(AGENPARL) - Roma, 28 Maggio 2026 - «Nelle aree interne d’Italia, la vitalità di un borgo si misura dalle finestre aperte. Dietro quei vetri ci sono i pensionati della terra, custodi instancabili del territorio. Spesso rappresentano anche l’unico vero ammortizzatore sociale per le famiglie rurali. Eppure, l’Italia affronta un’emergenza silenziosa con oltre 3,5 milioni di persone non autosufficienti, di cui diverse centinaia di migliaia si trovano proprio all’interno della nostra platea di 800.000 pensionati agricoli. Una fetta enorme del Paese, oggi a grave rischio abbandono». Con queste parole Angelo Santori, Segretario generale dell’Anpa (Sindacato Pensionati di Confagricoltura), commenta le criticità della nuova “Prestazione Universale” (il cosiddetto Bonus Anziani) dell’Inps, che prevede un assegno integrativo fino a 850 euro mensili per gli over 80 non autosufficienti. L’Anpa accoglie la misura come una grande conquista di civiltà, ma denuncia un pesante ostacolo normativo: il limite dell’ISEE socio-sanitario è fissato a soli 6.000 euro. Questo tetto rigido sbarra di fatto la porta alla stragrande maggioranza degli anziani agricoltori fragili. «Apprezziamo profondamente lo sforzo del Governo con la nuova Prestazione Universale. È un dossier vitale riaperto dopo anni di disattenzione – prosegue Santori -Tuttavia, il meccanismo attuale penalizza ingiustamente chi possiede piccoli terreni o vecchi fabbricati rurali. Questi beni, pur alzando fittiziamente il patrimonio, non generano liquidità ma bloccano l’accesso al bonus. Senza un sostegno adeguato, molti saranno costretti ad abbandonare le proprie case. In questo modo, le finestre dei nostri borghi si chiuderanno per sempre». LE TRE PROPOSTE DI ANPA Per sostenere la longevità attiva, garantire le cure domiciliari ed evitare lo spopolamento rurale, l’Anpa propone tre soluzioni costruttive e immediate:Scomputo del patrimonio agricolo: escludere dal calcolo dell’ISEE socio-sanitario i piccoli terreni o i fabbricati rurali strumentali, affinché i beni della terra non diventino una penalizzazione ingiusta.Servizi flessibili: nelle zone interne e isolate mancano spesso badanti o agenzie private. Il bonus deve poter finanziare in modo flessibile anche le reti di cura locali, familiari o comunitarie.Pensioni dignitose: le misure assistenziali da sole non bastano. Occorre recepire rapidamente la raccomandazione dell’Unione Europea, portando le pensioni minime agricole verso la soglia di povertà dei 750 euro mensili. «Non chiediamo privilegi, ma equità per adattare lo strumento alla realtà rurale – conclude Santori -. Se un agricoltore non può curarsi a casa sua ed è costretto ad andarsene, una luce si spegne nel cuore d’Italia. Difendere i nostri anziani significa mantenere vivi i borghi e assicurare un futuro al Paese».
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