(AGENPARL) - Roma, 16 Giugno 2022 - (AGENPARL) – gio 16 giugno 2022 Ad un secolo dalla decisione, assunta dopo un ampio dibattito pubblico e con l’intervento di Benedetto Croce, di trasferire l’antica biblioteca di Napoli dal Palazzo degli Studi alla Reggia borbonica in Piazza Carlo III, il ministro Franceschini, incapace di cogliere il valore civile (educativo e formativo) della cultura, continua a separare i beni culturali capaci di assicurare una ricaduta finanziaria all’Amministrazione, o più spesso ai privati concessionari, da quelli creduti “improduttivi”, con ciò danneggiando in special modo le biblioteche (e gli archivi), ridimensionandole, accorpandole ai musei o, come nel caso della Biblioteca Nazionale di Napoli, decretandone inopinatamente il decentramento.
Con i colleghi senatori Angrisani, Granato, Lannutti e Morra ho presentato una interrogazione per sapere dal Ministro se non ritenga di accantonare l’idea di trasferirla nel Palazzo Fuga (il cd. Albergo dei Poveri), pessima scelta innanzi tutto sul piano della sicurezza, consentendole invece di rimanere dove si trova e intervenendo, se mai, per migliorare l’attuale struttura e soprattutto per garantire l’assegnazione all’istituto di nuovo personale, nuovi spazi ad essa attigui o limitrofi (già indicati più volte) per depositi a norma, spazi espositivi, sale consultazione, e perché sia ripristinata e riaperta la sede di Sant’Angelo al Nilo, con le sue collezioni moderne.
Temiamo infatti di sapere che sono gli appetiti dei privati nei confronti del Palazzo Reale (che evidentemente fa gola come location, e Franceschini stesso già se ne serve in tal senso) ad aver spinto il Ministro a riservare Palazzo Reale “tutto a una destinazione museale”, benché gli spazi espositivi utilizzati a tale scopo siano già molteplici, e a trasferire la Biblioteca in Palazzo Fuga con il pretesto che, inserita in un più ampio polo culturale e didattico, essa contribuirebbe a rivitalizzare un quartiere degradato e godrebbe di nuovi e più ampi spazi progettati, in realtà, ispirandosi ad una concezione già superata, ignara della progressiva dematerializzazione del sapere.
La Biblioteca Nazionale di Napoli, peraltro, è essenzialmente una biblioteca di conservazione (ha circa 2 milioni di volumi, tra cui circa 5.000 incunaboli, 40.000 cinquecentine, 30 mila manoscritti, spesso rari e di enorme valore, tra cui l’intero corpus autografo delle opere di G. Leopardi, i testi autografi di san Tommaso d’Aquino, G. Vico, L. Ariosto, T. Tasso, G. Ungaretti, F. De Sanctis, B. Croce, S. Di Giacomo, G. Verdi, G. D’Annunzio ecc., i preziosi codici miniati medioevali, il Dioscoride Napoletano e i manoscritti copti del V e VI secolo d.C., i 1800 papiri ercolanesi del III secolo a.C., che sarebbero messi a rischio da un trasloco di massa) e l’incremento del suo materiale moderno discende solo da acquisti diretti o dal deposito delle poche case editrici rimaste in Campania, né si tratta di una biblioteca con materiale moderno e ‘scaffali aperti’ capace di attrarre ed educare un pubblico non acculturato, come finge di auspicare il Ministro. Non ultimo, il trasferimento vanificherebbe anche una serie di spese affrontate negli anni a Palazzo Reale, configurando un potenziale danno per le casse statali, non senza metterne a rischio la conservazione e l’organizzazione del preziosissimo patrimonio librario della Biblioteca Nazionale e senza contare che il trasferimento ne impedirebbe la fruizione per diversi anni.
Roma, 16 Giugno 2022
Sen.ce Margherita Corrado
Senato Gruppo Alternativa – CAL/Alternativa
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