(AGENPARL) - Roma, 29 Aprile 2026 - C’è una parola che risuona sgradevole nei corridoi di Palazzo delle Aquile: commissariamento. La Regione Siciliana ha dovuto nominare un commissario ad acta, il tecnico Giuseppe Petralia, per sbloccare il bilancio di previsione 2026-28 del Comune di Palermo, rimasto incagliato ben oltre il termine del 31 marzo. Non è un incidente di percorso. È la fotografia impietosa di un’amministrazione che galleggia.
Il sindaco Roberto Lagalla si trova intrappolato in una ragnatela di correnti, veti e manovre di palazzo che paralizzano qualsiasi decisione. Mentre la città aspetta, la giunta è orfana di un assessore e di un vicesindaco dopo l’addio di Giampiero Cannella, volato a Roma come sottosegretario alla Cultura. Il rimpasto si trascina da settimane, Lagalla temporeggia. Forse per trovare una soluzione più gradita. Forse semplicemente perché non riesce a decidere.
Questo è il nodo politico vero: un sindaco ostaggio delle sue stesse coalizioni. Sì due coalizioni, e incapace di imprimere una direzione autonoma all’esecutivo. Il commissariamento sul bilancio non è altro che l’effetto collaterale di questa paralisi. Prima del voto sul documento contabile, il Consiglio Comunale deve approvare una serie di atti propedeutici, il Dup, il piano delle alienazioni, il Pef Tari 2026, e tutto è fermo in attesa che si chiarisca la composizione della giunta. L’uovo e la gallina, in salsa palermitana. Certo, non mancherà chi minimizza. Si dirà che il commissariamento ha coinvolto altri trentuno comuni dell’hinterland palermitano, confermando una difficoltà diffusa dei municipi siciliani nell’approvare i documenti contabili nei tempi previsti. È vero. Ma Palermo non è Bolognetta o Roccamena, ho grande rispetto per questi due comuni. Palermo è il capoluogo di Regione, il banco di prova principale del centrodestra siciliano. Paragonarsi ai comuni più piccoli non è un’attenuante, è una resa. La mancata approvazione del Piano Urbanistico Generale era già stata una campanella d’allarme. Ora arriva il commissariamento sul bilancio. Quante altre campanelle devono suonare prima che qualcuno tragga le dovute conseguenze? Una città non può permettersi un’amministrazione che discute di poltrone mentre i conti restano bloccati, mentre la pianificazione urbanistica langue, mentre i cittadini aspettano risposte su trasporti, manutenzione, servizi. Lagalla ha governato fin qui in perenne equilibrio precario, cercando di accontentare tutti e di scontentare il meno possibile. Il risultato è che non ha accontentato nessuno e soprattutto non ha governato Palermo. Galleggiare non è amministrare. Sopravvivere non è guidare. Con le elezioni comunali all’orizzonte, il centrodestra dovrebbe avere il coraggio di un bilancio onesto: questa esperienza di governo ha fallito i suoi obiettivi di fondo. Non per dolo, forse, ma per incapacità strutturale di tenere insieme una coalizione litigiosa e di tradurre la politica in atti concreti per la città. È troppo chiedere un passo indietro? Probabilmente sì, nell’Italia in cui le dimissioni volontarie sono un’eccezione rarissima. Ma è la domanda giusta da porre. Palermo merita di più’. Cosi, sui suoi profili social, l’On Saverio Romano coordinatore politico di Noi Moderati
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