(AGENPARL) - Roma, 22 Luglio 2026 - Il prossimo 30 luglio il Parlamento sarà chiamato a una decisione fondamentale che segnerà la dignità delle nostre istituzioni repubblicane. La Procura di Roma ha chiesto l'autorizzazione a utilizzare le chat tra l'ex sottosegretario Andrea Delmastro e l'indagato Caroccia, indispensabili per un procedimento penale che contesta reati gravissimi come l'intestazione fittizia di beni e il riciclaggio, con l'aggravante dell'agevolazione mafiosa. Di fronte a questa richiesta non ci sono zone d'ombra: o si sceglie di stare dalla parte della magistratura che contrasta la mafia, o si sceglie di piegare le prerogative parlamentari per erigere uno scudo protettivo attorno ad un amico di partito.
È inaccettabile che, a pochi giorni dalle commemorazioni per Paolo Borsellino, la maggioranza mostri questa palese mancanza di coerenza, cedendo alla paura di ciò che quelle conversazioni potrebbero svelare. Quale che sia il terrore che hanno per il contenuto di quelle chat, nulla può legittimare il blocco dell'attività di repressione contro la mafia. È ridicolo e ipocrita presentare emendamenti sulle intercettazioni in un ramo del Parlamento per venire incontro alle sollecitazioni della procura nazionale Antimafia, se nelle stesse ore nell'altro ramo del Parlamento si erge un muro di protezione per tutelare un fedelissimo. Dopo aver promesso, all'indomani del referendum perso per il No espresso da 15 milioni di italiani, che non avrebbe più coperto nessuno, Giorgia Meloni ci metta la faccia: il 30 luglio non ci sono alternative al voto a favore della richiesta della Magistratura per difendere la legalità e sostenere la lotta alla mafia.
Roma, 22 luglio 2026