(AGENPARL) - Roma, 20 Ottobre 2026 - L’Alta rappresentante dell’UE punta a mantenere accessibili le rotte settentrionali. Attesa per la nuova strategia europea: sorveglianza, rompighiaccio e protezione delle infrastrutture tra le priorità.
L’Unione europea vuole rafforzare la propria presenza nell’Artico e collaborare con Stati Uniti e Canada per evitare che Russia e Cina acquisiscano una posizione dominante sulle rotte settentrionali. È l’indirizzo delineato dall’Alta rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, in un’intervista al Times, alla vigilia della presentazione della nuova strategia europea per la regione.
Al centro delle preoccupazioni figura la Rotta marittima del Nord, lungo la costa artica russa. Secondo Kallas, la cooperazione transatlantica deve contribuire a impedire che questo collegamento diventi un punto di pressione strategica controllato da Mosca e Pechino. L’intervista descrive un orientamento politico, non l’annuncio di un accesso già garantito o privo di condizioni.
La strategia, attesa martedì 20 ottobre, dovrebbe ampliare l’impegno europeo in un’area dove si intrecciano commercio, approvvigionamenti energetici, sicurezza e cambiamento climatico. Una bozza esaminata dall’AFP comprende interventi su rompighiaccio, materie prime critiche e cavi sottomarini, con l’obiettivo di accrescere la capacità operativa dell’Unione.
L’interesse per i collegamenti artici cresce mentre le tensioni sulle tradizionali vie marittime spingono governi e operatori a valutare percorsi alternativi.
Per alcuni itinerari tra Asia ed Europa, la navigazione settentrionale può ridurre il tragitto di circa un terzo rispetto al passaggio attraverso Suez. Il vantaggio geografico non equivale però automaticamente a una maggiore convenienza commerciale: restano da affrontare condizioni ambientali, regolarità dei servizi, disponibilità di carichi e vincoli geopolitici.
Il recente viaggio sperimentale della portacontainer sudcoreana PanStar Acro ha mostrato tanto le possibilità quanto i limiti del percorso: la nave è rientrata con container vuoti, evidenziando la difficoltà di costruire flussi commerciali equilibrati.
Kallas aveva già indicato a settembre che il riscaldamento dell’Artico sta aprendo una nuova competizione geopolitica, anche sulle rotte marittime. La politica europea cerca quindi di collegare la tutela ambientale alla protezione degli interessi economici e di sicurezza.
Più delicata è la questione delle attività petrolifere e del gas. Secondo il Financial Times, Bruxelles si prepara ad abbandonare la ricerca di un accordo internazionale giuridicamente vincolante contro nuove estrazioni artiche, pur mantenendo una posizione contraria all’esplorazione di combustibili fossili.
Questo eventuale cambiamento non coincide con la revoca di un divieto generale europeo applicabile all’intero Artico. Il quotidiano segnala inoltre che nuovi progetti di gas difficilmente contribuirebbero alle forniture dell’UE prima del 2040: non rappresenterebbero dunque una risposta immediata alle difficoltà energetiche.
La presentazione del documento definitivo permetterà di chiarire quali iniziative saranno effettivamente proposte, con quali risorse e attraverso quali accordi. Per Bruxelles, la sfida consiste nel tradurre l’ambizione di contare maggiormente nell’Artico in capacità concrete di navigazione, sorveglianza e protezione delle infrastrutture.
