(AGENPARL) - Roma, 15 Agosto 2026 - CHI SDOGANA IL FASCISMO SI ASSUME UNA RESPONSABILITÀ"*
"Le nuove svastiche e le scritte antisemite comparse all'ingresso delle
vandalismo. E soprattutto non è la prima volta: già lo scorso febbraio
nella stessa strada erano comparse svastiche e simboli nazifascisti. A
distanza di pochi mesi siamo nuovamente davanti a simbologie naziste e
messaggi antisemiti. Continuare a considerarli episodi isolati sarebbe un
grave errore".
Lo dichiara Giovanni Barbera, segretario romano del Partito della
Rifondazione Comunista e membro della Direzione nazionale del PRC.
"C'è anche un elemento dal forte valore simbolico: il complesso delle case
del pluripremiato* "C'è ancora domani"* di Paola Cortellesi, un film che ha
riportato milioni di persone a confrontarsi con il fascismo, la condizione
delle donne e la conquista dei diritti e della democrazia. Vedere tornare
proprio lì simboli nazisti rende quanto accaduto ancora più inquietante".
"Sarebbe ipocrita condannare le svastiche senza interrogarsi sul clima
politico e culturale nel quale tornano a comparire. Da anni assistiamo a
tentativi di banalizzare il fascismo e il suo portato storico. Ci sono
politici senza scrupoli che, per raccogliere qualche voto, strizzano
l'occhio a quel mondo, ne relativizzano simboli e parole e arrivano a
trattare l'antifascismo come un ferrovecchio ideologico. Non si può rendere
il fascismo presentabile e poi fingere stupore quando le svastiche tornano
sui muri. Chi contribuisce a questo sdoganamento si assume una precisa
responsabilità politica e culturale".
"Chiediamo che le scritte vengano rimosse immediatamente e che siano
individuati i responsabili. Ma intervenire sui muri non basta: cancellare
una svastica serve a poco se contemporaneamente si tenta di cancellare
l'antifascismo dalla coscienza pubblica".
"Roma conosce il prezzo del fascismo, dell'antisemitismo e dell'occupazione
nazista. Il rastrellamento del 16 ottobre 1943, le Fosse Ardeatine e la
Resistenza appartengono alla storia e all'identità democratica di questa
città. La memoria non può essere confinata alle commemorazioni ufficiali:
deve diventare responsabilità quotidiana".
"Il pericolo comincia quando una svastica smette di scandalizzare. Roma non
deve abituarsi né all'antisemitismo né ai simboli nazisti sui suoi muri, e
soprattutto non deve abituarsi a chi tenta di rendere nuovamente
presentabile la cultura politica che li ha generati".
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