(AGENPARL) - Roma, 28 Settembre 2026 - La sospensione dei collegamenti aerei tra Iraq e Iran sta mettendo Baghdad sotto una forte pressione politica e diplomatica. Il governo iracheno sta cercando di ottenere dagli Stati Uniti un’esenzione che permetta di ripristinare almeno alcuni collegamenti, mentre le forze politiche vicine a Teheran contestano la decisione e chiedono che l’Iraq mantenga aperti i propri aeroporti alle compagnie iraniane.
La vicenda nasce dalle sanzioni statunitensi contro il settore dell’aviazione iraniano. Il Dipartimento del Tesoro americano ha sanzionato 36 soggetti collegati all’aviazione iraniana, tra cui 27 compagnie aeree, avvertendo anche le società straniere che forniscono servizi ai vettori interessati. Il rischio riguarda attività come atterraggio, assistenza a terra e rifornimento degli aeromobili.
Di fronte alla possibilità che le sanzioni possano coinvolgere anche gli aeroporti e le società irachene che continuano a servire i voli iraniani, Baghdad ha scelto di sospendere i collegamenti. Najaf, ultimo grande scalo iracheno ancora collegato all’Iran, ha interrotto i voli il 25 settembre, mentre anche gli altri aeroporti hanno successivamente sospeso i collegamenti.
Il governo iracheno sta però cercando una soluzione. L’ufficio del primo ministro Ali al-Zaidi ha confermato i colloqui diretti con Washington per ottenere esenzioni limitate per alcuni aeroporti, soprattutto per consentire viaggi legati a cure mediche, istruzione, visite religiose e altre esigenze civili.
La questione ha un peso che va oltre il semplice traffico aereo. I collegamenti tra Iraq e Iran vengono utilizzati quotidianamente da studenti, pazienti, pellegrini e famiglie. Secondo l’ambasciatore iracheno a Teheran, Yasser Al-Hajjaj, circa 100.000 studenti iracheni frequentano istituzioni educative iraniane, mentre centinaia di migliaia di cittadini iracheni vivono in Iran. L’ambasciatore ha sottolineato che Baghdad considera la sospensione una situazione temporanea e sta lavorando per riportare il traffico aereo alla normalità.
Anche il volume dei viaggi rende la questione significativa. Secondo l’ambasciatore iraniano a Baghdad, Mohammad Kazem Al-e Sadeq, tra 12.000 e 13.000 persone viaggiano normalmente ogni giorno tra i due Paesi sulle compagnie aeree iraniane. La sospensione sta quindi incidendo non soltanto sui pellegrinaggi, ma anche sugli spostamenti legati a studio, cure mediche, lavoro e attività commerciali.
Per i pellegrini iraniani diretti in Iraq sono stati organizzati percorsi alternativi attraverso i valichi terrestri. Anche i passeggeri che avevano acquistato biglietti aerei possono convertire il viaggio in un trasferimento via terra e ottenere la restituzione della differenza di prezzo.
Il problema è diventato rapidamente anche una questione di politica interna irachena. Il Coordination Framework, il principale blocco parlamentare sciita, ha programmato un confronto con il premier al-Zaidi proprio sulla sospensione dei voli e sulle sue conseguenze politiche. Sul tavolo ci sono i rapporti con Teheran, le pressioni americane e le possibili conseguenze per il settore dell’aviazione iracheno.
Le forze politiche e armate vicine all’Iran hanno infatti contestato la sospensione. Secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa irachena, alcune fazioni hanno minacciato proteste negli aeroporti nel caso in cui i collegamenti non vengano ripristinati, mentre altre hanno accusato Washington di limitare la sovranità decisionale dell’Iraq.
Allo stesso tempo, Baghdad deve tenere conto del rischio economico legato alle sanzioni americane. Una fonte governativa irachena ha riferito di un avvertimento diretto da parte degli Stati Uniti: eventuali aeroporti, società o altre entità che continuassero a fornire servizi ai vettori iraniani sanzionati potrebbero essere esposti a misure punitive.
La situazione resta quindi particolarmente delicata. L’Iraq è stretto tra la necessità di evitare conseguenze economiche e finanziarie dalle sanzioni americane e l’esigenza di preservare i propri rapporti con l’Iran, con cui condivide importanti legami economici, religiosi e sociali.
Per il momento non è stata concessa un’esenzione generale. Anche per l’aeroporto di Najaf, che rappresenta uno dei punti più sensibili della vicenda, le autorità locali hanno chiarito che non è stata ancora autorizzata la ripresa dei normali collegamenti con l’Iran e non è stato fissato un calendario per la riapertura.
Baghdad continua intanto a dialogare sia con Washington sia con Teheran. L’obiettivo dichiarato dal governo iracheno è trovare una soluzione che consenta di ripristinare i collegamenti essenziali senza esporre gli aeroporti e il settore dell’aviazione alle sanzioni statunitensi.
La sospensione dei voli è così diventata un nuovo punto di pressione nei rapporti tra Iraq, Stati Uniti e Iran, con conseguenze che riguardano contemporaneamente diplomazia, economia, trasporti e politica interna irachena.
