(AGENPARL) - Roma, 4 Novembre 2026 - Roma aveva preso parte ai colloqui di Oslo del 20 ottobre. A Bruxelles, Francia, Germania e Regno Unito tornano a essere gli interlocutori europei di Washington, mentre resta aperta la questione del mandato con cui l’E3 può parlare per l’Europa.
L’Italia non figura tra i partecipanti annunciati ai due incontri di Bruxelles sul futuro dell’Ucraina. Oggi la Commissione europea ospita un confronto sulla ricostruzione con rappresentanti di Kiev, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, NATO e Banca mondiale. Domani, 5 novembre, l’Alleanza Atlantica ospiterà un secondo incontro, dedicato alle garanzie di sicurezza, con rappresentanti americani, francesi, tedeschi e britannici.
I due appuntamenti riguardano aspetti diversi dello stesso problema. Un piano di ricostruzione deve fare i conti con il rischio che la guerra riprenda. Le garanzie di sicurezza, a loro volta, richiedono che i governi chiariscano quali impegni siano disposti ad assumere. La presenza della Banca mondiale al primo incontro dà la misura del lavoro finanziario da preparare. Il secondo porta la discussione sulle responsabilità degli alleati dopo un eventuale accordo di pace.
Da Miami a Oslo, la partecipazione italiana cambia
L’assenza di Roma a Bruxelles va letta alla luce di come sono cambiati i tavoli nelle ultime settimane. Ai colloqui di Miami del 9 e 10 ottobre, promossi dagli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, l’Italia non figurava tra le delegazioni europee annunciate. Dieci giorni dopo, a Oslo, il governo norvegese ha confermato la partecipazione italiana alla cena di lavoro con i consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito e Germania e con rappresentanti dell’UE e della NATO.
Quella sequenza aiuta a capire la differenza tra il ruolo di Roma e quello dell’E3. L’Italia ha partecipato quando il formato si è allargato. Francia, Germania e Regno Unito mantengono invece un canale di confronto più stabile con Washington, sostenuto dal lavoro sulle garanzie per Kiev nella Coalizione dei Volenterosi. Per Roma la questione è poter contribuire mentre si elaborano le proposte, prima che agli altri alleati venga chiesto di assumersi una parte degli impegni.
Chi parla per l’Europa
Il 14 ottobre al Senato, Giorgia Meloni aveva chiesto che Francia, Germania e Regno Unito ricevessero un mandato comune se intendevano rappresentare gli altri europei. Aveva anche proposto di individuare una figura autorevole sostenuta dai Ventisette. Il nodo è concreto: un gruppo ristretto può coordinarsi più rapidamente, ma le garanzie militari e i costi della ricostruzione potrebbero richiedere il contributo di governi che oggi siedono fuori da quel tavolo.
A Washington, intanto, le elezioni di metà mandato del 3 novembre hanno consegnato ai democratici la maggioranza alla Camera e al Senato, secondo Associated Press e Reuters. Quando si insedierà, il nuovo Congresso potrà incidere sugli stanziamenti e intensificare il controllo sull’amministrazione. Per il governo italiano, che ha investito nel rapporto con Trump, questo amplia il numero degli interlocutori da coinvolgere, soprattutto se le garanzie per Kiev richiederanno nuovi fondi americani.
I colloqui di Bruxelles precedono quelli tra Stati Uniti, Ucraina e Russia annunciati da Washington per il 10 e 11 novembre ad Abu Dhabi. È in questa fase che gli alleati europei possono chiarire quali garanzie siano pronti a offrire e con quali risorse. Per l’Italia, il passaggio decisivo sarà poter incidere su quelle scelte prima che diventino impegni da sostenere.
