(AGENPARL) - Roma, 7 Ottobre 2026 - Quanti miei coetanei, quindi anziani nonni, sanno che tra i teenager esiste una comunità chiamata “Furry”?
L’ho scoperto a pranzo, parlando con la mia nipotina quattordicenne, studentessa liceale, che mi ha brevemente erudito su un fenomeno che, fino a quel momento, non conoscevo affatto.
Da buon “ignorante” curioso, ho cercato di saperne di più. Ho fatto qualche ricerca e ho scoperto un mondo assai più complesso di quanto immaginassi.
Il Furry Fandom è una subcultura internazionale nata dall’interesse per gli animali antropomorfi, cioè creature con caratteristiche animali ma capacità e comportamenti umani: possono parlare, camminare su due zampe, vestirsi e provare emozioni.
Negli ultimi anni il fenomeno ha acquisito (a insaputa dei più) una notevole visibilità soprattutto tra adolescenti e giovani della Generazione Z, anche grazie a piattaforme social come TikTok, Instagram e YouTube, che ne hanno favorito la diffusione attraverso diverse dinamiche:
– la viralità dei video brevi, spesso basati su balletti, esibizioni e personaggi in costume;
– le finte “guerre” o sfide ironiche tra videogiocatori e Furry, spesso riassunte online nell’etichetta “Gamer vs Furry”;
– la possibilità di mostrare disegni, illustrazioni e animazioni digitali e, in alcuni casi, di ricevere commissioni e guadagnare dalla realizzazione di personaggi antropomorfi;
– la diffusione di video nei quali compaiono costumi, maschere, orecchie e code, che possono stimolare nei più giovani il desiderio di creare o acquistare elementi del proprio personaggio.
Non tutti, naturalmente, indossano un costume completo. Anzi, la Firsuit, cioè il costume antropomorfo completo, può avere costi molto elevati e richiedere una notevole abilità artigianale. Molti si limitano quindi a qualche accessorio: orecchie, code, maschere o altri elementi che caratterizzano il proprio personaggio.
Ma che cosa spinge un adolescente verso questo mondo?
Le ricerche sul fandom suggeriscono che, per molti partecipanti, si tratta innanzitutto di un’esperienza creativa, artistica e sociale. Disegnare, inventare storie, costruire personaggi e partecipare a giochi di ruolo possono rappresentare forme di espressione personale e di socializzazione.
Un concetto fondamentale è quello di fursona, termine che indica il personaggio animale attraverso il quale una persona sceglie di rappresentarsi all’interno del fandom.
Può essere un animale reale, un lupo, una volpe, un gatto, oppure una creatura fantastica, come un drago o un essere ibrido. La fursona può riflettere alcuni aspetti della personalità reale oppure caratteristiche che la persona sente vicine a sé o che desidera esplorare.
Il mondo Furry appare inoltre particolarmente inclusivo nei confronti delle persone LGBTQ+, anche se naturalmente non tutti i Furry appartengono a queste categorie.
Alcune ricerche hanno inoltre riscontrato nel fandom una presenza relativamente elevata di persone neurodivergenti, comprese persone autistiche. Questo non significa che il Furry sia una conseguenza dell’autismo, né che tutti i Furry siano neurodivergenti. Può però essere, per alcune persone, un ambiente nel quale interessi particolari, creatività e modalità personali di espressione vengono accolti con maggiore apertura.
Anche la possibilità di utilizzare un personaggio, virtuale o fisico, può offrire ad alcuni adolescenti uno spazio relativamente protetto nel quale esplorare aspetti della propria personalità, della propria identità o del proprio modo di relazionarsi agli altri.
Alcune ricerche hanno inoltre evidenziato una maggiore esperienza di bullismo tra persone appartenenti al fandom rispetto alla popolazione generale. È quindi comprensibile che una comunità percepita come accogliente possa diventare importante per chi abbia avuto esperienze di esclusione o di emarginazione.
Questo, però, non significa che il Furry sia una forma di terapia o che tutti coloro che ne fanno parte abbiano alle spalle esperienze negative.
