggio diffuso in occasione della chiusura, il segretario generale António Guterres ha riconosciuto i progressi compiuti dalla Somalia, ma ha anche richiamato la necessità di mantenere un sostegno internazionale alle iniziative somale per la pace, la stabilità, i diritti umani e lo sviluppo sostenibile.
Al-Shabaab, sicurezza e finanziamenti internazionali
La conclusione della missione politica non coincide con la fine dell’emergenza di sicurezza. Al-Shabaab, organizzazione jihadista affiliata ad Al-Qaeda, continua a controllare porzioni del territorio rurale e a condurre operazioni contro le forze governative e obiettivi civili. La capacità delle autorità federali di consolidare il controllo del territorio dipende ancora dalla cooperazione con partner regionali e internazionali, in particolare dall’Unione africana. La African Union Support and Stabilisation Mission in Somalia (AUSSOM) prosegue infatti le proprie attività, mentre un distinto ufficio delle Nazioni Unite, UNSOS, mantiene compiti di supporto logistico. La chiusura di UNTMIS non deve quindi essere confusa con la cessazione dell’assistenza militare o umanitaria, anche se il progressivo trasferimento delle responsabilità alle autorità nazionali modifica l’equilibrio complessivo dell’intervento internazionale.
Il quadro resta complicato dalla scarsità di risorse finanziarie, dalle difficoltà operative delle forze di sicurezza e da un’emergenza umanitaria aggravata da siccità e inondazioni ricorrenti. La riduzione dei finanziamenti internazionali rischia di compromettere tanto la risposta ai bisogni della popolazione quanto la continuità di alcune attività di stabilizzazione. In questo contesto, un’eventuale crisi politica prolungata potrebbe avere conseguenze che vanno oltre le istituzioni di Mogadiscio, incidendo sul coordinamento tra autorità federali, amministrazioni regionali e partner impegnati contro Al-Shabaab. Non è possibile prevedere che la chiusura della missione provocherà un deterioramento della sicurezza, ma la coincidenza tra tensioni elettorali, minaccia jihadista e pressioni finanziarie rende particolarmente importante la capacità di mantenere forme efficaci di cooperazione.
Una prova di sovranità per Mogadiscio
La decisione delle Nazioni Unite segna un passaggio significativo nella storia recente della Somalia: dopo decenni nei quali la ricostruzione istituzionale è stata accompagnata da missioni politiche internazionali, il governo federale assume una responsabilità più diretta nella gestione delle proprie controversie. È il risultato di un processo concordato, non di un’interruzione improvvisa dell’impegno multilaterale. Resta tuttavia aperta la domanda su quali strumenti potranno garantire il dialogo tra governo, opposizione e amministrazioni regionali in assenza della precedente missione. La risposta dipenderà anzitutto dalle scelte dei protagonisti somali e dalla loro disponibilità a riconoscere regole comuni per affrontare il passaggio elettorale.
Il primo banco di prova sarà rappresentato dalle consultazioni annunciate per novembre. Se le forze politiche riusciranno a concordare un percorso elettorale condiviso, la chiusura di UNTMIS potrà essere letta come un avanzamento della capacità nazionale di governo. Se invece le divergenze sulla durata dei mandati continueranno ad aggravarsi, la mancanza di un meccanismo di mediazione riconosciuto potrebbe rendere più difficile ricomporre il conflitto. La Somalia chiude dunque oggi un capitolo della propria storia con le Nazioni Unite, ma ne apre un altro nel quale la solidità delle istituzioni sarà misurata non soltanto dalla capacità di esercitare la sovranità, bensì anche da quella di gestire pacificamente il dissenso politico.
Fonti: Nazioni Unite, comunicato del 27 ottobre 2026 sulla conclusione di UNTMIS; Consiglio di sicurezza ONU, risoluzione 2809 (2025); UNTMIS, dichiarazioni di Raisedon Zenenga del 27 ottobre 2026; Associated Press, 29 ottobre 2026; AFP, 31 ottobre 2026.
