(AGENPARL) - Roma, 9 Maggio 2026 - Il tempo stringe per la gestione dei profughi afghani ospitati in Qatar, mettendo a nudo le difficoltà burocratiche e politiche dell’amministrazione statunitense. Secondo un documento diplomatico del Dipartimento di Stato, Doha ha fissato una scadenza precisa: entro settembre 2026, gli Stati Uniti dovranno risolvere lo status dei migranti attualmente alloggiati nel campo di Al-Sailiya.
La scadenza di Al-Sailiya
L’accordo temporaneo tra Washington e Doha, che ha visto il Qatar trasformarsi nel principale hub logistico per le evacuazioni dopo il ritorno al potere dei Talebani nel 2021, sta arrivando al termine. Attualmente, oltre 1.100 cittadini afghani — molti dei quali ex collaboratori delle forze americane — vivono nella struttura in attesa di reinsediamento. Il Qatar, pur avendo garantito ospitalità per cinque anni, ha ora sollecitato una soluzione definitiva, rifiutando l’ipotesi di una permanenza a tempo indeterminato.
L’ipotesi “Congo” e le critiche del Senato
A surriscaldare il dibattito è stata la notizia che l’amministrazione Trump avrebbe esplorato la possibilità di ricollocare parte degli evacuati nella Repubblica del Congo. Una mossa che ha sollevato un coro di proteste tra diversi senatori statunitensi. I critici sostengono che trasferire alleati che hanno rischiato la vita per gli Stati Uniti in un contesto instabile come quello congolese — o peggio, costringerli al rimpatrio — rappresenterebbe una violazione degli impegni morali e politici presi durante il conflitto.
I ritardi della burocrazia americana
Il collo di bottiglia resta la complessa macchina dei visti. Migliaia di afghani si trovano bloccati in centri di transito tra Qatar ed Emirati Arabi Uniti a causa di controlli di sicurezza estenuanti, arretrati amministrativi e continui cambiamenti nelle politiche migratorie degli ultimi anni. Per Doha, la risoluzione di questo “limbo” entro il 2026 è diventata una priorità diplomatica non più rimandabile.
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