Un altro aspetto interessante è che la fantasia, in questo ambiente, non implica necessariamente una confusione tra fantasia e realtà. Una persona può divertirsi a interpretare un lupo, un drago o una volpe antropomorfa sapendo perfettamente di essere, nella realtà, un essere umano.
Proprio su questo punto il Furry è stato spesso vittima di stereotipi.
Il fenomeno è infatti storicamente accompagnato da un certo stigma e alcuni media lo hanno presentato quasi esclusivamente attraverso la dimensione sessuale.
Con l’esplosione dei social è comparsa inoltre un’altra frequente fonte di confusione: quella tra Furry e Therian.
Le due realtà possono apparire simili a chi le osserva dall’esterno, perché entrambe possono utilizzare maschere, code, zampe o altri elementi di estetica animale. Ma le motivazioni possono essere molto diverse.
In termini molto semplici, il Furry Fandom è soprattutto un interesse creativo e una comunità: la persona inventa o adotta un personaggio antropomorfo, lo disegna, ne costruisce la storia e può utilizzarlo nei giochi di ruolo o nelle interazioni sociali.
Il Therian, invece, descrive un’esperienza identitaria soggettiva nella quale una persona può sentire, in modi e con significati diversi, una particolare connessione con un animale non umano o identificarsi interiormente con esso. Le interpretazioni possono essere psicologiche, spirituali o semplicemente personali.
Per questo sarebbe sbagliato considerare Furry e Therian come sinonimi. I social, però, tendono inevitabilmente a mescolare le due estetiche, soprattutto quando vengono mostrati gli stessi accessori o comportamenti apparentemente simili.
E come dovrebbe comportarsi un adulto quando scopre che il proprio figlio, nipote o alunno è interessato al mondo Furry?
Probabilmente, prima di tutto, dovrebbe ascoltare.
Liquidare immediatamente la passione con espressioni come “è da matti” o “è una perversione” rischia soltanto di interrompere il dialogo e di spingere il ragazzo a chiudersi maggiormente nelle proprie comunità online.
Molti giovani che si avvicinano al fandom sviluppano competenze nel disegno digitale, nella sartoria, nella costruzione di accessori, nel montaggio video, nella scrittura e nella narrazione. Una passione può quindi diventare anche un’occasione per sviluppare capacità creative e tecniche.
Naturalmente, come accade in qualsiasi grande comunità virtuale frequentata da minorenni, esistono anche rischi concreti. Il problema non è necessariamente il fatto di essere Furry, ma l’esposizione a persone malintenzionate, truffe, cyberbullismo o contenuti non adatti all’età.
Per questo è importante insegnare ai ragazzi a proteggere la propria privacy, a non condividere con sconosciuti informazioni personali, indirizzo, numero di telefono, posizione geografica o altri dati che possano renderli facilmente identificabili.
L’interesse per il mondo Furry, di per sé, non è dunque necessariamente un campanello d’allarme. Se rimane un passatempo, una forma di creatività o uno spazio di socializzazione e non compromette la scuola, lo sport, le relazioni familiari e le amicizie nella vita reale, può rappresentare semplicemente una delle tante forme attraverso le quali un adolescente esplora se stesso e il proprio rapporto con gli altri.
Alla fine ho consigliato alla mia nipotina di suggerire ai Furry che conosce di tenere le “zampe” per terra e di evitare, quando possibile, “voli” troppo pindarici.
Ma forse la vera lezione l’ho ricevuta io.
Perché dietro maschere, code, fursona e personaggi antropomorfi ho scoperto soprattutto ragazzi che cercano creatività, amicizia, appartenenza e uno spazio nel quale esprimersi.
E ho capito ancora una volta che, quando si parla con i giovani senza pregiudizi, può capitare che siano proprio loro a insegnarci qualcosa.
Anche perché, a ben pensarci, siamo tutti animali. Solo che noi, biologicamente parlando, apparteniamo all’ordine dei primati.