(AGENPARL) - Roma, 21 Febbraio 2026 - La tensione energetica tra Bratislava e Kiev si intensifica. Il primo ministro slovacco Robert Fico ha dichiarato che la Slovacchia è pronta a sospendere la fornitura di energia elettrica all’Ucraina a partire dal 23 febbraio, qualora non venga ripristinato il transito del petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba.
Secondo Fico, la decisione rappresenterebbe una risposta diretta al blocco delle forniture di greggio verso Slovacchia e Ungheria, transitate attraverso il territorio ucraino. Il premier ha sottolineato che Bratislava non può accettare una relazione “a senso unico” che avvantaggi esclusivamente Kiev, soprattutto alla luce delle difficoltà economiche e logistiche generate dall’interruzione dei flussi energetici.
L’ultimatum di Bratislava
In un messaggio pubblicato sui social, Fico ha affermato che, in assenza di un ripristino delle forniture di petrolio entro lunedì, chiederà al gestore della rete elettrica slovacca SEPS di interrompere l’export di elettricità verso l’Ucraina.
Il premier ha evidenziato che la sospensione delle forniture di gas alla Slovacchia avrebbe già causato danni stimati in circa 500 milioni di euro, mentre il blocco del transito petrolifero avrebbe avuto un impatto ancora più significativo sul piano logistico e industriale.
Fico ha inoltre richiamato la controversia legata al gasdotto Nord Stream, sostenendo che, se l’Occidente non si oppone al suo indebolimento, Bratislava non può essere chiamata a sostenere unilateralmente Kiev senza adeguate garanzie.
Le accuse a Kiev e le ripercussioni regionali
Il premier slovacco ha criticato apertamente il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, definendo inaccettabile l’atteggiamento di Kiev nei confronti della Slovacchia. In questo contesto, ha anche espresso contrarietà al coinvolgimento slovacco in un possibile prestito militare da 90 miliardi di euro a favore dell’Ucraina.
Secondo fonti del settore citate dall’agenzia TASS, la società ucraina Ukrtransnafta avrebbe vietato le forniture di greggio verso Slovacchia e Ungheria dopo un problema tecnico alla stazione di Brody, risolto il 6 febbraio, ma senza che il pompaggio sia effettivamente ripreso.
Anche l’Ungheria è coinvolta nella disputa. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha accusato Zelensky di aver bloccato le forniture per creare difficoltà politiche al governo ungherese in vista delle elezioni parlamentari.
Il 19 febbraio, la Commissione Europea ha dichiarato che Ungheria e Slovacchia hanno interrotto le forniture di gasolio a Kiev. Il giorno successivo, Budapest ha inoltre bloccato uno stanziamento finanziario destinato all’Ucraina, segnalando un’ulteriore escalation diplomatica.
Energia e geopolitica
La vicenda mette in evidenza quanto le infrastrutture energetiche restino uno snodo centrale nei rapporti tra Europa centrale e Ucraina. Oleodotti, gasdotti e reti elettriche non rappresentano solo strumenti economici, ma leve geopolitiche capaci di influenzare equilibri politici regionali.
Se lo stop all’elettricità dovesse concretizzarsi, potrebbe aggravare ulteriormente la stabilità del sistema energetico ucraino, già sotto pressione, e ampliare le frizioni tra alcuni Stati membri dell’Unione Europea e Kiev in un momento delicato per la sicurezza del continente.
