(AGENPARL) - Roma, 4 Febbraio 2026La 21ª edizione della Conferenza e Mostra Internazionale sul Gas Naturale Liquefatto, LNG2026, ha preso il via a Doha, in Qatar, riunendo leader mondiali, colossi dell’energia ed esperti del settore in uno dei più importanti appuntamenti globali dedicati al GNL. Al centro dei dibattiti: geopolitica, dinamiche di mercato, tecnologie emergenti e transizione energetica.
L’evento si è aperto con un omaggio alla tradizione marittima del Qatar e alla scoperta del petrolio nel 1940, passaggio storico che ha innescato il rapido sviluppo dello Stato del Golfo. Oggi il Qatar è uno dei principali esportatori mondiali di gas naturale liquefatto, insieme a Stati Uniti e Australia, e ospitare LNG2026 rappresenta un momento simbolico e strategico per il Paese.
Presentata dall’International Gas Union, la serie LNG è da quasi 60 anni un punto di riferimento per l’industria globale del gas. L’edizione di Doha segna una tappa cruciale non solo per il settore, ma anche per il posizionamento internazionale del Qatar come potenza energetica.
Nel discorso di apertura, Saad Sherida Al Kaabi, CEO di QatarEnergy e Ministro dell’Energia del Qatar, ha sottolineato il ruolo centrale del Paese nel mercato globale:
«È un piacere che la conferenza si svolga in un momento in cui il Qatar si distingue come una delle principali potenze energetiche, in particolare nel settore del GNL, grazie al suo ruolo crescente nell’approvvigionamento dei mercati energetici globali».
Al Kaabi ha inoltre ricordato che, con il completamento di progetti chiave come il North Field Expansion, la produzione di GNL del Qatar passerà da 77 a 120 milioni di tonnellate annue, arrivando a rappresentare circa il 40% della fornitura mondiale.
Un momento storico della conferenza è stato il panel che ha riunito, insieme ad Al Kaabi, i vertici di quattro giganti dell’energia globale: Patrick Pouyanné (TotalEnergies), Wael Sawan (Shell), Darren Woods (ExxonMobil) e Ryan Lance (ConocoPhillips). Un fronte compatto nel ribadire l’importanza strategica del GNL e degli investimenti lungo l’intera filiera, anche come strumento per affrontare la povertà energetica.
Secondo Sawan, «più GNL immettiamo sul mercato, più creiamo stabilità». Il CEO di Shell ha sottolineato come la domanda continuerà a crescere: «Entro il 2040 arriveremo a 650-700 milioni di tonnellate, rispetto ai circa 450 milioni di oggi. C’è ancora molta strada da fare».
Non sono mancati i riferimenti alle pressioni regolatorie e ambientali. L’industria del gas e del petrolio è da anni sotto accusa per il suo contributo alle emissioni globali e, più recentemente, la direttiva europea sulla due diligence in materia di sostenibilità aziendale (CSDDD) ha acceso nuove tensioni. La normativa, che impone alle grandi imprese di monitorare l’impatto delle proprie catene di fornitura su diritti umani e ambiente, è stata al centro di attriti tra l’Unione Europea e il Qatar, grande fornitore di GNL per il mercato europeo.
Pur a fronte dei segnali di revisione da parte di Bruxelles, Al Kaabi e gli altri CEO hanno invitato i decisori politici a scelte realistiche, coerenti con le esigenze dei consumatori e con la sicurezza degli approvvigionamenti. «Le normative sono fondamentali – ha osservato Sawan – ma dobbiamo evitare regolazioni eccessive o contraddittorie. Il compito principale dei policymaker è permettere alle arterie del flusso energetico di funzionare correttamente».
In questo scenario, l’Unione Europea si trova davanti a scelte complesse dopo quella che molti definiscono una vera e propria “chiamata di sveglia” sul GNL. E mentre Doha, da domenica a oggi, è diventata il centro nevralgico della filiera globale del gas naturale liquefatto, emerge un dato politico-industriale difficile da ignorare: la presenza italiana appare debole, frammentata, poco leggibile.
Nel Golfo l’energia non è semplicemente un settore economico: è una grammatica di potere, investimenti, sicurezza e relazioni industriali. In questo contesto, l’assenza di una chiara “cornice Paese” pesa. L’industria italiana c’è: ENI figura tra i Diamond Sponsor ufficiali della conferenza, Saipem è presente nel Discovery Hub con Davide De Bacco come LNG Technologies SME. Competenze, capitali e know-how non mancano.
Manca, però, la regia. Dove sono l’agenda condivisa, il racconto coordinato, il moltiplicatore istituzionale capace di valorizzare la filiera italiana nel suo insieme? Il confronto con altri eventi è impietoso: negli stessi giorni, l’ICE ha documentato una presenza italiana strutturata al Web Summit Qatar, con una strategia promozionale chiara e visibile. Su LNG2026, invece, solo una comunicazione di contesto, utile ma insufficiente a rappresentare una vera mobilitazione di sistema.
Il tema non è personale, ma istituzionale. L’ambasciatore italiano a Doha è Paolo Toschi, e nel Golfo l’autorevolezza non è un accessorio: è la valuta che consente accesso, credibilità e fiducia. A questo si aggiungono episodi riportati anche dalla stampa estera che impongono la massima prudenza nella gestione delle relazioni e delle prossimità istituzionali, come il caso di un cittadino italiano espulso dal Qatar nel dicembre scorso, nonostante la sua presenza a eventi ufficiali.
Il risultato è un paradosso: l’Italia a LNG2026 sembra avere il biglietto in prima fila, ma sceglie di restare in corridoio. Gli ingredienti per contare ci sono tutti – aziende leader, interessi convergenti, contesto favorevole – ma senza una regia il “Sistema Italia” rischia di fallire non con uno scandalo, bensì nel modo più silenzioso e umiliante: per irrilevanza.
Ed è una domanda che resta aperta: perché il MAECI e i vertici dell’ICE, nel piano promozionale, hanno escluso o sottovalutato uno dei principali appuntamenti mondiali per la filiera del gas naturale liquefatto? Nel Golfo, esserci non basta. Bisogna essere leggibili.
