(AGENPARL) - Roma, 12 Febbraio 2026 - (AGENPARL) – Thu 12 February 2026 Una nuova strategia per rigenerare
le cellule del cuore perdute
Bloccando il recettore di particolari ormoni steroidei chiamati “glucocorticoidi”,
potrebbe essere possibile potenziare l’efficacia delle terapie rigenerative dei
cardiomiociti, con un impatto rilevante nel trattamento dell’insufficienza cardiaca
E se riuscissimo a rigenerare le cellule del cuore perdute a causa di un infarto? Un
gruppo di ricerca internazionale, coordinato da studiosi dell’Università di Bologna e
dell’IRCCS – Policlinico di Sant’Orsola, ha fatto un importante passo avanti in questa
direzione.
Con uno studio pubblicato su Nature Cardiovascular Research, i ricercatori hanno
dimostrato che particolari ormoni steroidei chiamati “glucocorticoidi” svolgono un
ruolo determinante nel ridurre l’efficacia dei principali fattori di crescita coinvolti nella
rigenerazione delle cellule muscolari cardiache. Non solo: lo studio dimostra anche
che bloccando con farmaci specifici il recettore dei glucocorticoidi è possibile
rimuovere questo ostacolo alla rigenerazione cardiaca.
“Questi risultati indicano che inibire temporaneamente l’azione dei glucocorticoidi,
tramite inibitori farmacologici, può potenziare in modo sostanziale l’efficacia delle
terapie rigenerative basate su fattori di crescita”, spiega Gabriele D’Uva, professore al
Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna che ha
coordinato lo studio. “Se validata sull’uomo, questa strategia potrebbe avere un
impatto rilevante nel trattamento dell’insufficienza cardiaca”.
I danni cardiaci, come quelli causati da infarto miocardico, miocarditi o da alcune
terapie antitumorali, comportano la perdita irreversibile dei cardiomiociti, le cellule
che compongono i muscoli cardiaci e sono responsabili della funzione contrattile del
cuore. Una volta perdute, queste cellule vengono sostituite da tessuto fibrotico non
contrattile: un elemento che favorisce in modo decisivo lo sviluppo di una grave
condizione clinica caratterizzata dall’incapacità del cuore di pompare una quantità di
sangue sufficiente alle esigenze dell’organismo, ovvero l’insufficienza cardiaca.
È noto che, subito dopo la nascita, il cuore dei mammiferi è ancora in grado di
rigenerarsi. In questa fase precoce, i cardiomiociti rispondono infatti all’azione di
diversi fattori di crescita e di piccole molecole proteiche chiamate “citochine” che ne
stimolano la proliferazione. Questa capacità però viene rapidamente persa nelle prime
fasi della vita postnatale, quando le cellule cardiache maturano.
Come mai questa capacità di rigenerazione del cuore viene perduta? Per comprendere
le cause, i ricercatori hanno ipotizzato che non ci fosse soltanto una riduzione dei
segnali che promuovono l’azione rigenerativa delle cellule – un meccanismo già
precedentemente identificato dallo stesso gruppo – ma che fossero coinvolti anche
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meccanismi capaci di inibire la risposta delle cellule cardiache a quegli stessi segnali.
Meccanismi nei quali giocano un ruolo chiave i glucocorticoidi.
“Abbiamo scoperto che i glucocorticoidi, ormoni fondamentali per la maturazione di
alcuni organi dopo la nascita, limitano consistentemente la capacità dei cardiomiociti
di rispondere ai fattori di crescita rigenerativi”, conferma Gabriele D’Uva. “In pratica,
agiscono come un freno ormonale che spegne i programmi rigenerativi del cuore”.
Gli studiosi non si sono però fermati qui. Una volta scoperto in cellule cardiache il
responsabile della scarsa risposta a stimoli rigenerativi, hanno provato a bloccarne
l’azione.
“Il nostro studio mostra che il blocco farmacologico del recettore dei glucocorticoidi è
in grado di rimuovere questo freno alla rigenerazione dei cardiomiociti”, dice Silva Da
Pra, ricercatrice post-dottorato e prima autrice dello studio. “Abbiamo visto che, nei
modelli preclinici, l’inibizione di questo recettore ripristina la risposta dei cardiomiociti
ai fattori di crescita e stimola quindi la proliferazione delle cellule cardiache anche in
fasi post-natali avanzate e nell’età adulta”.
Questa strategia si è dimostrata particolarmente rilevante in risposta alle
conseguenze dell’utilizzo di antracicline, farmaci molto diffusi in oncologia che possono
però rivelarsi tossici per il cuore.
“In questo contesto – spiega il dottorando Stefano Boriati, secondo autore dello studio
– la somministrazione farmacologica combinata di un antagonista dei glucocorticoidi e
di un fattore rigenerativo ha ridotto in modo significativo il danno cardiaco, preservato
la funzione del cuore e promosso la sopravvivenza dei cardiomiociti, ottenendo così
risultati nettamente superiori rispetto ai singoli trattamenti”.
Il prossimo passo sarà ora lo sviluppo di approcci terapeutici combinati, con l’obiettivo
di ottimizzare tempi e modalità di intervento per massimizzare la rigenerazione del
tessuto cardiaco.
Lo studio è stato pubblicato su Nature Cardiovascular Research con il titolo
“Harnessing glucocorticoid receptor antagonism to enhance the efficacy of cardiac
regenerative growth factors and cytokines”. La ricerca è stata coordinata da Gabriele
D’Uva, professore al Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di
Bologna con attività di ricerca presso l’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola. Contributi
significativi sono stati forniti dalla ricercatrice post-dottorato Silvia Da Pra e dal
dottorando Stefano Boriati.
Per l’Università di Bologna hanno inoltre collaborato al progetto i gruppi guidati dalla
professoressa Mattia Lauriola e dal professor Carlo Ventura, sempre del Dipartimento
di Scienze Mediche e Chirurgiche. Ulteriori analisi sono state condotte in
collaborazione con i gruppi di ricerca coordinati dai professori Eldad Tzahor
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(Weizmann Institute of Science, Israele) e Catherine Wilson (Università di Cambridge,
Regno Unito).
Il progetto è stato supportato da finanziamenti nazionali e internazionali, inclusi fondi
del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) attraverso il Ministero
dell’Università e della Ricerca (bando PRIN PNRR 2022) e fondi di Ricerca Corrente del
Ministero della Salute.
L’attività di ricerca si inserisce nella Piattaforma di Perfusione e rigenerazione
d’Organo RESTORE (RESearch on cell, Tissue and Organ REgeneration), nata con
l’obiettivo di creare una sinergia tra le unità operative cliniche dell’IRCCS Policlinico di
Sant’Orsola e le unità di ricerca scientifica di base e traslazionale dell’Università di
Bologna, per lo sviluppo di strategie innovative nell’ambito della rigenerazione,
perfusione e trapianto d’organo.
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