(AGENPARL) - Roma, 25 Marzo 2026 - Non c’è retorica sovranista che tenga quando l’aria manca e le mura trasudano abbandono. Dietro le sbarre non si canta l’inno italiano, e il motivo è di una semplicità atroce: perché in questo inferno non vince mai nessuno. Non vincono i detenuti, schiacciati in un assurdo 254% di sovraffollamento a Lucca o al 250% di San Vittore, e non vincono gli uomini e le donne della Polizia Giudiziaria, trasformati in ammortizzatori sociali di un fallimento politico senza precedenti. Entrambi sono i “truffati” dalle manovre di un Palazzo che, dopo il fragoroso No referendario al 54%, ha smesso anche solo di fingere di avere una soluzione. In questo scenario apocalittico, spicca la solitudine dorata di Carlo Nordio. Il Guardasigilli appare ormai come un fantasma tra i corridoi di via Arenula, incapace di una reazione che non sia il rifugio nel tecnicismo o l’evocazione dei suoi hobby e dei suoi studi. È un distacco che ferisce: mentre il Ministro fantastica di ritiri privati e dotte dissertazioni, nelle carceri italiane c’è un’umanità dolente che hobby non ne può avere. C’è chi conta i giorni per la libertà e chi conta le ore per la fine di un turno che è diventato un corpo a corpo con la disperazione che resta pericolosamente inascoltato. Una disperazione che si misura con un carrello di cibo che torna indietro pieno una, due, tre volte, spesso per la mancanza di terapie salvavita. Questo è l’inno che risuona negli istituti di pena. A pena si aggiunge pena. Il silenzio di Nordio non è eleganza, è la resa di chi non sa più parlare al Paese reale. Mentre le poltrone di Delmastro e Bartolozzi sono ancora calde, il Palazzo già lavora al rimpasto, ma chiamarla soluzione sarebbe un insulto. Sarebbe l’ennesimo errore aggiungere alla squadra quella che sarebbe a tutti gli effetti una seconda scelta di ripiego, chiunque sia, che non ha mai sentito l’odore della polvere e della ruggine delle sezioni detentive. È l’ora della persona giusta, empatica, sensibile e adatta a rimettere in piedi un carrozzone fermo da troppo tempo su un binario morto. Scegliere tecnici del diritto senza pancia significa confermare che per via Arenula la Giustizia è solo un calcolo di potere, non un dovere civile verso quelli che, lì dentro, sono diventati tutti ultimi. Oggi l’Italia che resiste è quella dei padiglioni dove non c’è spazio per camminare, ma c’è ancora la forza di denunciare. Il 54% di No al referendum ha certificato il fallimento di chi ha promesso ordine consegnando il caos. Nelle carceri l’inno non risuona, perché non c’è vittoria nel vedere uno Stato che punisce se stesso rinunciando alla propria umanità.
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