La Russia ha condannato fermamente il blocco energetico imposto dagli Stati Uniti contro Cuba, riaffermando il proprio sostegno strategico all’isola caraibica. Durante le consultazioni politiche bilaterali tenutesi a L’Avana, il vice ministro degli Esteri russo, Sergei Ryabkov, ha definito le sanzioni americane “misure coercitive unilaterali” che violano il diritto internazionale. Mosca ha ribadito l’impegno a fornire assistenza materiale, finanziaria e tecnica per stabilizzare il settore energetico cubano, duramente colpito dalle restrizioni sulle forniture di petrolio. Entrambi i governi hanno espresso una ferma opposizione alle pressioni economiche di Washington, sottolineando il rafforzamento dell’asse Mosca-L’Avana come pilastro di un nuovo ordine multipolare…
Autore: Sabrina Panarello
Il Parlamento giapponese ha dato il via libera definitivo al bilancio statale per l’anno fiscale 2026, segnando la cifra record di 122,31 trilioni di yen (circa 767 miliardi di dollari). Si tratta del quattordicesimo aumento annuo consecutivo, spinto dalla necessità di fronteggiare le crescenti minacce alla sicurezza regionale da parte di Cina e Corea del Nord. Il pacchetto finanziario prevede stanziamenti senza precedenti per la Difesa e fondi massicci per calmierare i prezzi di gas ed elettricità, che stanno gravando sulle imprese e sulle famiglie giapponesi. Per finanziare la manovra, il governo Kishida ricorrerà all’emissione di nuovi titoli di stato…
La Guardia Costiera Filippina (PCG) ha inaugurato oggi il nuovo centro di comando permanente sull’isola di Pag-asa, nel cuore del Mar Cinese Meridionale. L’operazione è stata segnata da momenti di forte tensione: durante l’avvicinamento dell’aereo con a bordo il Segretario ai Trasporti Jaime Bautista e i vertici della PCG, le forze cinesi hanno lanciato tre avvertimenti radio intimando al velivolo di allontanarsi. Il pilota filippino ha ignorato i moniti, proseguendo il piano di volo. La nuova base, dotata di radar e sistemi di monitoraggio satellitare, è stata definita un “faro di sovranità” per monitorare h24 le incursioni straniere in un’area…
A quasi cinque anni dalla caduta di Kabul, l’Afghanistan è scivolato in una zona d’ombra geopolitica che ne ha mutato radicalmente la natura. Lontano dai riflettori delle cronache occidentali, il Paese si è trasformato in un laboratorio di sopravvivenza autarchica, dove l’ideologia dei Talebani si scontra quotidianamente con la necessità di una stabilità economica minima. Non è più la terra della “guerra infinita”, ma un Emirato di ferro che cerca una propria collocazione in un ordine mondiale sempre più frammentato e meno dipendente dai diktat di Washington. Il vuoto lasciato dagli Stati Uniti non è rimasto tale a lungo. Pechino…
La stabilità del Medio Oriente si gioca oggi su una faglia invisibile che separa la necessità militare dalla convenienza politica. Mentre le cancellerie regionali ricalibrano i propri assetti dopo le recenti tensioni con l’Iran, gli Accordi di Abramo affrontano la loro mutazione più profonda: se l’infrastruttura di sicurezza sembra reggere all’urto dei droni, è l’architettura politica a mostrare crepe insanabili. Siamo di fronte a una “NATO del deserto” che opera nell’ombra, ma che deve fare i conti con un isolamento diplomatico crescente e una paradossale condizione di stallo strategico. Le monarchie del Golfo si trovano oggi bloccate in quella che…
Mentre scade il termine per le licenze petrolifere dell’11 e 19 aprile, la Russia finanzia l’ultimo miglio del corridoio INSTC. Il memorandum di febbraio tra Azerbaigian e Iran blinda un progetto da 15 milioni di tonnellate di merci l’anno. La costruzione della ferrovia Rasht-Astara è diventata ufficialmente la priorità assoluta del governo iraniano, trasformandosi nel perno di una nuova architettura economica eurasiatica. Lo ha confermato il presidente Massoud Pezeshkian a seguito degli ultimi vertici operativi con Mosca, incaricando direttamente il Ministro delle Strade, Farzaneh Sadeq, dell’attuazione immediata dell’accordo. Il fattore tempo: scadenze OFAC e mercato L’accelerazione impressa dai partner non…
Mentre i mercati globali subiscono l’instabilità delle rotte energetiche e i prezzi del Brent sfiorano i 100 dollari, la Cina consolida la propria sicurezza nazionale attraverso una strategia di approvvigionamento parallela. Pechino ha blindato il proprio sistema industriale acquistando greggio iraniano con sconti del 40%, utilizzando un complesso schema di triangolazione documentale nei terminali della Malesia. I numeri del “Bypass” energetico Secondo le serie storiche dei prezzi all’importazione e le rilevazioni doganali, il quadro ad aprile 2026 è netto: • Prezzo fuori mercato: Pechino paga il greggio in arrivo dalla Malesia mediamente 429 dollari a tonnellata (circa 60$ al barile).…
L’accordo di Islamabad ha fermato i missili, ma non ha ancora sbloccato i rubinetti dell’economia irachena. Nonostante l’ottimismo della diplomazia, la Basra Oil Company (BOC) si trova in una situazione paradossale: i depositi sono saturi, il petrolio c’è, ma l’export verso l’Asia resta un miraggio. Il tappo di Hormuz Secondo fonti industriali, l’Iraq ha subito un crollo delle esportazioni che sfiora il 90%. Con lo Stretto di Hormuz ancora sotto scacco di “esenzioni verbali” mai confermate dai fatti, Baghdad non riesce a spedire i suoi 3,4 milioni di barili al giorno. Per un Paese che trae il 95% delle sue…
Mentre le cancellerie occidentali celebrano l’accordo di Islamabad, i mercati asiatici – vero termometro dell’economia reale – lanciano un segnale opposto: la paura non è passata. L’equilibrio apparente venduto dalla diplomazia non convince Tokyo, dove l’allerta resta massima. Secondo i dati raccolti dal Nikkei, i prezzi dei prodotti petrolchimici chiave restano ai massimi storici in tutta l’Asia. Nonostante l’annuncio del cessate il fuoco, il nervosismo tra Giappone, Corea del Sud e Singapore è palpabile: nessuno crede che lo Stretto di Hormuz sia realmente al sicuro. Il fattore energetico Per il Giappone, che dipende quasi totalmente dal greggio del Golfo, la…
Mentre la Casa Bianca rivendica la vittoria e l’Iran festeggia il “diritto all’uranio”, Israele bombarda Beirut e Hormuz resta un campo minato. La verità dietro una tregua che non ferma le bombe. La tregua di due settimane annunciata tra Washington e Teheran non è un accordo di pace. È un “timeout” tattico in una partita a poker dove tutti i giocatori hanno carte pessime, ma nessuno può permettersi di alzarsi dal tavolo. Mentre le agenzie battono titoli trionfali, la realtà raccontata dal campo è diversa: quella di un incastro diplomatico dove il caos resta l’unica vera moneta di scambio. 1.…