(AGENPARL) - Roma, 8 Ottobre 2024 - (AGENPARL) – mar 08 ottobre 2024 *Scuola – Governo =*
*On. Elisabetta Piccolotti (Avs):*
*Domani pomeriggio al Question Time di Montecitorio la vicenda dei troppi
precari nel mondo della scuola e il deferimento alla Corte Ue.*
La Commissione europea ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia Ue per
non aver posto fine all’uso eccessivo di contratti a tempo determinato e a
condizioni di lavoro discriminatorie nella scuola.
Per questo vogliamo sapere dal governo se intende intervenire con
urgenza, procedendo all’immissione in ruolo, in primis utilizzando le
graduatorie di tutti i precedenti concorsi, su tutti i posti vacanti e
disponibili per i docenti, facendo lo stesso per il personale Ata, e
stabilizzando i posti di sostegno, per dare prospettive certe a chi oggi,
da lavoratore precario, permette alla scuola di funzionare.
È quanto chiederà domani pomeriggio, mercoledi 9 ottobre, Avs nel corso
del Question time in diretta televisiva con un’interrogazione al ministro
Valditara, prima firmataria Elisabetta Piccolotti.
Secondo la Commissione, l’Italia, – si legge nell’interrogazione – in piena
violazione delle previsioni contenute nella Direttiva del Consiglio
1999/70/CE, non ha disposto norme necessarie per vietare la disparità di
condizioni di lavoro e il ricorso abusivo a contratti a tempo determinato
successivi; nel dispositivo si legge che la retribuzione dei docenti a
tempo determinato “non prevede una progressione salariale incrementale
basata sui precedenti periodi di servizio. Ciò costituisce una
discriminazione rispetto ai docenti assunti a tempo indeterminato, che
hanno invece diritto a tale progressione salariale”.
Questa procedura di infrazione però non rappresenta affatto un fulmine a
ciel sereno ma solo l’ultimo passaggio di un’azione che la Commissione
aveva avviato con l’invio di una lettera di costituzione in mora alle
autorità italiane, nel luglio 2019. Poi una seconda lettera nel dicembre
2020 e un’altra nell’aprile 2023.
Secondo il rapporto Education at a Glance 2024, che analizza le condizioni
del settore dell’istruzione in tutto il mondo, l’Italia investe poco nella
scuola: i docenti italiani in media sono i più anziani, con il 53% di
insegnanti che ha oltre 50 anni rispetto al 37% della media OCSE.
Attualmente, i docenti over 50 nell’istruzione primaria sono il 57%, nella
scuola secondaria inferiore sono il 48%, mentre nella scuola secondaria
superiore sono il 54%. Inoltre, l’Italia destina il 4,0 % del suo prodotto
interno lordo alla spesa pubblica a sostegno degli istituti di istruzione,
dal livello primario a quello terziario (incluso il settore Ricerca e
Sviluppo) contro il 4,9 % della media dei paesi OCSE; un ulteriore dato di
analisi riguarda le retribuzioni: l’OCSE confronta gli stipendi annuali,
secondo un parametro di conversione che tiene conto del potere d’acquisto
reale. Meno degli italiani guadagnano solo estoni, ungheresi, polacchi,
greci, slovacchi, lettoni e croati. Siamo insomma il fanalino di coda del
G7 e dei Paesi con PIL comparabili.
Lo rende noto l’ufficio stampa
Roma, 8 ottobre ore 16.30
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