
(AGENPARL) – Roma, 18 maggio 2020 – L’economia giapponese nel periodo gennaio-marzo si è contratta del 3,4% reale annualizzato rispetto al trimestre precedente a causa della pandemia globale di coronavirus.
Una contrazione significativa per il secondo trimestre consecutivo che spinge la terza più grande economia del mondo in recessione, secondo i dati del governo giapponese che sono stati illustrati oggi.
I dati mostrano che il prodotto interno lordo, il valore totale di beni e servizi prodotti nel paese, corrisponde a una riduzione dello 0,9 per cento su base trimestrale destagionalizzata.
Il Giappone quindi rientra nella definizione tecnica di recessione cioè quando almeno due trimestri consecutivi il suo PIL è negativo – a seguito di un crollo del 7,3 per cento tra ottobre e dicembre – e questo per la prima volta dal quarto trimestre del 2015.
È inoltre molto probabile che l’economia si contragga anche per un terzo trimestre consecutivo nel periodo aprile-giugno, probabilmente scendendo ad un ritmo più veloce degli anni del dopoguerra a causa dell’impatto del virus, con alcuni economisti del settore privato che prevedono una contrazione annuale di oltre 20 percento in quei tre mesi.
Il risultato avuto durante il trimestre gennaio-marzo è stato, tuttavia, migliore della previsione di una contrazione reale annualizzata del 5,0 per cento fatta dagli economisti.
Yasutoshi Nishimura, ministro incaricato della politica economica e fiscale, ha dichiarato a una conferenza stampa che il PIL nel periodo aprile-giugno “diventerà più grave” rispetto ai dati di gennaio-marzo e che l’economia “rallenterà in misura considerevole”.
Ha attribuito la crisi economica allo stato di emergenza dichiarato per il virus che ha limitato le attività economiche in Giappone in aprile e maggio.
Un funzionario del Gabinetto ha dichiarato che l’economia del paese avrebbe potuto riprendersi nel periodo gennaio-marzo se non ci fossero stati gli impatti negativi dovuti al virus perché gli effetti dell’aumento delle tasse sui consumi e del tifone erano già svaniti.
“L’attuale situazione economica è la più grande crisi dalla seconda guerra mondiale”, ha detto il funzionario.
Nel mese in esame, i consumi privati, che rappresentano circa il 60 percento dell’economia giapponese, sono diminuiti dello 0,7 percento rispetto al periodo di tre mesi precedente, con spese per viaggi e pasti particolarmente colpiti dal momento che alle persone veniva chiesto di rimanere a casa per rallentare il diffusione del coronavirus, ha detto il funzionario.
Le spese in conto capitale privato, un altro pilastro fondamentale della domanda interna e investimenti privati ??privati, sono diminuite rispettivamente dello 0,5 e 4,5%.
Il virus ha inoltre inciso pesantemente sulla domanda estera, portando a un calo del 6,0% nelle esportazioni di beni e servizi del paese. Le automobili e i ricambi auto hanno registrato cali significativi, mentre le spese dei turisti stranieri, che aiutano a sollevare le esportazioni, sono diminuite a causa di un crollo del numero di visitatori.
Le importazioni sono diminuite del 4,9 per cento, con quelle dalla Cina fortemente colpite. La riduzione apparentemente ha anche riflesso un calo del prezzo delle importazioni di energia.
In termini nominali, o non rettificato per le variazioni di prezzo, l’economia giapponese ha contratto un 3,1 per cento annualizzato e lo 0,8 per cento nel trimestre.
Alcuni economisti hanno previsto che ci vorranno almeno “un anno o due” affinché l’economia torni ai livelli pre-virus e prevedono che l’economia interna, che ha raggiunto un picco intorno a ottobre 2018, non era in buone condizioni nemmeno a gennaio e febbraio a causa dei continui impatti negativi degli attriti commerciali USA-Cina e dell’aumento delle tasse sui consumi.
Fondamentalmente, l’economia del Giappone e questo vale anche per altri Stati era già stagnante e l’epidemia di coronavirus non ha fatto altro che accelerare la situazione di recessione
Per quanto riguarda il 2019 fiscale fino a marzo, l’economia giapponese è scesa dello 0,1 percento in termini reali, la prima contrazione dall’esercizio 2014.
In Italia le stime saranno peggiori. Il nostro Pil sarà attorno al 9% e ciò equivale ad un aumento drammatico della disoccupazione ed a un crollo del benessere sociale. Le famiglie contrarranno i loro consumi che saranno prevalentemente concentrati verso prodotti alimentari e medicinali.
Oggi e non domani, servono mobilitare risorse rilevanti per rilanciare il Paese che non passa attraverso le 500 pagine di un decreto Rilancio che è e sarà solo sulla carta.
Servono i soldi per varare un piano industriale per il rilancio del Paese e non le chiacchiere.
Questa delle chiacchiere non è questa la strada per il rilancio dell’economia, della ricchezza e della prosperità dell’Italia.
Una confusione che sta frenando l’economia, perché molti italiani hanno deciso di non voler rischiare di infettare se stessi o la propria famiglia, indipendentemente dal fatto che vi siano politiche formali del governo che istruiscono o obbligano a rimanere a casa.
In sostanza, il Governo ha posto gran parte della sua energia dietro una vana speranza, senza alcun piano per realizzare la riapertura in sicurezza e far ripartire l’economia.
In altre Parole un Paese provvisorio, a partire dal nostro Inno nazionale «Il Canto degli Italiani», conosciuto meglio come «l’Inno di Mameli».Fu scritto da Goffredo Mameli e musicato dal maestro Michele Novaro e adottato in via provvisoria dal Consiglio dei ministri del 12 ottobre 1946, ma è diventato ufficialmente l’inno nazionale solamente nel 2017, dopo «soli» 71 anni di provvisorietà….
Dobbiamo uscire da questa situazione prima che sia troppo tardi ed inizino i conflitti sociali.