(AGENPARL) – Roma, 25 Gennaio 2026
C’era una volta lo zucchero. Ma non è una favola a lieto fine: è la storia dell’ex zuccherificio Eridania di Policoro, entrato in funzione il 13 agosto 1955 e spento definitivamente nel 1991. Trentasei anni di attività, oltre trenta di abbandono. Un bilancio che, a conti fatti, oggi pesa più del saccarosio che usciva dalle sue linee produttive.
Per la Basilicata fu un pilastro industriale, il primo vero esempio di trasformazione agricola della piana jonica. Bietole lucane, pugliesi, calabresi e campane diventavano zucchero, lavoro, economia. Oggi, su quei circa 30 ettari di area, restano due ciminiere da 40 metri, un grande edificio su tre piani – la storica “casa bietole/zucchero” – uffici, laboratori e vasche di decantazione che, nel frattempo, hanno deciso di reinventarsi oasi naturale. Gli aironi non hanno aspettato autorizzazioni: hanno occupato lo spazio e basta.
L’ex zuccherificio, però, non è solo un sito di archeologia industriale. È una ferita aperta nel cuore della Basilicata. Un simbolo di ciò che potrebbe essere e che, inspiegabilmente, ancora non è. Un’“orrida bellezza” che affascina, ma soprattutto imbarazza, perché racconta meglio di qualunque convegno il rapporto complicato tra Sud, sviluppo e decisioni che non arrivano mai.
La sua posizione è tutt’altro che marginale. L’ex Eridania è una cerniera naturale tra il centro urbano di Policoro e il lido ionico. Riqualificarla non significherebbe restaurare una rovina per nostalgia, ma attivare un vero volano economico per la provincia di Matera e per l’intera regione.
Centri congressi, spazi di co-working, incubatori di imprese, musei interattivi sulla riforma fondiaria, strutture ricettive, aree verdi, ricerca sull’energia alternativa. Tutto è stato pensato, progettato, disegnato. Tutto, per ora, è rimasto fermo. Mentre altrove gli scheletri industriali diventano poli di innovazione e cultura, a Policoro si continua a contemplare il passato come se fosse un destino inevitabile.
L’ultimo capitolo è il Piano d’Ambito paesistico, adottato dal Consiglio comunale dopo una gestazione durata 31 anni. Un primato che, da solo, racconta molto. Il piano, redatto dall’architetto Luigi Acito, ridisegna il futuro dell’area a valle della Statale 106 verso il mare, partendo proprio dall’ex zuccherificio.
Seimila nuovi posti letto nel tempo, sviluppo turistico non solo estivo, equilibrio ambientale, tutela del paesaggio, mantenimento delle attività agricole della Riforma fondiaria e delle case coloniche degli anni ’50. Completamento del lungomare, piazza centrale e persino un grande orologio solare: così almeno lo scorrere del tempo sarà visibile a tutti, visto che finora lo si è percepito solo nei rinvii.
Il sindaco Enrico Bianco parla di una visione a 50-100 anni. Una prospettiva necessaria per una città che oggi vive un paradosso evidente: d’estate è piena, d’inverno non riesce nemmeno a ospitare mille persone per un evento di rilievo extraregionale.
Il progetto c’è. I fondi pure. I cantieri no.
Il recupero dell’ex zuccherificio è stato annunciato come finanziato dal PNRR con 32 milioni di euro. A lavori ultimati, il complesso dovrebbe ospitare il Centro ricerche “Società&energia: il Futuro della Basilicata – SI FA”, presidio nazionale contro la povertà energetica, in sinergia con l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica. Un caso unico in Italia.
Il progetto non è una scatola vuota, né una suggestione teorica. Tutti gli attori coinvolti nell’idea progettuale sono funzionali ai diversi aspetti che saranno sviluppati, dalla riqualificazione alla rifunzionalizzazione del sito. Ne fanno parte il Consorzio TRAIN, organismo di ricerca privato con soci come ENEA e Università di Salerno; Cascina Costruzioni; la Società Energetica Lucana (SEL); ATER Matera; il Comune di Policoro; ENFOR, ente di formazione; esponenti del terzo settore; l’I.I.S. Pitagora di Policoro, con il sostegno dell’ANCI Basilicata. Un ecosistema articolato, credibile, pronto a partire.
Eppure, ironia della sorte, tutto sembra giacere in qualche cassetto ministeriale, in attesa di un via libera che non arriva.
Il decreto c’è. Anche le competenze. E allora?
A rendere la situazione ancora più surreale c’è un fatto normativo preciso. Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 novembre 2023, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 280 del 30 novembre 2023, l’Agenzia per la Coesione territoriale è stata soppressa e tutte le sue funzioni sono state trasferite al Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Tradotto dal linguaggio istituzionale: non esistono più alibi. Le competenze sono chiare. Le responsabilità pure. Il Dipartimento oggi ha il dovere di attivarsi. Non domani, non dopo l’ennesimo tavolo tecnico. Ora.
Le domande scomode (ma inevitabili)
Chi sta realmente frenando questo progetto?
È burocrazia, disattenzione politica o un intreccio di veti?
Perché lo sviluppo si inceppa sempre quando arriva in Basilicata?
E soprattutto: chi ha paura della crescita di Policoro?
Riqualificare significa lavoro, attrattività, autonomia per i giovani, futuro. Evidentemente non tutti considerano tutto questo una priorità.
La Basilicata merita di più
La riqualificazione dell’ex zuccherificio Eridania non è un capriccio urbanistico. È un atto di giustizia verso una comunità che chiede sviluppo vero, non annunci. Lasciare marcire un simbolo così potente significa scegliere consapevolmente l’immobilismo.
Le ciminiere sono ancora lì. Gli aironi hanno già fatto la loro parte. Ora tocca alle istituzioni dimostrare di saper fare altrettanto. Perché il passato non chiede nostalgia. Chiede futuro. E Policoro, francamente, ha già aspettato abbastanza.