(AGENPARL) - Roma, 3 Maggio 2026 - Con la diplomazia internazionale resta sospesa in attesa di una risposta definitiva di Teheran ai quattordici punti sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz, l’attenzione dei mercati energetici si sposta rapidamente verso il Nord Africa. Quello che emerge, tuttavia, non è un’alternativa isolata dall’influenza di Mosca, ma un consolidamento industriale che vede la Russia protagonista nei giacimenti algerini proprio nel momento di massima tensione globale.
La recente decisione di Gazprom di liquidare il proprio ufficio di rappresentanza ad Algeri non deve essere interpretata come un disimpegno, bensì come il passaggio cruciale alla fase operativa. Superata la fase di esplorazione nel giacimento di El Assel, il colosso russo e l’algerina Sonatrach stanno avviando l’estrazione massiccia di gas e condensati. Si tratta di una trasformazione strutturale: Mosca smette di fare diplomazia e inizia a gestire direttamente i flussi che alimentano l’Europa, trasformando l’Algeria da semplice alternativa al gas russo in un partner industriale del Cremlino.
A complicare ulteriormente il quadro per le economie occidentali interviene il terremoto all’interno dell’OPEC+. L’uscita degli Emirati Arabi Uniti dal cartello, effettiva dal primo maggio 2026, minaccia di inondare il mercato con una produzione fuori quota, innescando una potenziale guerra dei prezzi che mette a rischio i bilanci dei produttori africani. In questo scenario di incertezza, il coordinamento tra Russia e Algeria si è rivelato immediato: nel vertice odierno del 3 maggio, i membri chiave hanno confermato un aumento controllato delle quote per giugno, agendo come un blocco compatto per stabilizzare i prezzi e proteggere i propri interessi nazionali.
Per l’Italia, la scommessa sulla sicurezza energetica si fa dunque più complessa. Se il petrolio iraniano dovesse mancare a causa delle tensioni geopolitiche nel Golfo, la dipendenza dai rubinetti del Maghreb diventerebbe quasi totale. Tuttavia, con una Russia sempre più operativa in Algeria e in fase di rientro strategico in Libia dopo venticinque anni di assenza, la gestione delle forniture mediterranee appare ormai legata a una regia che parla russo. La transumanza industriale di Gazprom è il segnale definitivo: la partita energetica non si gioca più sulla ricerca di nuovi partner, ma sulla capacità di negoziare in un mercato dove Mosca ha già blindato le infrastrutture del futuro prossimo.
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