(AGENPARL) - Roma, 11 Agosto 2026 - Si intensifica il confronto diplomatico tra Serbia e Albania sulla gestione del fiume Ibar (Ibër), dopo le dichiarazioni del presidente serbo Aleksandar Vučić sulla possibilità di modificare il corso del fiume e le successive reazioni delle autorità albanesi. Lo scambio di accuse ha coinvolto i ministri degli Esteri dei due Paesi e gli stessi capi di governo, riaprendo il dibattito sul Kosovo, sul diritto internazionale e sulla stabilità dei Balcani occidentali.
Il ministro degli Esteri serbo Marko Đurić ha respinto con fermezza le osservazioni avanzate dal ministro albanese per l’Europa e gli Affari Esteri Ferit Hoxha, sostenendo che Tirana non abbia alcun titolo per intervenire su una questione che riguarda esclusivamente la Serbia.
Secondo Đurić, l’Albania «non possiede alcuna base territoriale né idrologica» per esprimersi sulla gestione delle risorse idriche serbe, ricordando che il fiume Ibar non attraversa il territorio albanese. Il capo della diplomazia serba ha inoltre accusato Tirana di utilizzare la vicenda per distogliere l’attenzione dalla situazione dei serbi in Kosovo.
«La Serbia è uno Stato sovrano e deciderà autonomamente come gestire le proprie risorse naturali. L’Albania non prenderà queste decisioni, così come nessun altro al di fuori della Serbia», ha scritto Đurić sul social network X.
Il ministro ha inoltre criticato quello che ha definito il silenzio del governo albanese sulle presunte violazioni dei diritti della comunità serba in Kosovo, citando episodi di pressioni, confische e attacchi contro proprietà appartenenti ai serbi.
Vučić: «L’Ibar è una questione interna della Serbia»
Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente serbo Aleksandar Vučić, che ha definito le reazioni di Pristina e Tirana un tentativo di distogliere l’attenzione dalle difficoltà vissute dalla comunità serba in Kosovo.
Intervistato dall’emittente pubblica RTS, Vučić ha sostenuto che il dibattito sul fiume Ibar viene utilizzato per coprire, a suo dire, gli arresti, le intimidazioni e gli attacchi subiti dai serbi in Kosovo.
«Lo fanno per coprire i loro crimini contro il popolo serbo: arresti, maltrattamenti, vessazioni, demolizioni di case e aggressioni ai serbi solo perché sono serbi», ha dichiarato il presidente.
Vučić ha ribadito che la gestione del fiume rappresenta una questione interna della Serbia e non riguarda l’Albania.
Il presidente serbo ha inoltre rivelato di aver incaricato un gruppo di esperti, ingegneri e tecnici di valutare la possibilità di modificare il corso del fiume Ibar. Parallelamente ha annunciato un confronto con il capo di Stato Maggiore dell’Esercito serbo, Milan Mojsilović, dopo le informazioni relative a possibili cambiamenti nelle misure di sicurezza della KFOR nell’area del ponte principale di Mitrovica e del monastero di Visoki Dečani.
Secondo Vučić, Belgrado sarebbe intervenuta anche per impedire la riapertura al traffico del ponte principale sul fiume Ibar a Mitrovica, ritenendo la situazione ancora troppo delicata dal punto di vista della sicurezza.
Il presidente ha infine affermato che la Serbia continuerà a sostenere la popolazione serba del Kosovo attraverso strumenti politici, economici e diplomatici, definendo estremamente difficile la situazione della comunità serba.
Rama: «La Serbia ha perso il Kosovo, i fiumi seguono la geografia»
La replica del primo ministro albanese Edi Rama è arrivata attraverso un lungo messaggio pubblicato sulla piattaforma X.
Rama ha respinto le accuse provenienti da Belgrado, sottolineando che l’Albania non rivendica alcun territorio serbo e che il sostegno al Kosovo non deriva da un progetto di “Grande Albania”.
«Il Kosovo è uno Stato a sé stante. Gli albanesi del Kosovo hanno la loro Repubblica, le loro istituzioni e il diritto di determinare il proprio futuro», ha scritto il premier.
Rama ha aggiunto che «la Serbia ha perso il Kosovo» e che il territorio e le risorse naturali della Repubblica del Kosovo appartengono esclusivamente allo Stato kosovaro.
Riguardo al fiume Ibar, il primo ministro ha richiamato il diritto internazionale delle acque, ricordando che si tratta di un sistema idrico transfrontaliero.
«La Serbia è pienamente libera di gestire le risorse all’interno della propria giurisdizione. Ciò che non può sostenere è che le possibili conseguenze per un altro Paese si fermino magicamente al confine serbo. I fiumi hanno la scomoda abitudine di seguire la geografia piuttosto che le tattiche diplomatiche», ha affermato.
Nel suo intervento Rama ha inoltre dichiarato che i diritti della minoranza serba in Kosovo devono essere pienamente rispettati, così come devono essere tutelati il patrimonio culturale, la lingua e le proprietà della comunità serba.
Il premier ha concluso ribadendo che l’obiettivo dell’Albania resta quello di costruire una regione integrata nell’Unione Europea, fondata sul riconoscimento reciproco, sulla cooperazione e sul rispetto delle frontiere internazionalmente riconosciute.
Hoxha invita al dialogo
Anche il ministro albanese degli Affari europei e degli Esteri Ferit Hoxha ha replicato alle dichiarazioni del suo omologo serbo, scegliendo toni più concilianti.
In un messaggio pubblicato su X, Hoxha ha affermato di apprezzare il tono più moderato adottato da Đurić nella parte finale del suo intervento, sostenendo che il futuro dei Balcani occidentali debba essere costruito attraverso il dialogo, la fiducia reciproca e la cooperazione concreta.
«L’acqua è vita. Non ha passaporto, non legge le mappe politiche e non si ferma a chiedere da che parte del confine stia scorrendo», ha scritto il ministro.
Secondo Hoxha, anche se il fiume Ibar non attraversa l’Albania, qualsiasi iniziativa che possa compromettere la stabilità regionale riguarda tutti i Paesi vicini.
«Se domani qualcuno minacciasse di privare la Serbia dell’acqua che attraversa il suo territorio, l’Albania reagirebbe con la stessa fermezza. Non perché quell’acqua arriverebbe in Albania, ma perché una simile minaccia comprometterebbe la convivenza pacifica nella nostra regione», ha affermato.
Il ministro ha quindi invitato a evitare che le risorse naturali diventino strumenti di pressione politica, ribadendo che i fiumi dovrebbero «trasportare acqua e non minacce» e che il futuro dei Balcani occidentali dovrebbe essere quello di una regione pienamente integrata nell’Unione Europea.
Un nuovo fronte di tensione nei Balcani
Lo scambio di dichiarazioni evidenzia come la gestione delle risorse naturali possa rapidamente trasformarsi in un tema di confronto politico tra Belgrado, Pristina e Tirana. Al centro della disputa rimane il fiume Ibar, infrastruttura strategica sia per l’approvvigionamento idrico sia per la produzione energetica, ma anche simbolo delle persistenti divergenze sullo status del Kosovo.
Le posizioni delle parti restano profondamente distanti: da un lato Belgrado considera la questione esclusivamente interna e denuncia interferenze albanesi; dall’altro Tirana richiama il diritto internazionale, ribadisce il riconoscimento del Kosovo come Stato indipendente e invita a privilegiare il dialogo per evitare nuove tensioni nella regione.